Idee

Se il mondo torna uomo

Pubblichiamo, per gentile concessione dell'editore, l’introduzione al libro “Se il mondo torna uomo”, da poco uscito per Alegre. Si tratta di un testo che da un lato mette in evidenza lo stato di salute del movimento femminista, e dall’altro mette in guardia dalle minacce che incombono su quello che viene definito “l’unico grande movimento di liberazione non sconfitto e la cui marcia procede in un senso inverso a quello in cui soffia il vento”.

L’obiettivo di questo libro è mettere in guardia un’area di femminismo militante, giovane e meno giovane. La maggior parte di coloro che lo leggeranno certo non sottovaluta la gravità del nuovo ciclo politico globale, ma il numero di episodi che lo caratterizzano rende adesso necessaria una visione d’insieme.

Su questa convinzione è stato costruito un progetto editoriale che parla prima di tutto alle lotte e alle scadenze più vicine per raccontare il dove e il come di una vera e propria controffensiva. Bersagli sono nello stesso tempo, ma in modi diversi, le donne e le sessualità non conformi, i loro movimenti e le loro conquiste. Sono stati messi insieme i contributi di persone che hanno già scritto sui diversi temi o hanno vissuto significative esperienze, come quella degli sgomberi dei luoghi femministi nella città di Roma. L’impressione finale, rileggendo il libro, è di una sostanziale sintonia tra persone che non avevano collaborato prima o comunque non avevano collaborato su quei temi. A testimonianza che nel nostro paese le riflessioni, come le lotte, sono state articolate e molteplici anche se con poche occasioni di comunicazione e scarso potere sinergico.

Questo volume si rivolge all’unico grande movimento di liberazione non sconfitto e la cui marcia procede in un senso inverso a quello in cui soffia il vento. A un movimento cioè non separatista, aperto a uomini e sessualità non conformi ma composto in grandissima maggioranza da persone di sesso femminile. Se infatti alle manifestazioni partecipano anche individui di sesso maschile, le grandi assemblee nazionali e gli incontri in cui si decide sono composti al novanta per cento da donne. I fatti sembrano quindi riproporre l’importanza del dato biologico ma, in realtà, impongono solo di precisare a che cosa ci si riferisca quando si parla del femminile come costruzione o si rifiuta la logica binaria. I movimenti di donne, come altri movimenti di liberazione, sono prima di tutto l’espressione di fenomeni obiettivi.

Per esempio: di avventura in avventura il capitalismo ha creato un ciclo di riproduzione globale strategico per l’accumulazione e in cui lavorano soprattutto donne. Questa realtà da una parte ha alimentato forme di sfruttamento peggiori perché più pervasive e prive di diritti, dall’altra ha sostenuto con la forza determinante della struttura economica le dinamiche di emancipazione degli ultimi decenni. Il dato biologico è quindi diventato significativo perché l’esigenza di dividere il lavoro salariato, l’iniqua divisione del lavoro di cura e gli stereotipi sulle innate capacità delle donne lo hanno reso tale. A testimonianza del fatto che un soggetto di liberazione nasce perché c’è un assoggettamento che lo crea, possiamo prendere come esempio la vicenda del movimento suffragista. Finché a essere esclusi dai diritti politici sono stati anche altri (poveri e neri) non si è creato uno specifico movimento di donne per il diritto a eleggere e a essere elette. Quando invece l’esclusione circoscrive un soggetto sessuato, la protesta diventa lotta femminista.

Il femminismo, come movimento politico e sociale di persone di sesso femminile, ha inoltre una storia. L’importanza del tema dell’aborto ieri e della violenza maschile sulle donne oggi ripropone la questione del sesso come dato biologico che diventa politico perché oggetto di pretese di dominio e di controllo. La partecipazione di donne non nate donne e in un percorso di transizione non cambia certo i termini della questione, e le reazioni transfobiche di settori del femminismo e del lesbo-femminismo mostrano solo la potenza dell’identità nei periodi di crisi delle narrazioni cui ci si era per molto tempo affidate.

Sotto attacco è prima di tutto il fatto politico: la mobilitazione ha messo nei guai il governo di destra spagnolo, contesta Trump e ha cancellato in Irlanda un emendamento alla costituzione. Per alcune particolari caratteristiche l’attuale movimento di donne evoca quello studentesco degli anni sessanta del secolo scorso. A chi non ha vissuto quell’esperienza, o non ha avuto modo di riflettervi, vale la pena di ricordare che fu l’innesco dei conflitti che vennero poi. Gli studenti entrarono in azione per bisogni e problemi propri ma manifestarono poi la tendenza a farsi carico delle ingiustizie e delle violenze visibili in quel tempo. Svolsero cioè la funzione dell’intellettuale marginale che ha avuto un importante ruolo nelle rivoluzioni, nelle rivolte e nelle ribellioni. La storia sembra ripetersi ma al femminile. Le studenti e le donne con titoli di studio non sono tutto il movimento, che è molto più variegato e composito, ma ne rappresentano un ampio settore con aspirazioni politiche simili a quelle della parte maschile che preparò il Sessantotto. Questa caratteristica lo espone al rischio di diventare un’entità elitaria ma consente anche di sperare, perché esiste una forza politica e sociale capace di resistere all’involuzione del contesto politico mondiale. Senza questo movimento, la speranza avrebbe ben poco cui aggrapparsi.

