Tutti arrabbiati. Ma ognuno per sé e non insieme

Il sentimento solidale che ci lega insieme si sta sgretolando e sono esplosi i fenomeni di rabbia e rancore. Colpa dell’aumento delle disuguaglianze? Non solo: c’è anche un modo “soggettivo” in cui queste vengono vissute, che non è “né di destra, né di sinistra”. Le differenze sociali hanno cambiato natura e si sono moltiplicate e “individualizzate”, prendendo la forma della discriminazione. Ognuno vuole essere riconosciuto nella sua singolarità; una rivendicazione legittima, ma molto difficile da soddisfare, anche perché non traducibile in programmi politici comuni


Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo welfare

Pubblichiamo di seguito l’Introduzione al libro “Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo welfare”, di Ugo Carlone. Un testo frutto di diverse riflessioni fatte all’interno del progetto Ribalta e che ne rispecchia spirito, idee e prospettive. Dalla quarta di copertina: “Abbiamo bisogno di protezione, di un ombrello che ci ripari. Lo stato sociale ha permesso a milioni di individui di risollevarsi dalla miseria e uscire dalla povertà. Ma occorre rilanciare: se si vuole un recupero del welfare, bisogna muoversi come farebbe il cavallo negli scacchi: in avanti e lateralmente, nello stesso tempo. Il reddito per tutti è un passo in avanti, perché espande la protezione in senso realmente universale, e uno laterale, perché non richiede obblighi e contropartite. Basta un cuore che batte”.


Quanto giocano (d’azzardo) gli italiani?

Secondo i dati dell’Istat, un italiano su tre gioca. Scommettono di più i maschi, chi ha un’età centrale, chi abita al Sud e nei centri urbani più grandi e chi sta peggio come condizione professionale. E molti giovani maschi (che magari non lavorano o lavorano male) giocano a video-poker e slot machine. Insomma, le disuguaglianze contano anche qui.



Le reti sociali aiutano. Ma sono disuguali (e di meno)

Perché le reti sociali contano così tanto per il benessere? Che tipo di aiuti ci si può aspettare da chi fa parte delle nostre cerchie? Domande a cui cerca di rispondere il Rapporto annuale 2018 dell’Istat, da cui emergono disuguaglianze anche su questo versante; e il fatto che (a sorpresa?) in Italia le reti di sostegno sono meno presenti rispetto alla media europea.




Le persone in concreto, cioè la democrazia

È vero che moltissimi sono a loro agio con i valori di destra, e molti sono proprio fascisti; ma sono tantissimi quelli “attratti da quei partiti perché avvertono che nessun altro ha a cuore i loro problemi”. Se fosse disponibile un linguaggio differente, “molte persone potrebbero vivere e affrontare la loro situazione in maniera diversa e unirsi alla lotta progressista”. L’analisi di Chantal Mouffe nel suo ultimo libro, “Per un populismo di sinistra”.



L’età del pensiero breve

In questo inizio di millennio, spesso, soprattutto nelle discussioni sui social, ci viene chiesto quale sia la nostra soluzione concreta per affrontare problemi epocali che interessano vari strati della popolazione e che possono essere problemi sistemici. Elemento preesistente nelle discussioni politiche da quando ho memoria, ma che si manifesta con tratti di novità. Dico “possono […]


Rabbia, rancore, risentimento

Da mali sociali a leve per il progresso?

Siamo, in parecchi (chi più, chi meno), arrabbiati, rancorosi, sfiduciati. E contribuiamo a fertilizzare il terreno su cui poi semina e raccoglie consensi gente come Trump o Salvini. Ma da dove origina questo risentimento? Cosa c’è sotto? E, magari, non potrebbe essere convertito in qualcosa di diverso e di positivo?


Il lavoro, oggi/3.

Precari, e così sia?

Luciano Gallino scriveva che il rapporto di impiego odierno si è destrutturato e frammentato in maniera degradante, al punto da far parlare, più recentemente, di uberizzazione del lavoro. Come abbiamo scritto nelle due puntate precedenti del nostro viaggio sul “tema dei temi” della società contemporanea (qui e qui), il lavoro, oggi, per troppi, non c’è […]



Il lavoro, oggi/2.

Aiuto, le macchine!

Seconda puntata del nostro viaggio nel “tema dei temi”, quello del lavoro. Nella prima, abbiamo scritto che il lavoro, oggi, o non c’è, o è precario, o non basta ad arrivare a fine mese o è troppo; e che, in aggiunta, non è più un fattore di identificazione personale, o perlomeno non lo è come […]