Idee

Reddito per tutti. Un assalto al cielo

Un libro nato nell'ambito del progetto ribalta. Che rimette al centro parole e frasi espunte dal dibattito pubblico come "redistribuzione" e "lotta alla povertà". E riporta in avanti le lancette di un dibattito rimasto indietro di trenta-quaranta anni

“Reddito per tutti”, il libro di Ugo Carlone appena edito da Morlacchi, è una sorta di figlioccio per ribalta. Lo è per più di un motivo. Perché l’autore è tra i fondatori di questo progetto editoriale; e perché “Reddito per tutti” nasce tra le pieghe di ribalta. Ne è contaminato e l’ha contaminata a sua volta. E poi perché in questo volume si tenta di guardare alle cose da un angolo di prospettiva meno affollato rispetto a quelli consueti, e da qui le cose si vedono meglio, o quantomeno diversamente. Qui, tanto in ribalta quanto in “Reddito per tutti”, si cerca di evitare il chiacchiericcio ridondante. Si cerca di spostarsi, a volte, ce ne rendiamo conto, anche spiazzando. Ma a che sarebbero serviti l’ennesimo sito, e l’ennesimo libro, nel caso di “Reddito per tutti”, che avessero scritto le cose che si possono leggere decine di volte altrove?

La stretta parentela tra ribalta e “Reddito per tutti” è il motivo che rende difficile scrivere di quel libro da qui. Si rischia di fare la figura di quei genitori che tessono le lodi dei propri figli come se fossero unici non rendendosi conto di essere patetici agli occhi del resto del mondo. Ma chi sta scrivendo questa cosa non è il padre di “Reddito per tutti”; è semmai uno zio acquisito. E se pure ci sono zii patetici, il rischio vale la pena di correrlo.

“Reddito per tutti” è un libro importante perché si colloca su due piani: quello della contingenza storica e quello di un orizzonte molto più ampio, di costruzione sociale, tentando una sorta di assalto al cielo riveduto e corretto. Pone questioni cruciali di cui non si parla nel dibattito mainstream, o che vengono liquidate con un’alzata di spalle dagli opinionisti un tanto al chilo incatenati alla realpolitik. La questione al centro del libro è la proposta del riconoscimento da parte degli stati di un reddito di base incondizionato (RBI) che spetti alle persone per il solo fatto di essere nate.

La copertina del libro

Il libro si colloca su una scia di riflessioni pluridecennali, ma rispetto ad altre pubblicazioni ha il merito di un approccio rotondo che gli consente di affrontare la questione dal punto di vista sia tecnico che ideale, con proficui benefici per entrambe le prospettive. E rovescia i termini dei discorsi. Ad esempio: moltissime persone danno per scontato che sia ingiusto elargire soldi a chi non lavora. È una tara quasi genetica che ci portiamo dietro; ma non è forse il caso di chiedersi piuttosto come sconfiggere la povertà qui e ora, visto che più del dieci per cento dei bambini italiani vive in famiglie sotto la soglia di galleggiamento? Non c’è, nel rifiutare aiuto, il dare per scontato ciò che non è, e cioè che l’essere poveri sia una colpa individuale e non invece il frutto di un assetto sociale? E ancora: nell’asserire, come fa la vulgata, che se si avesse il reddito garantito si smetterebbe di lavorare, non c’è insito il concetto di lavoro come punizione? Un altro modo di dire sì, lavorare fa schifo, ma devi pur farlo.

E qui si apre la contingenza storica che il libro affronta con un robusto corredo di dati. Il lavoro non c’è. Sono passati almeno tre-quattro decenni dai tempi della favola della piena occupazione, eppure il dibattito è inchiodato lì: al lavoro per tutti (che non c’è, appunto). Nel frattempo il lavoro è diventato una condanna per crescenti fasce di popolazione. È pagato male, precario, lesivo della dignità, a volte esposto a ricatti inumani. E queste crescenti fasce di popolazione hanno un unico modo per esserne liberate: avere accesso a un reddito garantito che sarebbe quella necessaria opera di redistribuzione in una società che diventa sempre più disuguale (anche qui: nel libro, e non solo, i dati non mancano, basti pensare al monumentale lavoro di Thomas Piketty). Ma redistribuzione è una parola espunta dal dibattito pubblico, e tra i meriti di questo libro c’è quello di rimetterla al centro.

Non è un libro ingenuo, “Reddito per tutti”, né affatto ideologico. Affronta le criticità che potrebbero aprirsi con la decisione di destinare una quota di reddito alle persone solo per il fatto di essere venute al mondo, senza chiedere nulla in cambio. E prende di petto le questioni tecniche e quelle ideali. Per le prime rimandiamo alla lettura del libro. Per le seconde possiamo invece accennare qui che è lì che il libro si eleva dal piano della contingenza storica a quello della costruzione ideale. Non è vero, e ci sono esperienze che lo dimostrano, che il riconoscimento di un reddito senza condizioni darebbe adito a una società di nullafacenti; si aprirebbe invece una nuova stagione per la creatività e la liberazione dei talenti compressi. E al tempo stesso si aprirebbe l’ombrello di una protezione sociale che renderebbe tutti, ma proprio tutti, più sicuri e più liberi. Ha il merito di mettere le persone al centro, “Reddito per tutti”, di coniugare utopia e pragmatismo. Di farlo anche ricorrendo a dati che descrivono la realtà espunta dal “Truman show” quotidiano di quei dibattiti dove i soliti ripetono le solite cose che sembrano ancorate alla realtà ma sono quanto di più distante da essa. Ha il merito di riportare in auge parole di cui si sente la mancanza, “Reddito per tutti”. Redistribuzione, libertà, persone. Ed è un orgoglio per ribalta che sia stato incubato dentro questo progetto editoriale.

Per avere il libro, occore fare un bonifico di 14 euro al c/c di Banca etica IT68G0501803000000016789539 intestato a “Ribalta impresa sociale società cooperativa” con la causale “Reddito per tutti” e l’indirizzo al quale effettuare la spedizione.

In copetina, foto tratta da www.pixabay.com

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