Opinioni

Mancate zone rosse, l’imputato è il sistema

L’inchiesta sulla mancata chiusura di Alzano e Nembro, due dei sottovalutati focolai lombardi di covid, è un esempio di clamorosa mistificazione sistemica, come sistemico è il razzismo negli Stati Uniti. La piega distorta che ha preso è stata adottata inconsciamente. Cioè in maniera automatica, spontanea, naturale si direbbe, benché non vi sia alcuna coerenza in essa.

È una mistificazione poiché l’imputato di un ipotetico processo che volesse aderire alla realtà di ciò che è accaduto è un’entità astratta. C’è una responsabilità collettiva per quello che è successo. Ma è così parcellizzata che a nessuna delle responsabilità personali che la compongono può essere ricondotta la colpa originaria. E per di più la somma delle responsabilità va molto al di là di quella delle individualità che la compongono, andando a costituire quell’entità che senza le responsabilità individuali non esisterebbe, ma che al tempo stesso, una volta venuta in essere le plasma a sua volta per alimentarsene. L’entità è il nostro sistema di produzione, che nasce dagli individui che lo mettono in atto. Ma che poi mano a mano li travalica, li fagocita si potrebbe dire, e si fa sistema di pensiero, di azione, di propaganda; diventa sistema giuridico, morale, indirizzo valoriale. E tende all’assoluto, non contemplando alternative che vengono eliminate, ridicolizzate o metabolizzate al suo interno.

Se il sistema di produzione non fosse così affamato di azione e condannato a un insensato moto perpetuo come è, ad Alzano e Nembro e in qualsiasi altra parte del mondo ci si sarebbe fermati per il tempo necessario, una volta conseguito che per contenere il virus occorreva placare i contatti fra gli umani divenuti veicolo della loro stessa minaccia. Ma il sistema, l’entità, non contempla fermate. Si nutre di fatture, scontrini, scambi di materie prime e prodotti finiti non per alimentare la vita degli esseri umani, come si è visto, ma per sedare la sua fame, che non è naturale impulso per il nutrimento del corpo ma bulimia. È un mangiare fine a se stesso che si serve degli umani per soddisfarsi.

Nelle situazioni-limite si fanno intellegibili faglie sotterranee. Quella della pandemia è una situazione-limite che ha portato in evidenza questa bulimia. Si sono chiuse le scuole ma le industrie, vere fabbriche di contagio, hanno continuato a rimanere aperte. Perché la scuola non produce fatturato, l’impresa sì. E il fatturato è la Bibbia del sistema. Si sono chiusi i parchi ed è stato intimato l’alt ai corridori poiché nei parchi non c’è scambio economico e perché il corridore è umanità sganciata dalla produzione; la stessa umanità che è stata tenuta invece ben in moto alla catena della produzione. Poi sono state riaperte in tutta fretta le attività economiche, ma continuano a rimanere chiusi i centri di assistenza per minori e per persone con disabilità. È successo perché i parchi e i corridori e la scuola e i minori e le persone con disabilità non hanno la forza che il sistema – questo sistema di cui siamo tutti responsabili e nessuno colpevole – attribuisce a chi fa fatturato.

È per questo che l’inchiesta sulla mancata chiusura di Alzano e Nembro è una mistificazione sistemica. Perché l’imputato al processo sarebbe il sistema. Ma non ce lo possiamo permettere; non abbiamo le risorse e la coscienza necessarie per potercelo permettere. Il sistema che dovrebbe stare sul banco degli imputati ha una forza tale da non consentirci neanche di potercelo immaginare uno scenario del genere, avendoci colonizzato pure l’immaginazione. Così cerchiamo imputati tra gli attori di cui si serve il sistema, che siano presidenti di regione o del consiglio. E andiamo avanti, dividendoci a seconda della tifoseria con cui il sistema ci impone di schierarci, ritenendoci parzialmente se non del tutto soddisfatti – perché le responsabilità sappiamo perseguirle, diciamo a noi stessi – e continuiamo a garantire lunga vita all’entità.

Foto di Carola68 da www.pixabay.com

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