Idee

Rovesciare (per tornaconto) le parole: il “bispensiero”

Il "doublethink" (pensiero doppio o bispensiero) è la capacità di affermare sia la verità che il falso, di essere sia di destra che di sinistra. Molti temi ne stanno subendo l'utilizzo (la flat tax, il reddito di cittadinanza, la cancellazione dei fondi all'editoria) e molti attori politici ne fanno grandissimo uso (su tutti, Donald Trump)

Leggere Orwell è utile per spiegare le ragioni di una politica intesa come atto linguistico, di cui i “populisti” non hanno l’esclusiva. La pratica è diffusa a destra e a sinistra, in quelli che fanno lo scioglilingua “siamo oltre la destra e la sinistra bla bla bla”. Il doublethink, il pensiero doppio o bispensiero di cui parla Orwell, è la capacità di affermare sia la verità che il falso, di essere sia di destra che di sinistra, fingendo che il principio di non contraddizione sia sospeso da un atto del discorso. È bispensiero l’uso della metafora che rovescia il senso di una parola attraverso la reinvenzione semantica dello stato di cose corrispondente.

Prendiamo la “flat tax” che avrebbe il ruolo di “tagliare le tasse” e rilanciare “il lavoro”. Il “popolo” avrebbe un beneficio dagli sconti fiscali e dalle politiche economiche favorevoli a imprese e famiglie. È la teoria dello sgocciolamento [trickle down]: se ai più ricchi lo Stato riconosce forti agevolazioni, le risorse risparmiate saranno usate per investimenti e consumi. Storicamente questa ricetta non ha mai funzionato e i tentativi di realizzarla sono serviti per spostare maggiori quote di ricchezza pubblica nelle mani dei privati. E tuttavia si vuole applicarla, in forme spurie, presentandole come misure “popolari” e, per di più, in una pseudo lotta contro l’austerità dei conti voluta da Bruxelles.

Lo stesso bispensiero è stato messo all’opera per giustificare la cancellazione progressiva dei fondi per il pluralismo nell’editoria ai danni dell’editoria cooperativa (il manifesto e Avvenire, ad esempio) e delle radio indipendenti (Radio Radicale). Ufficialmente per risparmiare i soldi del “popolo”, concretamente per fare un favore agli oligarchi (le “élite”) dell’informazione, in nome del mercato che non agisce negli interessi del “popolo”, ma a favore di un regime simile a quello istituito in Turchia da Erdogan.

Simili paradossi ricorrono nel sussidio pubblico in cambio di lavoro obbligatorio e incentivi alle imprese detto impropriamente “reddito di cittadinanza. La promessa era quella di fare il bene dei “poveri” (il “popolo”), in realtà si tratta di mettere al lavoro i marginali e gli esclusi dal mercato del lavoro per nascondere la povertà, aumentare il tasso di occupazione ed elargire alle imprese nuovi incentivi per le assunzioni, spostando risorse pubbliche verso la ricchezza privata, come ha fatto il Jobs Act dei governi precedenti guidati dal Partito democratico. I poveri sono messi al lavoro nell’interesse della Nazione, per il profitto delle élite imprenditoriali, sotto la sorveglianza dello Stato paternalistico. Sempre che funzioni. In ogni caso resterà una gigantesca raccolta di dati di almeno 1,2 milioni di persone “raffinati” da un algoritmo e pronti ad essere impiegati.

La tecnica del rovesciamento è all’opera anche nello schema che contrappone l'”elite” al “popolo”. Si tratta di una parodia della lotta di classe, dove un miliardario come Donald Trump può parlare in nome del popolo (il 99%) e combattere contro le élite anti-popolari, quelle dell’1%, di cui lui stesso è la cinica manifestazione emersa dai bassifondi del business di New York e della televisione.

Bispensiero=democrazia come modo di governare il popolo attraverso il mercato e per il mercato, non è più il potere esercitato dagli uguali in quanto uguali.

Spezzare il meccanismo, da qui così ricominciare.

*Roberto Ciccarelli è giornalista de Il manifesto e autore del libro Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale. Per Ribalta ha già scritto l’articolo Il populismo è un bispensiero

Foto di copertina tratta dal profilo Flickr di Teddy Kwok

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