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Spesa Sospesa: associazionismo di quartiere e solidarietà oltre l’emergenza

La pandemia ha incrementato il divario sociale e la povertà, ma ha stimolato anche risposte solidali, potenziando (quasi per paradosso) la vita di quartiere e la coesione. Il racconto dell'esperienza delle associazioni Borgo Bello e Banca del Tempo a Perugia.

Dalla cooperazione tra le associazioni Borgo Bello e Banca del Tempo di Perugia, attraverso un sentire comune, è nata, ormai da più di un anno, l’iniziativa solidale “Spesa Sospesa”, in risposta all’impatto negativo che la pandemia ha generato sul piano socioeconomico. Di fronte a tanta improvvisa difficoltà, la comunione d’intenti tra le associazioni è stata immediata e in meno di 24 ore l’organizzazione ha preso il via. Residenti, commercianti e amici del quartiere conosciuto come Borgobello, si sono attivati, guidati dalla storica spinata solidale che da sempre contraddistingue le due realtà associative.

Borgo Bello e Banca del Tempo

Per poter spiegare questa iniziativa, è necessario partire dal racconto della storia e delle caratteristiche salienti di queste due associazioni di quartiere, che tanto hanno contribuito alla trasformazione fisica e sociale di alcune zone della città. In primis, l’associazione Borgo Bello, che, attraverso una vocazione fortemente sociale, ha fatto da apri-fila in tema di rigenerazione urbana a Perugia. Questa realtà nasce dall’idea di uno dei suoi storici fondatori ed ex presidente Orfeo Ambrosi, secondo cui “è soprattutto nei momenti di crisi che non ci si può chiudere nei propri spazi”. Sull’onda di questo spirito si sono riuniti di fronte ad un notaio 9 commercianti e 4 residenti della zona di Corso Cavour e Borgo XX Giugno, dando vita, nel 2005, all’associazione Borgo Bello. Che oggi conta circa 300 soci ed ha favorito la rivitalizzazione del quartiere e con essa una notevole residenzialità di ritorno, riuscendo così in una vera e propria impresa contro l’abbandono del centro storico. Ispirando, inoltre, l’attivazione di tante altre associazioni di quartiere legate alla promozione del centro città.

La’associazione Banca del Tempo (BdT) questa nasce invece nel 2018 come spazio di solidarietà, dove si utilizza il tempo anziché il denaro. Il suo primo sportello ha riaperto nel capoluogo umbro dopo venti anni dal primo esperimento condotto dall’allora assessore alle Politiche Sociali del Comune di Perugia, la scrittrice Clara Sereni, a cui è stata intitolata la sede in Via Bonfigli 8. Il suo intento è quello di promuovere lo scambio di tempo tra soggetti che si riconoscono portatori sia di risorse che di bisogni, attraverso una dimensione in cui “non vige alcuna gerarchia da carriera o da curriculum vitae e, perciò, un’ora passata al computer vale quanto un’ora di cucito, di cura del giardino o di compagnia ad una persona in difficoltà”, come ha da sempre sottolineato Stefano Vaselli, che ne è il presidente. In questo modo, l’associazione ha contribuito ad ispirare un nuovo modo di vivere le relazioni sociali e di quartiere a Perugia.

Il meccanismo della Spesa Sospesa

All’interno di tutto questo sta il significativo background che ha dato vita all’iniziativa Spesa Sospesa. La quale, ispirandosi ad altre esperienze italiane, nasce rivolgendosi a tutti coloro che, lavorando o vivendo nel Borgo, in seguito all’insorgenza della pandemia si sono ritrovati in difficoltà lavorative ed economiche. Il meccanismo di fondo è semplice: si tratta di un’iniziativa di mutuo-aiuto in base alla quale chi vuole offrire un sostegno concreto può farlo recandosi presso uno dei supermercati del quartiere (Umbrò, via Sant’Ercolano 4; Pam Local, via Guglielmo Marconi 16; La Bottega, corso Cavour 138 e la Parafarmacia Corso Cavour, in via Marconi 2), dove lasciare il proprio contributo, che l’organizzazione provvede a trasformare in buono-acquisto. Quest’ultimo, a sua volta, viene consegnato dai volontari delle due associazioni a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta telefonica (al 351 8104575). Tutti gli aiuti erogati vengono, infine, inseriti in un apposito elenco, di cui è fatta una periodica comunicazione pubblica attraverso i social, in chiave anonima, nel rispetto della privacy dei richiedenti, della trasparenza e della fiducia ricevuta.

