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Più ce n’è, più si fa: i numeri del gioco d’azzardo

Il denaro giocato dagli italiani (e dagli umbri) è in aumento ed è concentrato (buttato) soprattutto nei cosiddetti "apparecchi" (New Slot e VLT). Sono tantissimi anche coloro che giocano alle Lotterie e ai Gratta e Vinci, spendendo però nel complesso di meno. Il problema è noto: troppi pensano che sia possibile diventare ricchi giocando, se si hanno buone abilità. E poi, il gioco costituisce una risorsa per sperare in un mondo migliore: ecco perché nella sua diffusione non influisce il livello di reddito, ma l'offerta sul territorio.

L’importanza dei numeri per attuare interventi efficienti

Pensiamo a come si sia evoluto il consumo delle sostanze stupefacenti: prima era principalmente basato sull’eroina e per via endovenosa; oggi possiamo dire di essere ancora a questo punto? Come ci siamo accorti del cambiamento in atto? Tramite l’analisi epidemiologica, ovvero i numeri. Ora sappiamo che si è passati da un consumo prevalente di sostanze che principalmente aiutavano ad “anestetizzare i dolori della vita” ad uno sostanze psicoattive, come la cocaina o l’ecstasy, che amplificano le emozioni e le sensazioni. In linea con questo cambiamento si sviluppa anche un’altra branca di nuove dipendenze, quelle senza sostanza, che rispecchia sempre il desiderio di provare sensazioni forti, tipico della nostra società, tra cui appunto anche il gioco d’azzardo (ne avevamo parlato nel precedente articolo). Progettare delle politiche di intervento ed avere dei servizi ancora basati sul consumo di eroina vorrebbe dire investire in un tipo di dipendenza che ad oggi è (in parte) residuale ed equivarrebbe, quindi, a “buttare via soldi”. I numeri ci danno una “fotografia” di quella che è la situazione attuale riguardante problematiche sociali per dare una risposta mirata e coerente con i cambiamenti, senza “andare alla cieca” e sprecare risorse.

I “pilastri” del gioco

Il denaro che gli italiani giocano è in aumento, tanto da aver raggiunto nel 2017 la cifra di ben 101,8 miliardi [1]. Ma andando a vedere nel dettaglio come viene speso, possiamo notare che nonostante sul mercato ci siano i più svariati tipi di gioco, ci sono alcuni giochi che prendono ampie fette del mercato.

 

Suddivisione della raccolta per tipo di giochi. Anno 2017. Elaborazione dei dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Libro Blu 2017).

Quasi la metà di questo denaro, pari al 48% del totale, viene impiegato nei cosiddetti apparecchi, che comprendono New Slot e VLT, e un’altra consistente fetta pari al 21% viene investito nei cosiddetti Skill Games, i giochi a distanza on line. Abbiamo poi quelli a base sportiva con un 10%, Lotterie e Gratta&Vinci con un 9% e il Lotto con un 7%. Tutti gli altri giochi hanno una percentuale praticamente insignificante. Questi sono i giochi in cui gli Italiani spendono più soldi; quello più diffuso è invece Il Gratta&Vinci [2]. Il giocatore di fronte alla New Slot e/o VLT, proprio come colui che gioca comodamente dalla propria casa, avrà un gioco solitario, asociale e continuativo, che lo porterà ad impiegare grandi cifre di denaro. Ma tantissimi italiani che si fermeranno al bar a fare colazione decideranno di tentare la fortuna comprando un Gratta&Vinci, per la modica cifra di 5,00/10,00€.

Un’altra problematica che la ricerca epidemiologica evidenzia è relativa al fatto che risulta che il “35,4% dei giocatori intervistati ritiene che sia possibile diventare ricco giocando se si hanno buone abilità; questa convinzione è ancora più diffusa fra i giocatori con profilo problematico” [3]. Questo quadro ci fa riflettere su quanto sia fondamentale lavorare sull’informazione riguardante le reali possibilità di vincita e ideare politiche di intervento studiate in particolare per quei giochi che “catturano” di più gli Italiani.

Il quadro umbro

In Umbria possiamo notare un discostamento rispetto al dato italiano per quanto riguarda i giocatori giovani (15 ai 34 anni): 31,8% contro 28,9%. Per le altre fasce d’età abbiamo una situazione simile. Nella regione, nel 2017 è stato impiegato meno denaro nel gioco rispetto all’anno precedente, il che potrebbe sembrare un dato in controtendenza rispetto a quello italiano, costantemente in crescita negli ultimi anni [4]. In realtà possiamo considerare il dato in linea, in quanto vi è una distorsione, dovuta semplicemente ad una carenza dal punto di vista dei dati a livello regionale: manca la parte del denaro impiegato nel comparto del gioco on line. Proprio quella fetta che il dato nazionale ci mostra essere aumentata in maniera quasi esponenziale negli ultimi anni, responsabile di parte dell’incremento generale del denaro investito per il gioco a livello italiano [5].

Prevalenza di coloro che giocano soldi nella popolazione generale dell’Umbria (età 15-74 anni). Indicatore “negli ultimi 12 mesi”. Fonte dati indagine IPSAD. Anno 2014.
Valori di raccolta, vincite e spesa in milioni di euro. Regione Umbria, anni 2013-2017. Elaborazione dati dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli.

