Idee

Piacere, Ermes Maiolica

Il lato oscuro dei media
Le sue bufale intelligenti fanno il giro del web. Ermes Maiolica è la dimostrazione plastica che il sistema della stampa è malato, sia dal lato di chi le notizie le divulga, sia da quello di chi le fruisce

Fabrizio Marcucci

Ermes Maiolica non esiste. O meglio, esiste come nome d’arte. Così come non esistono le cose che lui inventa. Che però diventano vere per mezzo delle persone che le condividono a migliaia e le commentano animatamente su Facebook, social network su cui Ermes è diventato un personaggio. Lui stesso definisce le sue creazioni “bufale”, ma in realtà sono molto di più. Tecnicamente si tratta di battute, dichiarazioni messe in bocca a questo o quel personaggio famoso che non le ha mai dette realmente ma avrebbe potuto dirle, almeno questa è la percezione di molte persone che fanno rimbalzare, condividendole sul loro profilo, le creazioni di Ermes Maiolica. Che diventano “virali”, cioè si espandono a macchia d’olio sul web. E quindi cominciano a vivere di vita propria. Così capita di leggere commenti scandalizzati e insulti sotto al post in cui Balotelli (chiaramente un fake) dichiara che “se noi calciatori prendiamo molti soldi è normale, non siamo dei semplici lavoratori”. O, ancora, succede che ci si imbatta in un finto Alfano che dice che “tassare i ricchi non ha senso perché sono pochi”. Le ultime perle Ermes le ha dispensate durante la campagna elettorale per il referendum del 4 dicembre scorso. Ha fatto dire a Umberto Eco (morto lo scorso febbraio) che era un fan del Sì, e ad Agnese Renzi che pur essendo dispiaciuta per il marito premier avrebbe votato No. Bum. Via a centinaia e centinaia di condivisioni e commenti. Contro e a favore. Perché poco importa a quel punto che la cosa sia vera o falsa. Diventa vera a causa della tanta gente che ci crede, la rilancia e ci discute sopra.

Una delle "bufale" di Ermes Maiolica
Una delle “bufale” di Ermes Maiolica

Fin qui gli aspetti squisitamente tecnici, per così dire. Ma l’operazione di Ermes Maiolica va molto al di là della superficie e di quello che muove nel web. E ha il pregio di una raffinatezza e di una efficacia uniche, svelando in un colpo solo la debolezza dell’informazione da entrambi i lati: quello di chi la fa e quello di chi la fruisce. Di chi la fa: perché c’è un’utenza che cerca notizie al di fuori dei canali “ufficiali”, in cui evidentemente non nutre più grande fiducia. Segno del logorio subito dai media “tradizionali”, percepiti spesso come non credibili perché troppo piegati al potere. E di chi la fruisce, che nell’ansia di scoprire la “verità” non discerne tra mezzi credibili o meno, non verifica. E cerca anzi conferme ai propri pregiudizi.

Le creazioni di Maiolica si inseriscono in questo gioco di specchi e pur partendo da un falso riportano paradossalmente a fare i conti con la realtà. Quella dei luoghi comuni, ad esempio. Memorabile la “messa a confronto” del pensionato al minimo con la casa pignorata da Equitalia e dell’immigrato tunisino con precedenti penali che aveva la casa popolare assegnata. Vicenda destituita di fondamento, sulla quale però molti utenti di Facebook si sono confrontati aspramente a colpi di insulti razzisti e difese. Straordinaria la notizia dell’arresto del candidato sindaco del Pd di Ravenna, tale Ermes Maiolica, coinvolto nello scandalo Expo. Ovviamente falsa. E ovviamente commentata e rilanciata in rete per far capire “quanto sono cattivi e corrotti i politici”.

È così, a colpi di falsi intelligenti, che Maiolica è diventato un personaggio di cui oggi si occupano in diversi: programmi televisivi, giornali costretti a smentire notizie false circolate il giorno prima, siti nati proprio per smascherare bufale, e le stesse vittime. Alcune delle quali a volte non sanno neanche chi è all’origine delle voci su loro presunte dichiarazioni. Come il vignettista Vauro, cui il nostro attribuì la frase “Grillo farà la fine di Mussolini”. “So che quella frase gli ha creato problemi, è stato costretto a smentirla. Vorrei per questo scusarmi ufficialmente con lui, che tra l’altro stimo”, dice oggi Maiolica.

È possibile dividere le persone che si approcciano alla satira di Ermes in tre gruppi: quelli che ci cascano, quelli che non ci cascano e lo sbugiardano indignati e quelli, sempre di più, che lo stimano. I primi sono la “fortuna” di Ermes, quelli che rilanciano e commentano i suoi falsi rendendoli “veri”; i secondi capiscono il falso ma non la raffinatezza che lo anima; i terzi, che spesso si occupano di bufale “vere” (come il blog bufaleedintorni.wordpress.com o siti come “Bufale un tanto al chilo”, www.butac.it) capiscono e stimano, tanto da invitarlo ai loro raduni nazionali.

Ma come è venuto in mente a un poco più che trentenne di Terni, che lavora da più di un decennio “in fabbrica”, come si dice qui, nel sud dell’Umbria, che collabora con Frigidaire (“mi unisce una grande amicizia a Vincenzo Sparagna”), che cura un periodico gratuito di racconti brevi (“La cattiva novella”) e che si diletta nel disegnare t-shirt; ecco, come è venuto in mente di mettersi a creare “bufale”, come dice lui di se stesso? “Ho cominciato perché mi andava di smascherare le persone importanti facendogli dire quello che davvero c’è dietro alle loro dichiarazioni – spiega lui -, i miei fake richiamano la disinformazione attuata dai media; mentre loro riportano le parole dei politici che molto spesso celano la situazione reale, i miei fake mettono in bocca a vari personaggi parole che non hanno pronunciato ma che sono verosimili e indicative della realtà attuale. L’assunto di base è comunque lo stesso, cercare di assecondare ciò che i lettori hanno bisogno di sentirsi dire. Dato che le persone che cadono nelle mie bufale sono le stesse che credono alla disinformazione dei media, i miei fake li aiutano a prendere coscienza di questo fenomeno”. Da lì Ermes ha constatato con sua stessa sorpresa, che le sue creazioni diventavano virali. “Quando pubblico queste vignette i siti “scomodi” di “controinformazione” ripubblicano le mie cose per creare indignazione, un sito appresso all’altro fino a creare il virus. Anche io prima mi informavo da questi siti, poi quando ho visto che i loro articoli prendevano me come fonte ho capito il meccanismo”.

Lunga vita ai fake di Ermes Maiolica, allora. Falsi che costringono a fare i conti con la realtà. Bugie che mostrano che il re è nudo. E che l’informazione soffre. Sia per le scelte di chi la fa, sia per quelle di chi la fruisce. Lunga vita alla levità intelligente con cui Ermes ci dice, magari strappandoci pure un sorriso, che la realtà è più complessa di un clic sul mouse. O più semplice, a volte. E che certe cose, pur non esistendo, possono diventare reali. Anzi, virali.

Questo articolo è stato pubblicato il 10 luglio 2014 sulle colonne del Giornale dell’Umbria, quando Ermes Maiolica muoveva i primi passi. L’articolo è stato ritoccato in minima parte per attualizzarlo, ma nella sostanza le cose non sono cambiate, tranne per il fatto che Ermes nel frattempo è diventato un personaggio e il Giornale dell’Umbria non esiste più. NdA.

Nella foto di copertina, Ermes Maiolica

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