L’invidia sociale è una brutta bestia

L’invidia sociale prende corpo tra lo scarto tra ciò che si è (e si ha) e ciò che si vorrebbe essere (e avere), paragonandosi agli altri. Uno stato d’animo legato alla frustrazione e all’insoddisfazione, dovute anche a cause economiche ben precise, visto che impoverirsi o non trovare sbocchi non fa certo stare bene. Ma il risentimento per la felicità altrui, percepita spesso come immeritata e accompagnato dal desiderio che l’altro perda qualcosa e si abbassi al proprio livello, ha effetti socialmente deleteri


Non ci sono più le “banche dell’ira” di una volta

Le “banche dell’ira”, per Peter Sloterdijk, sono delle “istituzioni” politiche che incanalano e mettono a valore risentimento ed emozioni simili. In passato, questo compito è stato svolto, per esempio, dalla Chiesa, dalla Rivoluzione Francese, dal movimento comunista. Ma oggi? Il populismo è una “banca dell’ira”? O somiglia di più a una di quelle società finanziarie aggressive, che prestano i soldi in due minuti, ma con tassi di interesse stratosferici e che poi ti fanno fallire?