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Tentare di spiegare a parole cosa si intende fare rischia di essere fatica vana. Se però con le parole provi a lavorarci, allora devi affrontare il rischio dell’insufficienza.

E allora: ribalta, perché?

Perché se dalla tua prospettiva vedi un mondo che va al contrario hai due possibilità: o cominci a camminare sulle braccia per guardare al contrario a tua volta, o provi a mettere le cose nel verso che a te pare giusto. Camminare sulle braccia è difficile. E, anche per chi ci riesce, assai faticoso. E poi gli umani sono fatti per stare sulle gambe. Così, sarà difficile, ma è di gran lunga più agevole affrontare lo sforzo per tentare di rimetterle nel verso a te più consono, le cose: ribaltarle.

Siamo velleitari? Sì. Ma consci di esserlo. Abbiamo chiaro che l’obiettivo è superiore ai mezzi a disposizione per raggiungerlo. Se ce lo siamo dati, quell’obiettivo, è perché sappiamo che è un formidabile incentivo a progredire.

Siamo velleitari? Forse no. Perché siamo convinti che c’è un’umanità ampia che come noi vede il mondo al contrario. È a quell’umanità che ci rivolgiamo per unire i nostri pochi mezzi e tentare di diventare di più e più consapevoli. Quindi più forti per affrontare il mondo al contrario. Lo faremo sapendo che ribalta non è solo un imperativo, un’esortazione. Ribalta è anche la parte del palcoscenico più vicina alla platea. Lì, in primo piano, noi vogliamo mettere le persone e le pratiche che tentano di ribaltare le cose che stanno al contrario. Perché raccontarle, quelle persone e quelle cose, è dare loro più vita di quanta già ne hanno. E poi scansare chi occupa abusivamente la ribalta è già un tentativo di ribaltare.

Insomma, velleitari? Sì e no. Perché sappiamo che molto dipenderà da noi. Da quanto sapremo studiare, tentare di capire, incuriosirvi, renderci utili, legarci ad altri. E un po’ dipenderà da voi. Da quanti sarete a volervi dare una possibilità di mettervi comodi, a un certo punto della giornata, per leggere qualcosa che ha destato la vostra attenzione riparandolo dal mordi e fuggi della quotidianità on line. Dal vostro seguirci, se pensate che lo meritiamo. Dal vostro incalzarci, suggerirci, proporci ribalte da offrire. E dalla vostra voglia di ribaltare il mondo al contrario.

Ecco, per questo ci proviamo, pensando che valga la pena anche rischiare di risultare insufficienti.

(Il Cloud Gate, opera di Anish Kapoor all'interno del Millenium Park di Chicago, 
foto di Phil Roeder)
Ribalta
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  1. Michele Baldoni 4 marzo 2016 at 12:02

    Contento di aver letto un pensiero che si rifà grandemente e con alta convinzione ai miei, sono lieto di iniziare a seguire un portale che son convinto mi darà soddisfazione e voglia continua, rinnovata di credere proprio in ciò che avete descritto: velleitari no, l’obiettivo è raggiungibile. E’ necessario intercettare quanti vogliono perseguirlo assieme a voi. E siamo numerosi.

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    • Fabrizio Marcucci
      Fabrizio Marcucci 4 marzo 2016 at 15:19

      Benvenuto!

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  2. Stefania Alunni 7 marzo 2016 at 15:55

    Grazieeeee

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  3. francesca scatozza 5 aprile 2016 at 14:26

    Vi leggo molto volentieri! Sembra scriviate quello che non ho modo di scrivere io. E’ una vita che ribalto e più che insufficiente mi sono sentita sempre un po’ isolata. Inoltre i temi che trattate sono per di me fondamentale importanza e molto di rado i giornali più diffusi li trattano così “apertamente”. L’attenzione sul sociale che determina in modo così pesante il “personale” la apprezzo davvero tanto. E’ una visione originale nuova e profondamente leale anche dello scrivere

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    • Ugo Carlone
      Ugo Carlone 6 aprile 2016 at 14:03

      Grazie Francesca. Sentirsi dire “Sembra scriviate quello che non ho modo di scrivere io” è il miglior complimento che si possa ricevere. Da oggi sei un po’ meno isolata!

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