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Un azionariato popolare per la gestione dell’acqua a Terni

"Abbiamo un’idea nuova da proporre alla città. Un’idea forte da discutere con chi è interessato al presupposto che l’acqua, fonte di vita, è il bene comune per eccellenza e come tale va gestita. Vogliamo proporre il modello dell’azionariato popolare. Un azionariato diffuso e non concentrabile, con un massimo del 3% di azioni, in grado di portare la liquidità necessaria per ASM senza svendere nulla e di durata temporanea. Uno strumento di democrazia e partecipazione diretta della cittadinanza alle scelte strategiche della più importante municipalizzata locale". La proposta del Comitato No Inceneritori di Terni.

Fermiamoci un attimo, o meglio fermiamoli un attimo e ragioniamo. Il consiglio comunale di Terni della scorsa settimana avrebbe dovuto ratificare il passaggio di quote SII (la società consortile per azioni che gestisce l’acqua) ad ACEA. Un passaggio che, secondo il Sindaco, ha solo lati positivi ma che, fortunatamente, un consiglio debole ed in evidente difficoltà non è riuscito a votare per mancanza del numero legale.

Sono anni che continuiamo a dire no alla scriteriata gestione dei rifiuti, dove piani regionali alternano discariche ormai sature a inceneritori di “nuova generazione”, sempre in attesa di nuovi rifiuti da poter bruciare. Sono anni che lo facciamo non limitandoci a dire no, ma proponendo pratiche concrete di gestione pubblica e di partecipazione collettiva, come nell’esempio Contarina: eccellenza pubblica di gestione dei rifiuti in Veneto, che abbiamo sempre proposto e che continueremo a riproporre in ogni sede. Una gestione pubblica capace di funzionare sia nel raggiungimento dei fini (trasformando i rifiuti da problema ad occasione per creare lavoro e ricchezza), che nell’utilizzo dei mezzi (raccolta differenziata spinta e riciclo).

Il nostro impegno non si limita al contesto specifico degli inceneritori, ma riguarda più in generale la difesa del nostro territorio dalle scellerate tendenze di privatizzazione, che senza colore di sorta, sembrano piacere tanto alla destra quanto alla sinistra. La nostra è in primo luogo una partecipazione attiva, di donne e uomini che non si arrendono alle logiche conclusioni di una politica troppo spesso “commissariata” dai poteri forti. Una politica né libera né in grado di sviluppare una strategia di lungo periodo per immaginare qualcosa di diverso rispetto alle solite ricette dettate da una finanziarizzazione sempre più spinta.

Proprio per questo, anche sulla vicenda SII-ACEA, di fronte all’evidente debolezza di un Comune incapace di scegliere, se non solo guardando a chi porta più soldi in cassa, abbiamo un’idea nuova da proporre alla città. Un’idea forte da discutere con chi è interessato al presupposto che l’acqua, fonte di vita, è il bene comune per eccellenza e come tale va gestita. Il solito ritornello che bisogna privatizzare perché il pubblico non funziona nasconde una verità scomoda per la politica: cioè che ci sono stati e ci sono amministratori che sono riusciti a creare debiti e a non produrre ricchezza in mercati “protetti”; mercati in cui il rischio di non guadagnare è praticamente inesistente. E così invece di cambiare i piloti che non sanno guidare, svendiamo la macchina che è l’unica cosa a funzionare.

Dopo aver letto i bilanci del SII e dell’ASM, vogliamo proporre un modello che già in altri settori ha trovato ampia applicazione: quello dell’azionariato popolare. Un azionariato diffuso e non concentrabile (con un massimo del 3% di azioni), in grado di portare la liquidità necessaria per ASM senza svendere nulla. Un azionariato di durata temporanea (5 o 10 anni), che al termine del periodo concordato vedrà il Comune o L’ASM pubblica ricomprare le quote a un prezzo non inferiore a quello pagato. Uno strumento di democrazia e partecipazione diretta della cittadinanza alle scelte strategiche della più importante municipalizzata locale. Un azionariato non speculativo e consapevole, in grado di ridare tranquillità finanziaria nel breve periodo e di avviare una gestione comune per il lungo periodo.

Pensiamo che per una volta la nostra città possa essere apripista di un laboratorio di sviluppo concretamente diverso ed innovativo. L’acqua, come anche i rifiuti, altro non sono che componenti fondamentali del territorio che viviamo; un territorio devastato dall’invasività industriale, dalla mala gestione politica e dal disinteresse di troppi cittadini. Oggi abbiamo l’occasione di poter riprendere in mano il riscatto socio/ambientale di un territorio al tappeto; oggi abbiamo l’opportunità di tracciare le linee guida per i prossimi decenni. Facciamolo insieme allora, perché anche il nostro futuro è un bene comune.

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