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Ribalta diventa anche di carta

Perché abbiamo deciso di andare anche su carta. Perché tentiamo di acquisire più forme. Perché vogliamo andare oltre il virtuale. Perché sfidiamo la corrente. Pubblichiamo l’articolo che presenta il primo numero della versione cartacea di ribalta, fresca di stampa

Alla fine non abbiamo resistito e l’abbiamo fatto. Siamo su carta. Ribalta è un progetto editoriale nato su web tre anni fa per tutta una serie di ragioni, soprattutto di carattere economico, visto che essendo on line risparmiamo non poco in costi di stampa e spedizione. La carta è la carta, però. È un oggetto, si tocca, è come se quello che c’è scritto sopra ci venisse più vicino, si facesse più intimo. Alcuni poi la trovano più comoda rispetto ai bit, soprattutto per contributi di una certa lunghezza come sono quelli che pubblichiamo noi. E poi abbiamo pensato che valesse la pena, ogni tre mesi, scegliere, tra il materiale pubblicato sul web, una selezione da imprimere su carta. Come a volergli regalare una seconda possibilità, a volerla far viaggiare ancora, magari verso persone poco avvezze all’effimerità fluida della rete.

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La rivista cartacea verrà distribuita gratuitamente alle persone che vi si sono abbonate e a quelle che hanno scelto di donarci 10 euro al mese aderendo al crowdfunding che abbiamo lanciato per garantire l’indipendenza di questo progetto (le istruzioni le trovate qui). Da tutti gli altri che lo vorranno, potrà essere acquistata seguendo le istruzioni che per chi sta leggendo su computer si trovano in questa schermata, sulla destra, o venendo a una delle presentazioni che faremo. Già, perché il varo della rivista cartacea ci consentirà di presentarla, uscire dal virtuale e incontrare le persone in carne e ossa; scambiare parole e idee, farle circolare, che è poi l’essenza di quello che chiamiamo progetto-ribalta.

ribalta
La copertina della rivista

Quello che ci anima è dimostrare che – fatecelo dire con uno slogan, a noi che gli slogan non li amiamo – un altro mondo è possibile. Qui e ora. È possibile perché ci sono pratiche già in voga rispettose di umanità e ambiente; è possibile perché certe pratiche che vengono seguite e date per scontate per consuetudine sono invece letteralmente disumane e vanno combattute.

Ma un altro mondo è possibile solo se chi lo pensa prende la parola e tenta, nel suo piccolo, di invertire la corrente dei racconti che danno per scontato che quello che ci accade intorno sia naturale. No. Lo sfruttamento, il sacrificio di donne e uomini e dell’ambiente sull’altare del profitto non ha niente di naturale. Solo che a forza di sentircelo dire fin da bambini, a forza di viverci dentro, rischiamo di scambiarlo per naturale anche noi. È a questo che tentiamo con le nostre poche forze di opporci. E sappiamo che per farlo occorre allargare il cerchio quanto più possibile: farci sentire e legarci a chi come noi non dà per scontate cose innaturali. Così abbiamo pensato che essere multiformi potesse giovare a un obiettivo del genere e abbiamo deciso di assumere vesti diverse: web, carta, incontri, parole e tutto quanto possa contribuire a raccontare l’altro che c’è. O che potrebbe esserci, se smettiamo di considerare naturale quello che naturale non è.

La rivista che vi troverete tra le mani, se lo vorrete, è divisa in quattro sezioni che rispondono all’esigenza di categorizzare le cose. Ma non c’è niente di definitivo nella nostra scelta. Si può ovviamente leggerla in senso inverso, saltabeccando qua e là, o come preferirete. Non è un libro. È uno dei tanti modi che abbiamo scelto per tornare a dire che un altro mondo è possibile.

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