Percorsi

Un quartiere bene comune

Turbazioni è un progetto che a cominciare da un parco, sta tentando di riqualificare un’intera area cittadina che rischiava di piegarsi su se stessa. A partire dal concetto di bene comune

“Siamo destinati a vivere in comunità”. Laura cita Aristotele col sorriso che le sfiora le labbra. E poggia con levità un concetto che cozza aspramente con la filosofia della chiusura che sembrerebbe espandersi come un’epidemia: la chiusura dei confini e quella delle aree condominiali che vengono transennate per garantire posti auto, i numeri chiusi all’università e negli asili nido. Quella che Laura Travaglia descrive insieme a Riccardo Fanò è proprio il contrario della chiusura: è un’apertura che ha visto il primo passo lo scorso anno, e che si appresta a tentare il salto di qualità per l’estate che viene, quella del 2020.

L’epicentro del lavoro che stanno compiendo Laura come community manager e Riccardo come coordinatore del progetto, insieme ai tanti e alle tante che hanno deciso di spendersi nell’impresa, è un’area che nel volgere di pochi anni ha subìto un vero e proprio cambio di connotati: prima borgo cittadino per eccellenza in cui vivevano famiglie radicate da generazioni in città; poi area universitaria, con i vecchi appartamenti che venivano dati agli studenti dalle famiglie storiche che si spostavano nelle abitazioni più comode in periferia pagandosi la rata del mutuo con l’affitto garantito dai frequentatori dell’Università; poi, con la crisi delle iscrizioni all’ateneo, quella di identità del quartiere, con fenomeni di abbandono, spaccio e di messa ai margini di una zona che, per capire di cosa stiamo parlando, si era guadagnata la definizione di “Borgo d’Oro”. Ora il tentativo di ripresa, nonostante uno studio del Comune di Perugia segnali che nelle aree centrali della città il 24% della case (una su quattro) rimane vuoto.

Di epicentro è corretto parlare perché la scossa di Turbazioni – il nome del progetto – coinvolge in prima battuta la zona di corso Garibaldi a Perugia, il Borgo d’Oro di cui stiamo parlando, ma si irradierà a partire da quest’anno anche a Terni – capoluogo dell’Umbria del sud – e a Magione – comune adagiato sul lago Trasimeno – dove Turbazioni ha avviato collaborazioni per la disseminazione di buone pratiche con l’aiuto di Ancescao e Doremilla, associazioni che hanno raccolto l’input venuto da Perugia.

L’epicentro, dicevamo, e l’irradiazione delle vibrazioni positive. Ma la scossa originaria è partita dal Parco Sant’Angelo, un’area verde a terrazzamenti con tanto di piccolo anfiteatro che nel tempo era rimasta sempre meno utilizzata e della quale un’associazione di quartiere, “Vivi il borgo”, si è per anni accollata le spese di gestione e mantenimento. Accollata, sì. Perché lo strumento utilizzato dagli uffici comunali nel rapporto con “Vivi il borgo” è stato per anni quello della convenzione, con l’associazione a provvedere alle spese di manutenzione e per le varie utenze, e il Comune più o meno alla finestra. Quello che invece Turbazioni sta facendo passare è il concetto di “Patto di collaborazione”. Può sembrare una disputa solo terminologica, ma la questione è tutta di sostanza. Quello che i ragazzi di Turbazioni stanno tentando è una trasformazione di quell’area e non solo in un bene comune. Cioè in un appannaggio né pubblico né privato, bensì di tutti coloro che lo vogliano utilizzare in maniera comunitaria, ossia senza nuocere a persone o cose e valorizzando iniziative ludiche, ricreative e culturali aperte al più ampio spettro di utenza possibile. Col patto di collaborazione Comune e cittadini sono sullo stesso piano, e l’ente deve fare la sua parte per garantire il godimento del bene e la sua messa in sicurezza, non limitarsi a darlo in concessione.