Nel suo periodo di attività, e ancora ad oggi, Spesa Sospesa è stata in grado di raggiungere molte famiglie ma anche persone sole di qualsiasi età, cultura e provenienza sociale che si sono ritrovate isolate e sopraffatte dall’accaduto, perdendo o riducendo al minimo la possibilità di lavorare per lunghi periodi. L’iniziativa cerca di incoraggiare le persone a superare i propri timori, invitandole a contattare il numero dedicato, attraverso il quale poter fare richiesta telefonica, passando per un breve dialogo informale, centrato su discrezione e ascolto, in maniera tale da poter comprendere la dimensione del disagio di ogni singolo e poter attivare il contributo più adeguato.

In questa fase di primo contatto, oltre ad assegnare i buoni spesa ai richiedenti, l’organizzazione si impegna ad informare ogni richiedente in merito a tutte le risorse e le iniziative presenti nella sua zona e nell’intero territorio, così da guidarlo attraverso l’attivazione di un sostegno il più completo possibile, senza lasciare solo nessuno, neanche coloro che chiamano da fuori quartiere (area d’intervento dell’iniziativa).

L’esperienza

In questo anno e mezzo di attività, l’iniziativa ha vissuto andamenti differenti, relativi ad una maggiore o minore quantità di donazioni o di richieste ricevute, incluso un periodo di sospensione al termine del primo lockdown. Attraverso l’osservazione di questi flussi è stato possibile evidenziare e comprendere alcuni aspetti legati alla vita di quartiere e all’azione solidale e associativa in genere.

L’andamento dell’iniziativa è stato caratterizzato da un exploit iniziale, sia sul piano delle donazioni che delle richieste; infatti, non appena la comunicazione relativa a Spesa Sospesa ha preso a girare, si è riscontrata un’immediata ed ampia attivazione. Soprattutto per quel che riguarda il versante delle donazioni si è verificata una sorta di “corsa a donare”, una frenesia che ha portato alcuni offerenti a prendere contatto per poter lasciare i propri nominativi affinché si conoscessero gli autori di certi contributi. Una generosità a volte anche competitiva, per la quale donatori appartenenti agli stessi nuclei familiari facevano letteralmente a gara a chi avesse lasciato l’offerta più alta.

Non sono mancate le telefonate in cui si chiedeva di poter donare da remoto, tramite un IBAN, proprio “come si fa in televisione”. In effetti, a distanza di più di un anno è possibile riscontrare come, al ridursi di certi appelli televisivi e dell’allarmismo iniziale, siano venute gradualmente meno anche le donazioni stesse, al punto tale che in alcuni momenti l’iniziativa è sopravvissuta solo attraverso i contributi dei volontari delle due associazioni promotrici. Tutto ciò nonostante l’emergenza pandemica si sia protratta oltre le previsioni iniziali e il dislivello sociale che ha generato sia sempre più ampio e tristemente evidente. Questo a riprova di quanto i media influiscano anche sulla dimensione della beneficenza, riuscendo ad ampliare o ridurre la percezione individuale di una vera e propria crisi.

