Comunità

Parasite, il sopra e il sotto della società

Parasite, il film di Bong Joon-ho che ha vinto quattro statuette alla novantaduesima edizione degli Oscar, è la metafora di una lotta di classe sorda, combattuta sulla linea della superficie: sopra i ricchi nelle loro ville sontuose, e sotto chi paga sulla pelle la fatica di vivere. Ed è anche la conferma che il cinema più nuovo arriva da Oriente

Dopo la conferma assai gradita ma non necessaria delle quattro vittorie di Parasite alla novantaduesima notte degli Oscar (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior film internazionale), abbiamo la certezza che il cinema nuovo, quello che sa raccontare innovando, arriva da Oriente.

Il capolavoro – chiamiamolo col suo nome – di Bong Joon-ho è un film dove è messa in scena ed è filmata la vita, dove la sceneggiatura è perfettamente oliata e simbiotica con la regia, dove il racconto si fa scrittura, movimento, corpo, simbolo. La rappresentazione delle classi sociali in questa opera dell’autore coreano, è assolutamente cinematografica e avviene in un piano verticale fortemente visivo, dove in alto ed esposti in luce ci sono i borghesi e le classi agiate e sotto di loro. tra sotterranei, scantinati e rifugi segreti, vivono i reietti, quelli che fanno fatica a sopravvivere. Una convivenza, o meglio un compromesso, che nasce da mille bugie e sotterfugi, con i signori spesso ingenui e paurosi di perdere in qualche modo il loro status che cadono nella trappola di chi se la cava grazie a espedienti, furbizia e talento.

Due mondi paralleli, un sopra che sembra dimenticare o voler dimenticare di avere un sotto; una villa da archistar che racchiude in sé – senza saperlo e forse senza volerlo – un mondo sotterraneo, una tomba che però per qualcuno è la sola possibilità di vita; una famiglia che considera qualcosa di inconsueto il solo fatto di uscire sul proprio giardino per una festa, e un’abitazione fatiscente che resta addirittura sotto il livello indicibile delle fogne e degli escrementi.

Due mondi che a un certo punto vengono messi in contatto in modo esplosivo e inatteso, perché – come dice il padre autista del film – “Le persone non dovrebbero fare piani… senza un piano nulla può andare storto”. Ma loro un piano, o meglio, un obiettivo ce l’hanno: prendere il posto dei ricchi. Non sovvertire quel mondo che li ha ignorati e messi “sotto”, ma sostituirsi a loro: una nuova classe di ricchi che forse prenderà il posto della vecchia senza cambiare nulla, ma usandone luoghi, simboli e orpelli. Salendo le scale.

Articolo originariamente pubblicato su www.vadoalcinema.it

In copertina, la riva del lago Rotondo nelle vicinanze del Rifugio Calvi, in Val Brembana. Foto di Emanuele Livietti

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