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Le stazioni non presenziate come luoghi di partecipazione

Per evitare l'abbandono, le stazioni ferroviarie "impresenziate" possono essere riqualificate e rigenerate, diventando spazi comuni utili alla collettività. Gli esempi non mancano.

Quando si pensa alle piccole stazioni ferroviarie, si crea nella nostra mente un’immagine ben precisa: studenti impegnati nell’ultimo ripasso prima della lezione, lavoratori trepidanti, turisti che sognano e fantasticano sulla loro prossima meta, biglietterie automatiche, l’altoparlante che avvisa l’arrivo, la partenza o il ritardo di un treno, il fischio dei freni sui binari, il capostazione che controlla la salita dei passeggeri, l’odore di cornetti caldi proveniente da un piccolo bar, saracinesche abbassate dei piccoli negozi, grandi spazi abbandonati e vuoti, sottopassaggi pedonali poco illuminati, degrado, senso di pericolo e paura.

1.900 stazioni “impresenziate”

Questa immagine potrebbe rappresentare la reale condizione delle piccole-medie stazioni ferroviarie presenti sul territorio italiano: nel 2018 è stato stimato che oltre 1.900 stazioni ferroviarie sono impresenziate. Si tratta di quelle stazioni che a seguito dell’introduzione di tecnologie innovative, come il controllo centralizzato e le biglietterie self-service, non necessitano più della presenza di personale ferroviario per garantire il servizio di trasporto.

Il fenomeno ha causato l’abbandono e il degrado di molti spazi che nel tempo hanno perso la loro funzione originaria: edifici di deposito, magazzini merci, sale d’attesa, uffici, appartamenti del capostazione, ecc. Inoltre, l’evoluzione del sistema ferroviario ha fatto sì che siano quasi solo i viaggiatori, ovvero coloro che scelgono il treno come mezzo di trasporto per motivi di studio, lavoro o vario interesse, a recarsi presso le stazioni ferroviarie. Infine, l’abbandono ha influenzato molto l’immagine che la collettività ha di questi spazi ed edifici: molto spesso vengono collegati a sentimenti e stati d’animo negativi, come degrado, abbandono, pericolo e desolazione.

Negli ultimi anni, il Gruppo Ferrovie dello Stato ha deciso di avviare diversi progetti di riqualificazione e di rigenerazione delle stazioni ferroviarie impresenziate con lo scopo di rendere questi luoghi dei beni comuni, ovvero spazi fruibili non solo dai viaggiatori, ma da tutta la comunità. In tale modo, le stazioni ferroviarie fuoriescono dal concetto di non luogo e vengono investite di un ruolo commerciale, sociale e culturale, divenendo a tutti gli effetti luoghi di incontro, di scambio e di relazione per tutti i cittadini.

Per raggiungere tale obiettivo, gli enti locali, le associazioni che operano nel settore sociale e gli enti no profit hanno la possibilità di ottenere gli spazi e gli edifici ferroviari abbandonati o non più utilizzati attraverso contratti di comodato d’uso gratuito, presentando dei progetti a RFI. Nel riscontro positivo o negativo rispetto alla proposta, viene posta l’attenzione su due caratteristiche considerate fondamentali: il contributo al miglioramento qualitativo della vita della comunità di riferimento e la qualità della partnership a supporto dell’attuazione, della realizzazione e della continuità del progetto.

Questa accortezza dimostra come anche da parte delle Ferrovie dello Stato vi sia un riconoscimento dell’importanza del coinvolgimento e della partecipazione attiva di molti soggetti: il ruolo della comunità di riferimento si dimostra fondamentale nella delineazione di idee condivise con i soggetti pubblici, privati e con il Terzo Settore e nella loro implementazione, perché il processo partecipativo permette di raggiungere decisioni qualitativamente migliori ed in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni e alle aspettative degli stessi cittadini.