Così a corso Garibaldi e nell’adiacente Parco Sant’Angelo la bella stagione del 2019 è stata quella della messa a dimora dei semi dei beni comuni, che hanno prodotto i primi fiori dai nomi strani: 15 salvadanai di quartiere, 6 notti brave, e poi cene di piazza, articoli di giornale, eventi e concerti che hanno fatto tornare a splendere il Borgo d’Oro. I ragazzi di Turbazioni hanno innescato una campagna di crowdfunding che non è stata solo una raccolta di fondi ma “un intessere relazioni”, dice Laura, che l’ha curata in prima persona. Si sono visti commercianti e residenti magari sulle prime scettici tornare a spendersi per rianimare il Borgo. E il risultato sono stati cinquemila euro raccolti che nella prossima bella stagione, quella del 2020, contribuiranno a fare del Parco un punto di riferimento cittadino. Riccardo snocciola le idee che nell’inverno si sono trasformate in progetto: chiosco, area bimbi, galleria a cielo aperto per giovani artisti, un festival di radio indipendenti, percorsi didattici, area relax; e ancora: incontri, concerti, appuntamenti culturali di varia natura. Come si addice a un bene comune alla cui gestione partecipano soggetti della natura più varia che vogliono una fruizione più aperta possible. Turbazioni sta in qualche modo contribuendo a mettere a sistema quello che nel Borgo d’Oro si muoveva in maniera molecolare: da chi faceva l’orto urbano ai gestori di ristoranti “etnici”, dalle associazioni di quartiere ai residenti che si erano ritirati a vita privata e chiusi in casa. Ora si continua a lavorare come si faceva prima, ma con frutti più visibili, con l’idea di stare meno soli e con esiti che moltiplicano e amplificano gli sforzi di ognuno. E con l’idea che il quartiere è il tuo che lo vivi, il tuo che sei di questa città, il tuo che decidi di passarci semplicemente una serata. Delle persone comuni, insomma, non dei grandi interessi con tanti soldi e la voglia di farne ancora di più speculandoci sopra.

Le vibrazioni positive del progetto e l’apertura alla progettazione di comunità hanno portato qui studenti universitari che hanno chiesto alle persone del posto come avrebbero voluto il loro quartiere, hanno tirato fuori le loro idee e le hanno tradotte nero su bianco restituendole al quartiere e facendolo così specchiare su una superficie nuova: quella del si può fare. Quella che invita alla riappropriazione degli spazi per restituirli alla vita per tutte e tuttì, non per qualcuno e basta.

Così la primavera-estate 2020 vedrà sbocciare il nuovo Parco Sant’Angelo, quello di tutte e tutti. E vedrà germogliare cose nuove a Magione e al quartiere Polymer di Terni, dove Doremilla e Ancescao tenteranno innesti di buone pratiche col polline in arrivo da Perugia. “In due anni sono stati fatti passi da gigante”, mi dicono Riccardo e Nicoletta Germani, presidentessa di “Ya Basta!”, l’associazione che è stata un po’ l’innesco di Turbazioni, ripercorrendo i primi vagiti di un progetto che li ha visti calare un po’ come degli alieni in un quartiere che negli anni si era fatto contaminare da quel cinismo che rischia di portare alla rassegnazione. Poi invece le persone hanno capito che quella di Turbazioni poteva essere un’occasione per tutte e tutti. E l’hanno colta. Così oggi tutti, dal ristoratore africano alla residente storica che ha battagliato per anni per avere una fontanella di acqua pubblica nel parco, sentono di lavorare per una prospettiva che li unisce, quella dei beni comuni; che non sono né privati né pubblici, ma di tutti. E riescono a propagare vibrazioni positive, come un terremoto al contrario, che riedifica laddove si è raso al suolo. Come un’apertura, che è il contrario della chiusura.

Nella foto, un concerto all’interno del Parco Sant’Angelo

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