Se andiamo a vedere il dettaglio di questo denaro, ovvero quanto viene impiegato in Umbria per ciascun tipo di gioco, avremo la stessa distorsione. Tant’è che di primo acchito sembrerebbe che qui si gioca molto di più alle New Slot e VLT, con una percentuale addirittura del 67% contro il 48% italiano. Ma questo sarà dovuto sempre alla carenza del dato on line a livello regionale e potremmo quindi dire che anche per questo aspetto non abbiamo rilevanti differenze rispetto alla fotografia italiana: anche in Umbria la maggior parte del denaro viene investito in New Slot e VLT.

Percentuali di raccolta sul totale dei vari giochi. Regione Umbria, anno 2017. Fonte “Il gioco d’azzardo patologico in Umbria: rapporto epidemiologico 2018”. Apparecchi: comprendono Newslot, VLT e comma 7 – Giochi numerici a totalizzatore: comprendono Eurojackpot, Superenalotto, Winforlife e PlaySix – Giochi a base ippica: comprendono Ippica internazionale, Ippica nazionale, Scommesse ippiche in agenzia e V7 – Giochi a base sportiva: comprendono Big, Concorsi pronostici sportivi e Scommesse sportive a quota fissa.

Dove si gioca di più?

Se consideriamo i comuni con più di 5.000 abitanti, quelli “dove sono giocate somme pro-capite inferiori sono Montecastrilli, San Gemini e Montefalco (rispettivamente 196, 214 e 312 euro) mentre quelli dove si giocano somme pro-capite maggiori sono Terni, Citta di Castello e Bastia Umbra (1.177, 1.264, 1.646 euro)” [6]. Queste differenze così importanti a cosa sono dovute? Quali sono i fattori che influiscono su quanto si gioca?

In tempi di crisi, paradossalmente, si gioca di più proprio perché “il gioco rappresenta una risorsa anche per il popolo: per esso significa la possibilità di sperare in un mondo migliore, quando lo Stato non lo garantisce” [7]. La speranza in un “cambiamento magico” ci fa spendere più denaro anche quando ne abbiamo meno. Ma quanto incide effettivamente il nostro reddito su quanto giochiamo? Una correlazione c’è, ma influisce sul fenomeno per un 40%. Infatti “se standardizziamo per reddito pro-capite, [i comuni] dove risultano meno giocate pro-capite sono Montecastrilli, San Gemini e Narni (1,1%, 1,2% e 1,9%), mentre quelli dove si gioca di più sono Gualdo Tadino, Città di Castello e Bastia Umbra (6,7%, 7,2% e 9,2%)” [8]. Quindi andando a creare una situazione omogenea per il reddito, non avremmo uno stravolgimento della situazione, il che sta ad indicare che la correlazione c’è, ma non è poi cosi decisiva.

Somme giocate/reddito pro-capite per i comuni dell’Umbria. Fonte “Il gioco d’azzardo patologico in Umbria: rapporto epidemiologico 2018”. Parte destra mappa dettagliata dell’Umbria.

Qual è, allora, il fattore davvero determinante? Semplice, l’offerta di gioco presente sul territorio. Per questa si evidenzia una correlazione positiva, che spiega il fenomeno per il 71% [9]. Infatti l’offerta di apparecchi è direttamente proporzionale all’intensità di gioco ed è la principale responsabile della sua diffusione.

Correlazione tra disponibilità di apparecchi (VLT e AMP per 100 abitanti) e intensità di gioco (somme giocate/reddito pro-capite) nei comuni Umbri. La dimensione delle bolle restituisce la dimensione della popolazione del comune. Fonte dei dati Aams (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli). Fonte “Il gioco d’azzardo patologico in Umbria: rapporto epidemiologico 2018”.

Numeri per una programmazione “cosciente”

Questa fotografia del mercato del gioco italiano e umbro ci dà indicazioni su come e dove agire: sicuramente sui tipi di gioco più diffusi e in cui si investe più denaro, in particolare limitandone l’offerta sul territorio. In Umbria occorre concentrarsi sui contesti che intersecano la popolazione giovanile e nei comuni dove la problematica è più consistente. Partire dai numeri ci aiuta “a vedere un fenomeno con la lente di ingrandimento”, ci fa capire quali sono le sue possibili cause e ci permette di monitorare come il fenomeno si evolve nel tempo, per dare risposte sempre coerenti con il problema e soprattutto, in particolare in tempo di crisi, per ottimizzare gli interventi senza “andare alla cieca”.

[1] Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Libro Blu 2017.
[2] Consiglio Nazionale delle Ricerche, Consumi d’azzardo 2017.
[3] Ibidem.
[4] Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Libro Blu 2017.
[5] Ibidem.
[6] Regione Umbria, Il gioco d’azzardo patologico in Umbria: rapporto epidemiologico 2018.
[7] M. Fiasco (2001), Aspetti sociologici, economici e rischio di criminalità, in M. Croce, R. Zerbetto, Il gioco & l’azzardo. Il fenomeno, la clinica, le possibilità di intervento, Franco Angeli: Milano.
[8] Regione Umbria, Il gioco d’azzardo patologico in Umbria: rapporto epidemiologico 2018.
[9] Ibidem.

* Emanuela Brenda Broglioni si è laureata in Sociologia e Politiche Sociali a Perugia nel 2019 con una tesi (coordinata dalla Prof.ssa Alessandra Pioggia) dal titolo “Dipendenza da gioco d’azzardo e politiche di riposta”, da cui questo articolo prende spunto.

Foto di copertina di Claudio Cicali da Flickr.

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