Riusciamo ancora a “stare insieme”?

“Chi fa da sé, fa per tre”, recita l’adagio. Oggi però scontiamo le conseguenze di tutto ciò che si è fatto allargando e stirando fino all’esagerazione quell’adagio. C’entrano i cambiamenti sociali, certo, ma c’entra anche il tipo di modello economico in cui viviamo e i “valori” che veicola. Eppure, in teoria, non siamo così individualisti ed egoisti come troppo spesso sembriamo.


L’incertezza nel futuro in pandemia: come affrontiamo il domani?

La sequenza logica parla chiaro: il futuro è una necessità per l’uomo; ma, da diversi decenni, per molti individui è diventato confuso, incerto e fonte di pericoli, più che di speranza; la crisi del 2008 ha aggravato questo fenomeno; la pandemia sta facendo ingranare un’ulteriore marcia in più. Conseguenza: l’ottimismo sull’avvenire sta diminuendo, dati alla mano. Su questo, le politiche pubbliche possono fare moltissimo.


Per sostenere il “comun fato”: ripartire, diversamente

“La vita è una lotta, non è una gara”, scrive il Prof. Salvatore Cingari in questa bellissima lettera agli studenti dell’Università per Stranieri di Perugia: “Se questa traversia potrà far maturare l’idea di ripartire in un altro mondo possibile, essa potrà essere anche un’opportunità per affrontare diversamente la nostra fragilità: non bisogna competere l’un con l’altro, ma – come cantava il Poeta – confederarsi per sostenere il comun fato”.



Com’era il disagio economico prima del coronavirus

La crisi da pandemia si sta abbattendo soprattutto su coloro che già prima dell’emergenza stavano economicamente male o malissimo. Ecco perché servono misure di sostegno al reddito strutturali e permanenti: se un corpo già debilitato per una malattia viene investito da un’altra, probabilmente più grave, senza essere curato, rischia di non sopravvivere.


“Un’isola di certezza”. Il reddito per tutti nella pandemia

Da quando è scoppiata la pandemia, si sono moltiplicati articoli e prese di posizione a favore del Reddito di Base Incondizionato, una misura che garantirebbe a tutti risorse sufficienti per vivere dignitosamente, senza nessun obbligo. Visto che ci siamo occupati spesso del tema, in questo articolo cercheremo di dare conto del dibattito in corso. Banalmente, si dice che i rischi vanno trasformati in opportunità: oggi è il caso di dirlo più forte.



L’invidia sociale è una brutta bestia

L’invidia sociale prende corpo tra lo scarto tra ciò che si è (e si ha) e ciò che si vorrebbe essere (e avere), paragonandosi agli altri. Uno stato d’animo legato alla frustrazione e all’insoddisfazione, dovute anche a cause economiche ben precise, visto che impoverirsi o non trovare sbocchi non fa certo stare bene. Ma il risentimento per la felicità altrui, percepita spesso come immeritata e accompagnato dal desiderio che l’altro perda qualcosa e si abbassi al proprio livello, ha effetti socialmente deleteri


Verso il reddito di base e oltre

Dopo l’approvazione del Reddito di Cittadinanza, è necessario aprire sentieri nuovi: è possibile un Reddito di Base Incondizionato anche in Italia? Si potrebbero avviare forme sperimentali o solo per alcune categorie? È necessario un più ampio dibattito? Queste sono sono alcune delle domande che il Bin Italia vuole affrontare nell’incontro che si terrà Sabato 18 Gennaio, a Roma. Ne pubblichiamo il documento di base.


La mia voce conta? La “gente” trascurata e la sfiducia nella democrazia

Una delle ragioni del successo dei populisti di destra un po’ in tutto il mondo è che la politica tradizionale (leggi: i partiti ascrivibili alla cornice liberaldemocratica) e la “gente che conta” sembrano non ascoltare le reali esigenze delle persone. Che siano sordi ai bisogni, alle paure, ai problemi, a quello che succede nella vita quotidiana della maggioranza della gente comune. Non si può certo dire che su questo chi si ribella ai partiti storici abbia torto, anzi. Il problema è il tipo di risposta che si dà a disagi (reali o percepiti, poco importa) vissuti davvero sulla pelle (e nella psiche).



Tutti arrabbiati. Ma ognuno per sé e non insieme

Il sentimento solidale che ci lega insieme si sta sgretolando e sono esplosi i fenomeni di rabbia e rancore. Colpa dell’aumento delle disuguaglianze? Non solo: c’è anche un modo “soggettivo” in cui queste vengono vissute, che non è “né di destra, né di sinistra”. Le differenze sociali hanno cambiato natura e si sono moltiplicate e “individualizzate”, prendendo la forma della discriminazione. Ognuno vuole essere riconosciuto nella sua singolarità; una rivendicazione legittima, ma molto difficile da soddisfare, anche perché non traducibile in programmi politici comuni


Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo welfare

Pubblichiamo di seguito l’Introduzione al libro “Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo welfare”, di Ugo Carlone. Un testo frutto di diverse riflessioni fatte all’interno del progetto Ribalta e che ne rispecchia spirito, idee e prospettive. Dalla quarta di copertina: “Abbiamo bisogno di protezione, di un ombrello che ci ripari. Lo stato sociale ha permesso a milioni di individui di risollevarsi dalla miseria e uscire dalla povertà. Ma occorre rilanciare: se si vuole un recupero del welfare, bisogna muoversi come farebbe il cavallo negli scacchi: in avanti e lateralmente, nello stesso tempo. Il reddito per tutti è un passo in avanti, perché espande la protezione in senso realmente universale, e uno laterale, perché non richiede obblighi e contropartite. Basta un cuore che batte”.


Quanto giocano (d’azzardo) gli italiani?

Secondo i dati dell’Istat, un italiano su tre gioca. Scommettono di più i maschi, chi ha un’età centrale, chi abita al Sud e nei centri urbani più grandi e chi sta peggio come condizione professionale. E molti giovani maschi (che magari non lavorano o lavorano male) giocano a video-poker e slot machine. Insomma, le disuguaglianze contano anche qui.