Cosa significa essere sgomberati

“Immaginate che gli sgomberati siate voi. Pensate alle parole che utilizzereste per spiegare a vostro figlio quanto sta accadendo. Di dovergli spiegare, con le parole degli adulti, che le stanze sistemate e quel cesso accroccato, che nella sua immaginazione di bambino sono comunque una casa, il giorno dopo non ci saranno più. Immaginate anche che il giorno dopo, di dove dormi te, la tua famiglia, i tuoi amici, tuo figlio non frega più niente a nessuno”.


Quando il “decoro” viene messo a reddito

“Perché sdraiarsi su una panchina sarebbe indecoroso e incivile? Perché una persona civilizzata non lo farebbe. Perché una persona civilizzata non lo farebbe? Perché è indecoroso e incivile. Tutte le apparenti spiegazioni si alimentano (e quindi si annullano) a vicenda, e il residuo che lasciano è solo la sagoma del noi che si arroga il diritto di scacciare loro, gli altri”. È quello che scrive Wolf Bukowski in “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro”, di cui pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore Alegre, la parte finale, quella relativa alla “messa a reddito del decoro”.


Il “controllo di vicinato” non ci libera dall’insicurezza. Anzi.

Pensare di risolvere il problema dell’insicurezza puntando sulla collaborazione tra cittadini organizzati e istituzioni non ne rimuove le cause e crea nuovi ambiti di ingovernabilità. Bisogna invece intervenire con politiche pubbliche integrate sul versante del contrasto alle diseguaglianze e dei modelli di sviluppo urbano.


Rigenerare gli spazi pubblici. Capovolgere la prospettiva

Gli spazi pubblici sono considerati appannaggio di una maggioranza immaginata, confusi col decoro. Ci sono decine di esperienze, diverse l’una dall’altra, che testimoniano però una cosa sola: come il rafforzamento di una comunità passa dal riappropriarsi collettivamente dei suoi spazi, a partire dalla loro progettazione, e viverli


Il marketing del decoro

Il caso Terni

La teoria pratica dei “decoratori istituzionali”: traffico in tilt e buio ovunque, ma bici nelle rastrelliere e skateboard in cantina, secondo un’ordinanza (poi ritirata). È una questione di ordine (e disciplina)


Caminetti, accattonaggio

E tanta ipocrisia

In Umbria una delle battaglie ricorrenti tra le varie municipalità è la conquista della centralità geografica più o meno certificata dell’Italia, i più arditi tra i campanilisti, folgorati sulla strada maestra della globalizzazione, pretendono financo di essere il centro del mondo. Di questi giorni due notizie opposte nel dispiegarsi ma simili nella genesi tengono due […]