Opinioni

Perugia e la sicurezza

Il centro storico di Perugia ha problemi annosi e frutto di molte ragioni. Trasformarlo in una distesa di tavolini e sedie e ombrelloni e in un contenitore buono per qualsiasi tipo di attività non funziona. E non funziona nemmeno il "pugno duro". L'insicurezza, percepita o reale che sia, è prima di tutto conseguenza di squilibri sociali organici. Bisogna puntare sulla partecipazione, sulle manifestazioni culturali di spessore, sulle politiche abitative e sull'incentivo all'associazionismo più sano. Senza pretendere di ambire a una società senza criminalità e degrado e senza speculare sulle paure legittime della gente

Il centro storico di Perugia non era il Bronx ai tempi del Regime Rosso, e non lo è adesso. I problemi del centro – lo svuotamento, e la conseguente occupazione di certi spazi da parte di soggetti dediti ad attività degradanti – sono annosi e frutto di molte ragioni: tra le altre la congiuntura economica, la crisi delle università, l’equivoco di una sinistra che travestendosi da destra ha pensato di puntare sul cemento come volano di sviluppo. Il tutto, benintesi, grazie alla sponda di molti perugini che nei decenni hanno lucrato sugli universitari preferendo affitargli, solitamente in nero, i vecchi e mai rinnovati appartamenti in centro per farsi la villetta o il quartierino nelle periferie residenziali.

Cinque anni fa la destra ha rocambolescamente vinto le elezioni comunali soprattutto grazie a una forte propaganda sulla questione sicurezza, dopo l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher rappresentato da tutti i media locali e nazionali come la madre di tutte le questioni. Ma chi ha un po’ di sale in zucca sa almeno un paio di cose: un sindaco non ha responsabilità e poteri diretti in merito alla gestione della sicurezza nella sua città; l’insicurezza, percepita o reale che sia, è prima di tutto conseguenza di squilibri sociali organici (ma non per questo non modificabili) alla società capitalistica.

Cosa fare, al di là delle ossessioni, per rendere la nostra città più sicura? La destra cinque anni fa aveva pochi dubbi e ancor meno ricette: pugno duro, telecamere ovunque, poi pugno duro, poi guerra ai lavavetri, poi pugno duro, pugno duro e ancora pugno duro.

In questi cinque anni il centro storico di Perugia si è trasformato in una sorta di centro commerciale dove si mangia e si beve e si arriva in macchina pressoché sempre e dappertutto, una distesa fitta di tavolini e sedie e ombrelloni, un contenitore buono per qualsiasi tipo di attività, dalle carnevalate medievali ai raduni dei bikers, dal pattinaggio su ghiaccio ai pigiama party. Il proposito, ne sono certo, era nobile: riportare in centro gente, a ogni costo, a ogni condizione.

Ma tutto ciò, unito alla indefessa e non così comprensibile politica del pugno duro, lo ha secondo me svilito e senza dubbio reso non più sicuro di quanto non lo fosse prima. La vicenda dell’altra notte è appariscente, ma arriva dopo molti altri episodi di violenza e criminalità che negli ultimi anni si sono, a mio avviso inevitabilmente, verificati in tutta la città. Le ricette della destra, semplicemente, non funzionano, nemmeno quando si tratta dei suoi cavalli di battaglia. La sicurezza!

Per avere un centro storico più bello e libero e sicuro si punti piuttosto sulla partecipazione, sulle manifestazioni culturali di spessore, sulle politiche abitative e sull’incentivo all’associazionismo più sano. Senza pretendere di ambire a una società senza criminalità e degrado, perché questa è una faccenda molto più grossa di noi e temo irrisolubile, senza speculare sulle paure legittime della gente e sulla sua tendenza a trasformare le proprie percezioni in certezze assolute.

[Leggi lo speciale di Ribalta su sicurezza e spazi pubblici]

[Leggi gli altri articoli di Giovanni Dozzini su Ribalta]

Foto di copertina di Carlo “Granchius” Bonini tratta da Flickr.

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