Idee

Andiamo in piazza per i diritti umani

Cominciamo male, con due scuse non richieste. Ma tant’è.

1) Da queste parti tendiamo a tenerci a debita distanza dalla retorica. Anche per questo quando vediamo agitare gli spettri di fascismo, razzismo, nazismo, siamo mossi a ritrarci. Non perché riteniamo che quelle bestie non rappresentino un pericolo costante, ma perché siamo convinti della necessità di mantenere il senso delle proporzioni, e riteniamo che le semplificazioni e le gigantografie di alcuni fenomeni pericolosi non aiutino a combatterli e soprattutto a comprenderli, che è uno dei requisiti per combatterli.

2) Non abbiamo mai aderito a manifestazioni e/o appelli poiché spesso sfumano lasciando il tempo trovato. Stavolta – per quello che può valere, detto e scritto da un soggetto come il nostro – facciamo un’eccezione. Aderiamo alla manifestazione che oltre trenta associazioni e gruppi di varia natura hanno organizzato per lunedì prossimo a Perugia, in occasione del settantesimo anniversario della proclamazione della Dichiarazione universale dei diritti umani da parte dell’Onu.

Lo facciamo perché quella dichiarazione è una pietra miliare nel cammino dell’umanità. E perché vediamo serpeggiare rivoli di percolato che rischiano di contaminare un terreno che per decenni abbiamo ritenuto definitivamente bonificato. Rivoli che confluiscono in un’unica corrente, che è quella della messa in discussione del principio secondo il quale le persone nascono uguali e godono – devono godere – degli stessi diritti e dignità. Di più. Ci sembra che la messa in discussione di questo principio sia l’architrave del pauroso edificio che alcuni stanno tentando di costruire al di qua e al di là dell’Atlantico.

Osserviamo scomparire alle nostre latitudini perfino quell’ipocrisia che velava pensieri e atti anti-umani che hanno sempre resistito e covato sotto la cenere, ma che almeno erano coperti da un pudore la cui persistenza sembrava un baluardo a difesa di certe conquiste. Oggi pare non essere più così: si mette in scena il peggio, l’anti-umano, e ce ne si compiace. E ciò porta alla creazione, prima per senso comune poi per legge, di categorie di persone con meno diritti. I diritti, questo è il punto, secondo questa tendenza non si acquisiscono o si perdono per ciò che si fa, ma per come si è: nazionalità, genere, condizione sociale. Questa è la negazione del concetto stesso di diritto, che o è per tutti o è potenzialmente amputabile per chiunque, a prescindere da chi siano i malcapitati del momento. Questo è il principio generatore della negazione del rispetto della dignità umana.

Alla costruzione di questo pauroso edificio occorre secondo noi opporsi in maniera efficace. C’è chi lo fa nei rispettivi campi con la pratica di tutti i giorni. Alcuni sono i soggetti che hanno organizzato la manifestazione di lunedì 10. Per questo noi vi aderiamo e, nel nostro piccolo, invitiamo a sostenerla. Non ci illudiamo che una manifestazione sia risolutiva. Ma puntiamo lo stesso a far diventare piazza IV Novembre, lunedì prossimo, l’amplificatore per la voce di chi dice no. Perché chi dice no c’è, e deve vedersi, salutarsi, riconoscersi. E capire così di potercela fare a bonificare di nuovo il terreno.

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