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Le tre sfide del reddito per tutti

La misura di un reddito per tutti così come viene elaborata nel libro di Ugo Carlone disegna un nuovo welfare, una nuova concezione del lavoro e una nuova cittadinanza. Tre piani diversi per un dibattito all'altezza delle sfide che questo secolo pone

Dimenticatevi il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle. Il reddito per tutti è altra cosa, davvero diversa. E questo si capisce benissimo leggendo il libro di Ugo Carlone, Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo Welfare, uscito per Morlacchi Editore, Perugia, pochi mesi fa.

Cosa significa reddito per tutti? Carlone riprende la definizione che ne dà Van Parijs, il maggiore studioso del tema e l’intellettuale che più si è speso per questa causa nel mondo: “un reddito versato da una comunità politica a tutti i suoi membri, su base individuale, senza controllo delle risorse né esigenza di contropartite”. Una misura universale e incondizionata, quindi, diversa dalle altre prestazioni di welfare, come il reddito di cittadinanza proposto dai 5 Stelle, che sono selettive (solo per alcune categorie di persone) e condizionate (bisogna dare in qualche modo una contropartita). Proprio così: il reddito per tutti è proprio per tutti; è su base individuale e dura dalla nascita alla tomba; non ci sono contropartite, né verifiche di requisiti, né controlli sull’utilizzo delle somme. Ed è cumulabile con altri redditi. Ancora: è in denaro, ma potrebbe essere erogato in altri modi (cibo, abiti, godimento di un terreno o di una abitazione, ecc.), si somma agli altri servizi essenziali universali di welfare (istruzione e assicurazione sanitaria, per esempio) e viene dato a tutti i cittadini di uno Stato.

Come è possibile finanziare un intervento del genere? Carlone sottolinea che non è affatto impossibile farlo: innanzitutto, riassorbendo, eliminando o ridimensionando altri sostegni al reddito e altri vantaggi fiscali a favore delle famiglie; poi, eliminando i costi di gestione delle altre misure contro la povertà e degli altri sussidi, costi che sono in affetti altissimi; ancora, introducendo nuovi tributi ad hoc (una tassa ecologica sull’uso dell’energia; una sulle transazioni finanziarie – la Tobin tax; delle imposte sui patrimoni o sui movimenti speculativi di capitale); infine, semplicemente, sottoponendo il reddito per tutti a prelievo fiscale se, con le altre entrate, supera la soglia di povertà.

Non è un’idea bizzarra partorita da una mente folle, ma una misura che sta suscitando un dibattito molto corposo a livello internazionale, con alcune interessanti sperimentazioni. E si basa su un’idea di fondo: coniugare giustizia sociale e libertà individuale. Si tratta chiaramente, in prima battuta, di una misura contro la povertà, ed infatti il suo importo ruota attorno alla soglia sotto la quale una persona è considerata in deprivazione materiale (oggi, in Italia, questa soglia è pari a circa 700 euro mensili). Ma c’è qualcosa di più, perché investirebbe in maniera prepotente l’intero nostro vivere in comune.

Certo, è una misura nuova, e l’innovazione è visibile in tre ambiti specifici. Il primo è quello del nuovo welfare: il reddito per tutti costituisce una radicale forma di lotta alla povertà e di redistribuzione della ricchezza. Oggi la ricchezza prodotta va soprattutto in pochissime mani; sono sempre di più i (pochi) ricchissimi e l’aumento della povertà è documentato da moltissimi studi. Inoltre, la ricchezza prodotta è per lo più acquisita attraverso le nostre vite, la nostra esperienza quotidiana, in particolare nell’utilizzo delle tecnologie. Basti pensare ai fatturati di Google, Facebook, Amazon, Windows, Apple (e dei relativi proprietari), che non sono certo paragonabili, nelle modalità di formazione, ai classici strumenti di produzione e di sfruttamento tipici del mondo fordista.

Il secondo ambito è quello di una nuova concezione del lavoro, che è sempre meno il centro delle nostre vite e diminuisce (e diminuirà) proprio a causa della rivoluzione tecnologica. Quello che c’è è assai spesso precario e flessibile. Ed è un lavoro sempre meno capace di dare un senso alle nostre identità. Con il reddito per tutti il lavoro potrebbe diventare una scelta, non più una necessità. E non è certo detto (questo è scritto con dovizia di particolari nel libro) che diventeremmo un popolo di fannulloni, anzi.

Il terzo ambito è la nuova concezione della cittadinanza e della democrazia. Se l’800 è stato il secolo dei diritti liberali fondamentali e il ’900 quello delle garanzie del benessere, il nostro sarà il secolo della cittadinanza attiva? Una cittadinanza non più fondata sul lavoro (come è scritto all’art. 1 della nostra Costituzione), ma, magari, sulla possibilità di realizzare sé stessi anche attraverso una libera attività: forse ognuno potrà vivere la propria vita così come la vorrà condurre, e il reddito per tutti potrà costituire la base materiale per farlo. Se si vuole dare davvero piena cittadinanza a tutti e se si vuole davvero garantire universalmente una vita dignitosa, qual è l’opzione più praticabile? Il lavoro per tutti o il reddito per tutti? Quale delle due è la più semplice?

L’idea del reddito per tutti è forte, direi potente: si tratta di un’utopia percorribile, che ridà centralità alla politica contro l’arretramento che sta subendo in questi anni e contro lo strapotere del mercato e dell’economia. Inoltre, porta con sé una nozione nuova e arricchita di democrazia (la crescita economica da sola non basta, e non è la soluzione ai nostri problemi), legata al rispetto della piena dignità della persona. Uno strumento di contrasto radicale al neo-liberismo capitalista, che – è uno dei punti chiavi sottolineati da Carlone – può aggregare consenso da posizioni anche molto diverse tra loro: possono essere a favore i liberali radicali, gli ambientalisti, il mondo del femminismo, i liberisti, la sinistra vecchia e nuova, gli anticapitalisti più spinti.

Una bella idea, quella del reddito per tutti. E un bel libro, quello di Carlone, perfetto strumento colto e documentato di divulgazione.

In copertina, foto da www.pixabay.com di Alexas_Fotos

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