Comunità

Reddito, lavoro e partiti: un dibattito fuori dal tempo

Il Movimento 5 Stelle non è stato in grado di difendere la sua proposta dall’assalto della vulgata anti-fannulloni, il centrosinistra si attarda su modelli superati. L’unica a fare il suo lavoro è la destra, che diventa sempre più estrema e miete consenso mentre fasce di popolazione crescenti non riescono a condurre un’esistenza dignitosa

Una delle ragioni del declino senza freni del Movimento 5 stelle sta nell’incapacità manifesta nel difendere le proprie questioni forti, i punti programmatici fondanti. In questo Di Maio, sorretto dal Di Maio 2 noto come Di Battista (sulla scia del Papato contemporaneo), ha mutuato i comportamenti tipici della sinistra che in nome delle compatibilità sistemiche e delle ragioni di governo ha negli ultimi trenta anni abbandonato le sue tematiche costituenti, ha svenduto la propria anima in cambio di poltrone. Comportamento reso ancor più evidente se paragonato alla destra (ieri berlusconiana oggi salviniana), che in maniera contraria a quanto fatto dalla sinistra e dai 5 stelle (nel proprio cortile) ha sempre e comunque difeso pratiche e teorie di movimenti o partiti che strizzavano e strizzano l’occhio al fascismo. Se Berlusconi li ha sdoganati cioè, Salvini li ha legittimati una volta per sempre. Se i valori della Resistenza hanno lasciato progressivamente spazio al sangue dei vinti, se le ragioni degli ultimi o sono state lasciate a se stesse o peggio ancora fatte proprie a modo proprio da una destra senza vergogna, se le periferie sono state scambiate con i salotti del centro (e quanti altri esempi potrebbero essere messi in fila), la ragione principale sta proprio in questo comportamento opposto. Il centro sinistra istituzionale ha sempre demonizzato quanto non in linea con il suo nuovo corso governista, ha finanche denunciato, e non solo pubblicamente, quanto si muoveva alla sua sinistra, il centro destra al contrario ha istituzionalizzato di fatto pratiche teorie e movimenti al di fuori della Costituzione. Insomma, è mancato il coraggio di rivendicare se stessi da una parte, si è fatto a pezzi il pudore (storico e istituzionale) dall’altra. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: quando timidamente a Salvini si dà del fascista, lui spavaldo risponde me ne frego.

Ma torniamo a Di Maio (e alla sua ombra Di Battista), che essendo al di sopra della destra e della sinistra (beata giovane inconsapevolezza) di queste cose se ne fotte. Torniamo alle idee forti del Movimento, all’idea forte del Movimento: quel reddito che da sempre (più di mezzo secolo ormai) taglia dividendola la sinistra di questo Paese. Il Movimento 5 stelle è stato bravo a occupare gli spazi colpevolmente lasciati dalla sinistra, è stato cioè perfetto nel monopolizzare avocandolo a sé il tema del reddito; è stato non all’altezza del compito invece nell’attuazione pratica, nel tradurre in legge un’istanza collettiva improcrastinabile.

Le ragioni dell’impellenza del reddito senza condizioni, senza pretendere nulla in cambio da chi lo riceve, affondano tanto in ragioni sistemiche – la piena occupazione non si è verificata neanche quando l’intero sistema mondo metteva in campo politiche e soldi per raggiungerla, figuriamoci quanto sia praticabile oggi in un globo che vive di efficienza prestazionale, valore aggiunto robotico e massimizzazione dei profitti – quanto in ragioni etiche, che sono altro dalle parabole morali, sintetizzabili nel diritto di tutti e di ciascuno a un’esistenza dignitosa. Quindi, se le volontà sistemiche da una parte distruggono di fatto il falso mito della disoccupazione volontaria, le ragioni etiche dall’altro rendono il Reddito incondizionato il baricentro del nuovo welfare. Un welfare che deve fare i conti con un lavoro che da mezzo di riscatto accessibile ai più, progressivamente è tornato a essere forma di ricatto che premia pochi per tenere sotto scacco tutti. Un welfare europeo e non sovranista. Di fronte all’evidenza delle cose Di Maio e i 5 stelle, assediati tanto da una destra arrembante quanto da una sinistra suicida, hanno preferito sacrificare le sacrosante ragioni del reddito per tutti e abbracciare il filone moralistico dell’etica del lavoro (che non c’è se non in forme gratuite o pauperistiche). Hanno cioè iniziato a svendere la propria proposta condizionandola progressivamente in nome di una lotta senza quartiere all’inesistente mondo degli scansafatiche. Quindi, un diritto universale sacrosanto che avrebbe dovuto e dovrebbe trovare copertura senza se e senza ma, si è trasformato in privilegio residuale erogato a un numero decrescente di soggetti che in cambio garantiscono acquiescenza e sudditanza. Una battaglia di libertà e dignità trasformata nel suo esatto contrario. È ora di dire basta, è ora di utilizzare il tema del reddito incondizionato come Nord del nuovo welfare, è ora di uscire dal tunnel dell’etica che si fa morale da pianobar, è ora di condizionare la politica e non di far condizionare i diritti dalla politica. Insomma è ora del: dateci i soldi in attesa del comunismo! Che, sia chiaro, non è né di destra né di sinistra.

In copertina, foto di Darko Djurin da www.pixabay.com

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