Editoriale

Ribalta ad Altrocioccolato. Un bilancio

È stata una tre giorni ricca e stimolante. Alla ricerca di connettere pratiche e pensieri che vanno tutti in una direzione: quella di opporsi alla dittatura, cieca come tutte le dittature, del profitto

Che cosa ha fatto ribalta ad Altrocioccolato? Un bel po’ di cose. Intanto, c’è stata la felice contaminazione con Lautoradio, la web radio che ha seguito in diretta la serrata tre giorni di Città di Castello. Poi, nella veste di organizzatori dello spazio culturale, in stretta collaborazione con la gioiosa e preziosa ciurma di Altrocioccolato, abbiamo provato a portare in piazza alcuni dei contenuti che ci stanno più a cuore. Contenuti che sono differenti gli uni dagli altri ma che si completano a vicenda, o forse sarebbe meglio dire che si connettono. Come le opere di una mostra, che seguono ognuna una vita propria, ma messe una di fianco all’altra danno vita a loro volta a un qualcosa che è più della somma delle loro unicità. A pensarci bene, forse è proprio questo il cuore della nostra proposta: guardare alle connessioni, farle emergere, puntare a farle diventare sistema, sempre a patto che quest’ultima parola non assuma mai la chiusura della definitività. Tutto questo deriva dalla pecularità di essere un mezzo di informazione, per quanto differente (e che tiene alla sua differenza). Abbiamo cioè la libertà (e ce la vogliamo tenere stretta) di puntare i riflettori sulle pratiche più diverse, sui soggetti più disparati, e sulle modalità di interazione più differenti; a patto che si tratti di pratiche, pensieri, soggetti e modalità che escano dal giogo dell’utilitarismo fine a se stesso, o meglio, diciamola questa parola: del profitto che calpesta persone ed ecosistema.

Se la stella polare è l’uscita dal profitto fine a se stesso e dannoso in sé, le modalità per declinare la via da seguire possono essere tantissime: un modello di agricoltura non venefico; delle forme di partecipazione e attivazione popolare inedite (cosa preziosissima in tempi in cui c’è chi vorrebbe ridurre la democrazia ai cinque minuti in cui ci si reca al seggio per votare); la messa al centro dell’azione legislativa di temi come l’ambiente e i beni comuni, che sono cose quest’ultime, né dei privati né dello Stato, bensì delle persone che vivono oggi e di quelle che arriveranno domani. Ancora: si può tentare di portare il contributo alla liberazione dal giogo con il racconto delle tragedie dei migranti o con quello dei progetti di riscatto di comunità che vivono in zone difficili del mondo; le stesse modalità del raccontare, come tentiamo di dimostrare noi, nel nostro piccolissimo, possono contribuire a tracciare altre strade, diverse da quelle consunte dello sfruttamento per guadagno.

Tutto questo caleidoscopio può tentare di metterlo insieme solo un mezzo di informazione libero e con una meta ben precisa, come noi cerchiamo nel nostro piccolo di essere. E poiché la nostra avventura insieme ai compagni di viaggio che non smetteremo mai di ringraziare di Altrocioccolato e de Lautoradio ci ha consentito di fare questo in una piazza nel cuore di una tre giorni di festa, passando dalla parola scritta agli incontri con le persone in carne e ossa, la consideriamo una tappa importante del percorso che stiamo facendo. Spiegarlo qui è parimenti importante, poiché ci rendiamo conto che si può rischiare di perdere la bussola a orientarsi tra un incontro con donne palestinesi alle prese con piante officinali e la proposta degli ecodistretti; tra la presentazione di un libro sul “reddito per tutti” e quella di un volume sull’agricoltura organica. Invece noi la bussola crediamo di avercela salda: tutte quelle realtà costituiscono la società che già c’è e che non viene quasi mai raccontata. Portarla alla luce è il nostro modo di ribaltare le cose; è il nostro contributo per portare alla ribalta quello che è utile ma spesso sotterrato da una coltre di nonsenso; o quello che non vogliamo vedere, o quello che interessi poderosi non ritengono interessante per loro, così da cassarlo dall’agenda. Noi vogliamo costruire una nostra agenda, l’agenda di chi sta sotto anche quando pensa di stare sopra. E la contaminazione feconda che c’è stata con un sacco di persone ad Altrocioccolato ci spinge ad andare avanti.

È andato tutto bene? Ovviamente no. Mica stavamo tra i lustrini della televisione! Mica facevamo la diretta social di un politico! È stato tutto umanamente perfettibile. Ma ne è valsa la pena. A questo link, grazie a Lautoradio, ci sono le registrazioni di tutti gli incontri, cioè un pezzo di quel caleidoscopio che messo insieme racconta l’altro che c’è. Un sistema non chiuso. Una ricerca per uscire dal giogo.

In copertina, la ciurma di Altrocioccolato

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