Roma cerca casa

La situazione abitativa a Roma è drammatica: decine di migliaia di aventi diritto all’alloggio popolare, un centinaio di occupazioni e una cifra indefinibile di senzacasa. Ma qualcosa si può fare: riconvertire a uso abitativo le cubature pubbliche inutilizzate, acquistare edilizia privata invenduta (acquisendola al patrimonio immobiliare pubblico), sostenere l’auto-recupero di spazi abbandonati e, in ultima istanza, ricorrere alla requisizione di edifici privati lasciati intenzionalmente vuoti. Occorrerebbero, ovviamente, volontà politica e investimenti.


Quando il “decoro” viene messo a reddito

“Perché sdraiarsi su una panchina sarebbe indecoroso e incivile? Perché una persona civilizzata non lo farebbe. Perché una persona civilizzata non lo farebbe? Perché è indecoroso e incivile. Tutte le apparenti spiegazioni si alimentano (e quindi si annullano) a vicenda, e il residuo che lasciano è solo la sagoma del noi che si arroga il diritto di scacciare loro, gli altri”. È quello che scrive Wolf Bukowski in “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro”, di cui pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore Alegre, la parte finale, quella relativa alla “messa a reddito del decoro”.


Il “controllo di vicinato” non ci libera dall’insicurezza. Anzi.

Pensare di risolvere il problema dell’insicurezza puntando sulla collaborazione tra cittadini organizzati e istituzioni non ne rimuove le cause e crea nuovi ambiti di ingovernabilità. Bisogna invece intervenire con politiche pubbliche integrate sul versante del contrasto alle diseguaglianze e dei modelli di sviluppo urbano.


Rigenerare gli spazi pubblici. Capovolgere la prospettiva

Gli spazi pubblici sono considerati appannaggio di una maggioranza immaginata, confusi col decoro. Ci sono decine di esperienze, diverse l’una dall’altra, che testimoniano però una cosa sola: come il rafforzamento di una comunità passa dal riappropriarsi collettivamente dei suoi spazi, a partire dalla loro progettazione, e viverli


Le reti sociali “fanno” sicurezza

Cosa rende uno spazio insicuro? Quanto conta nella percezione della sicurezza cosa si è e come si è inseriti in un contesto? Se si può fare riferimento a reti sociali oppure no? Se si sente uno spazio come proprio o ci si sente sradicati? La sicurezza è un insieme di fattori, e attiene alla stessa progettazione delle città, ma viene vista nella sua accezione più superficiale, cioè militare, che è anche la meno efficace per risolvere i problemi, anche se porta consensi a chi ne fa materia di propaganda


2019. Odissea nello spazio (pubblico)

Dalla “teoria del vetro spaccato” e dalla “tolleranza zero” prendono corpo strategie che confondono concettualmente la lotta al crimine con la repressione di comportamenti disturbanti o non omologati ai canoni dominanti e con l’esclusione dagli spazi pubblici di chi causerebbe il “degrado”. Nella migliore delle ipotesi, è solo mettere la (presunta) polvere sotto il tappeto. Nella peggiore, è la via verso la riconfigurazione radicale degli spazi pubblici per finalità che non lo sono