L’esigenza di mettere al loro posto le donne passa quindi anche attraverso tentativi di arginare e disperdere i movimenti che parlano a loro nome. L’ultimo contributo del libro, quello di Roberta Paoletti, racconta dei tentativi di cancellare realtà storiche del femminismo italiano come la Casa internazionale delle donne, la casa delle donne Lucha y Siesta, e il Centrodonna L.I.S.A. Si può parlare di esistenza di un chiaro disegno politico per sgomberi che appaiono piuttosto motivati dal bisogno del Comune e dell’Atac di raccattare un po’ di soldi? Si può, se si tiene conto che le istituzioni si sono mostrate sorde a ogni richiesta di escludere dai beni alienabili immobili in cui si è svolta un’attività utile a tantissime e che hanno uno scarsissimo valore finanziario rispetto alla quantità dei debiti e dei beni alienabili.

Ma se la vicenda romana è importante, l’attacco all’ascesa delle donne e ai loro movimenti ha ben altra ampiezza e viene infatti da più parti, senza che per questo vi sia un progetto unitario, ma come reazione di un sistema di rapporti di potere in cui quelli di genere ancora esistono e resistono. Dalle destre radicali e dagli integralismi religiosi sui temi della sessualità e della riproduzione; dal neoliberismo con i tagli al welfare e con nuove forme di sfruttamento e di organizzazione del lavoro; dai governi nazionali e locali con lo sgombero forzato degli spazi in cui le diverse anime del femminismo per decenni hanno vissuto e convissuto; dagli uomini, molti dei quali non si rassegnano alla libertà conquistata dalle donne.

I diversi contributi al libro affrontano gran parte di questi temi.

Lidia Cirillo scrive sulla fine dell’illusione liberale con la rottura tra liberismo e liberalismo; sull’ascesa delle destre radicali e sul ruolo delle religioni nei progetti conservatori; sul contraddittorio populismo di Bergoglio.

Silvia Brignoni fa un resoconto del film di produzione franco-tedesca Aborto, le nuove crociate che documenta attraverso numerose testimonianze i tentativi di cancellare le leggi che legalizzano l’aborto. Interessanti soprattutto le descrizioni delle diverse tattiche messe in atto per affrontare gli ostacoli delle reazioni femministe e di un elettorato in genere ostile alla cancellazione.

Massimo Prearo spiega come la forte mobilitazione contro la “teoria del gender” ha modificato i termini del conflitto politico intorno alle questioni del genere e della sessualità. Sottolinea la dimensione nello stesso tempo transnazionale e nazionalista del fenomeno e si sofferma in modo particolare sul carattere specificamente cattolico che assume nel contesto italiano.

Claudia Mattalucci decostruisce gli argomenti dell’attivismo cattolico contro l’aborto evidenziando l’appropriazione sia del linguaggio dei diritti sia di termini e discorsi storicamente utilizzati dall’attivismo femminista e prochoice, che vengono poi ridefiniti per contestare la legalità dell’interruzione di gravidanza.

Ilaria Santoemma esamina alcuni problemi legati al biolavoro, in modo particolare le nuove tecnologie riproduttive. Spiega le ragioni per cui affrontare la questione si rivela difficile se non c’è la capacità di comprendere in quale mondo viviamo, sottraendosi al rischio di restare schiacciate tra neoliberismo e fondamentalismi.

Carlotta Cossutta spiega come l’incremento del lavoro a domicilio, che coinvolge soprattutto le donne, più che corrispondere a un’esigenza femminile sia un tentativo di continuare a sfruttare il loro lavoro di cura gratuito in un contesto di crisi del welfare e nello stesso tempo di utilizzarle nel mercato del lavoro.

Eleonora Cirant affronta complessivamente la tematica della violenza a partire da una ridefinizione del termine in senso non estensivo; presenta le iniziative e le discussioni nelle istituzioni internazionali e in Italia; spiega le ragioni delle violenze e le difficoltà in cui ancora oggi le donne si trovano in un contesto troppo spesso di omertà e di impreparazione della magistratura.

Romina Amicolo ha scritto due articoli: uno sulla violenza di genere e la giustizia penale; l’altro sulla violenza domestica nel caso dei richiedenti asilo. Si tratta di due articoli un po’ specialistici ma che offrono interessanti elementi di conoscenza.

Roberta Paoletti, come già accennato, scrive a proposito dell’attacco agli spazi femministi raccontando le tre esperienze romane della Casa internazionale delle donne, Lucha y Siesta e il Centro donna L.I.S.A.

[Introduzione a Cirillo L. (a cura di), Se il mondo torna uomo. Le donne e la regressione in Europa, Roma, Alegre, 2019].

In copertina, foto di Andrea Donato Alemanno

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