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Frida: quando pronunci un nome così, non c’è quasi bisogno di completarlo con il cognome, Kahlo. Già si ha in testa quel volto moro, quei capelli corvini, quelle sopracciglia. Di una donna che del proprio corpo ha fatto un oggetto d’arte, un percorso politico, un motivo di vita, visto anche quanto è stato martoriato, quel corpo.

Non è facile descrivere le sensazioni che si provano nello scorrere le cinque stanze del Museo delle Culture di Milano dedicate a lei. Quei colori accesi e quegli occhi così penetranti suscitano contemporaneamente tristezza e gioia di vivere, malinconia ed allegria, festa e lutto, canti e silenzi. Una fiera degli opposti dentro cui ci sta tutta la vita, tutte le nostre emozioni; uno spettro tra il batticuore e la riflessione che contiene la gamma quasi intera di ciò che un essere umano può provare. Forse questa specie di specchio riflesso delle emozioni è un po’ come il misto di bianco e nero delle foto e della grande quantità di colori dei quadri; una combinazione probabilmente involontaria da parte degli organizzatori, ma che rende bene l’idea, anche se non è che le foto siano angoscianti e i quadri rallegranti; anzi, sia le une che gli altri contengono tutta quella gamma.

Frida Kahlo nasce a Coyoacán, in Messico, nel 1907, figlia di un fotografo che le mette in mano pennelli e tavolozza in verticale sul letto, quando un bruttissimo incidente la costringe all’immobilità per un lungo periodo. Insomma, comincia a dipingere a rovescio, da sdraiata, contro la forza di gravità e ovviamente da autodidatta. Incontra poi Diego Rivera, conosciutissimo e carismatico pittore di murales, del quale si innamora e con il quale porta avanti una storia assai turbolenta, fatta di un doppio matrimonio e di svariati tradimenti. La pittura di Frida, “definita da un linguaggio personalissimo che fonde elementi surreali e naïf in atmosfere e immagini legate alla propria terra”, si concentra molto spesso sugli autoritratti, cioè le prime immagini che vengono in mente a chi la conosce, oggi. Muore troppo presto, nel 1954.

Molti suoi dipinti sono esposti nella mostra di Milano, ma ci sono anche le foto, come abbiamo detto. Ecco, le foto: più che i quadri, a colpire sono soprattutto quelle. Perché, stupende, mostrano Frida per ciò che era; riescono a far uscire fuori dalla cornice il suo sguardo dardeggiante, a restituire l’immagine di una donna (e di quel corpo) estremamente affascinante, pur nelle sue imperfezioni, anzi, proprio nelle sue imperfezioni; ci fanno conoscere un vero e proprio personaggio nella sua quotidianità, nella sua abitazione (la famosa Casa Azul), con i suoi cari, con gli animali, da ragazza, da donna adulta. Sono cariche di tutto quello che Frida poteva portare dentro di sé e che è riuscita ad esprimere e a regalarci.

Tantissima Frida, tantissima donna, tantissima arte, e vita. La mostra c’è ancora per tutto il mese di maggio, fino al 3 giugno: vale proprio la pena, fateci un pensiero.

 

Frida 1

 

Foto di copertina tratta da flickr.
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Ugo Carlone
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