Riflessioni ed effetti

Attualmente, l’andamento dell’iniziativa Spesa Sospesa si è stabilizzato, riscontrando un flusso medio di donazioni che vengono dedicate ad una cerchia di richiedenti che rimane essenzialmente invariata da tempo. Le nuove richieste sono costanti, ma sono sempre meno numerose, complici alcuni aiuti pubblici e una certa gestione dell’emergenza. Infatti, alcune persone hanno potuto non far più ricorso ai buoni-spesa. È pur vero, però, che se alcuni hanno potuto rinunciare, sono purtroppo ancora molti i richiedenti che non possono sottrarsi, poiché la povertà generata è forte e preme sempre sui più deboli: giovani, donne sole, stranieri, anziani, persone con problemi di salute; insomma, le stesse categorie che vengono da sempre marginalizzate nel mondo del lavoro, confermando la deriva di un sistema sempre più espulsivo anche a livello locale.

Un altro aspetto, però, su cui è importante soffermarsi è quello per cui se da un lato la pandemia ha incrementato il divario sociale e la povertà, dall’altro la crisi da essa generata è andata a stimolare una risposta, potenziando la vita di quartiere, la solidarietà e la coesione sociale; il tutto favorito anche dall’uso dei social media che gratuitamente permettono la comunicazione oltre il distanziamento, aiutando l’iniziativa associativa.

Questo tipo di risposta è riscontrabile anche attraverso l’esperienza di Spesa Sospesa. Le persone e le famiglie che ancora sono supportate dall’iniziativa sono ormai parte di una rete relazionale, di vicinanza e di dialogo che va ben oltre il momento del semplice “buono spesa”. Favorendo, sempre di più, l’incontro di condizioni e culture diverse e dando vita, così, ad una nuova cultura locale basata su reciprocità e inclusione. In questo modo si originano comunità di quartiere che con il loro operato e la loro coesione sono in grado di sopperire autonomamente, in qualche misura, ad una carenza di servizi istituzionali sempre più acuta, animando quel fenomeno definito come welfare society, che sta andando ad integrare la dimensione del tradizionale welfare state.

Altro aspetto fondante di questo genere di iniziativa locale è la creazione di rapporti di fiducia, che seppur non senza fatica, non solo coinvolge il sentimento di ogni singola persona, ma determina anche un certo grado di riavvicinamento tra gli abitanti e le istituzioni locali, attraverso nuove forme di cooperazione che passano per uno spirito di progettazione condivisa e partecipata, originato sempre più dal basso.

Solidarietà, disorientamento, capitale sociale

In conclusione, perciò, la creazione di capitale sociale che deriva da attività come quella di Spesa Sospesa e dall’associazionismo di quartiere in genere è molto ampio e significativo nel favorire la crescita e il miglioramento della vita di ogni singola persona coinvolta, poiché la vicinanza, in un’ottica di responsabilità condivisa, rappresenta la via principale per il superamento del grande disorientamento che caratterizza quest’epoca. Favorendo, inoltre, la sicurezza oltre ogni isteria, l’iniziativa progettuale dei cittadini, la replicabilità di esperienze positive nello spazio e nel tempo e quindi il cambiamento.

È proprio basandosi su quest’idea di empowerment di comunità che le associazioni coinvolte nell’attivazione di Spesa Sospesa hanno maturato la decisione finale di rendere stabile e sistemica l’iniziativa, oltre il momento emergenziale della pandemia, grazie anche ad alcuni contributi regionali assegnati al più ampio progetto denominato “Lab Qua”, di cui l’associazione Borgo Bello è capofila. In questa versione, al suo via proprio in questi giorni, l’iniziativa Spesa Sospesa potrà assegnare ai vari richiedenti anche dei pacchi alimentari. In tal modo si affiancheranno due modalità solidali: quella consueta dei buoni spesa legati ad una formula di beneficienza privata, e quella più istituzionale dei pacchi che saranno soggetti ad una attenta rendicontazione. Tutto ciò affinché la solidarietà possa essere, come dovrebbe, una costante naturale e non solo una reazione temporanea alla paura e all’emergenza.

Foto di copertina di Gerd Altmann da Pixabay.

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