Alcuni esempi di rigenerazione

L’iniziativa di riqualificazione e di rigenerazione avanzata dal Gruppo Ferrovie dello Stato ha portato alla concessione di oltre 450 stazioni impresenziate e ha coinvolto un numero molto elevato di volontari; qualcuno ha trovato anche un’occupazione. Gli edifici e gli spazi ferroviari sono divenuti protagonisti della realizzazione di progetti molto eterogenei tra loro, che sono distribuiti in tutta la penisola con una particolare densità nelle regioni settentrionali.

In Sicilia, l’ex appartamento del capostazione della stazione ferroviaria Isola delle Femmine è divenuto la sede dell’impresa sociale Addiopizzo Travel. La scelta di realizzare un progetto di promozione del turismo e delle bellezze del territorio all’interno di questo luogo è estremamente simbolica, in quanto è proprio sulle rotaie di questa stazione che venne ritrovato il corpo di Peppino Impastato. L’impresa sociale si è fatta promotore dell’idea del giornalista, secondo cui la bellezza del territorio siciliano rappresenta uno dei punti sui cui far forza per combattere la mafia. Il progetto realizzato cerca di sostenere i commercianti che si sono opposti al pagamento del pizzo preteso dalla criminalità attraverso l’organizzazione di pacchetti di viaggio, servizi turistici e culturali, che si appoggiano esclusivamente su tali attività, permettendo al turista di assaporare il patrimonio artistico, culturale e ambientale di Palermo e di conoscere i luoghi e i personaggi che hanno contribuito al movimento antimafia. Lo scopo principale del progetto è quello abbattere gli stereotipi collegati alla Sicilia, restituendo dignità al territorio e sostenendo la parte della popolazione che sta innescando il cambiamento.

In Piemonte, nell’ex deposito bagagli della stazione di Meina è stata istituita una raccolta alimentare gestita da un’associazione, in cui cittadini e aziende locali possono fare la loro donazione. La consegna dei generi alimentari viene fatta da volontari ogni 15 giorni alle famiglie che versano in condizioni di difficoltà. Inoltre, la sala d’attesa della seconda classe è divenuta la sede dell’iniziativa Vestistazione, ovvero un luogo di raccolta, catalogazione e distribuzione di vestiario usato, ma ancora in buono stato, a favore di persone in stato di disagio che non hanno i mezzi per acquistare indumenti. L’iniziativa nasce dall’idea delle mamme di Meina che, inizialmente, in maniera del tutto spontanea, si scambiavano i vestiti dei propri figli che crescevano e che erano destinati ad essere cestinati.

In Veneto, lungo il primo binario della stazione di Conegliano è stato realizzato un progetto di bookcrossing da parte del Comune, in collaborazione con le scuole e il Centro di Salute Mentale. L’obiettivo è quello di creare una rete di collaborazione tra ente locale, giovani e rispettive famiglie, al fine di considerare la lettura come un piacere e non solamente collegata al dovere scolastico. I pazienti psichiatrici del centro diurno hanno il compito di catalogare e distribuire i libri e di aprire e di chiudere gli angoli di lettura dislocati in tutta la città. Inoltre, all’interno dell’ex magazzino situato sul piazzale della stazione, è stata realizzata anche una sala prove con tutti gli strumenti necessari per suonare o registrare, dando ai ragazzi un luogo dove poter esprimere il proprio talento. Coloro che utilizzano tale spazio sono anche cogestori: infatti, il Comune di Conegliano ha deciso di far pagare ogni sessione musicale con il versamento di una cifra simbolica, in modo da raccogliere le risorse economiche necessarie per far fronte al servizio di pulizia ed eventuali manutenzioni.

In Abruzzo, l’ex alloggio del capostazione della stazione di Civitella Roveto è divenuta la sede della Croce Verde locale, che ha messo a disposizione le proprie risorse nei momenti di estrema emergenza che hanno colpito il nostro Paese: gli eventi sismici dell’Umbria nel 1997, dell’Abruzzo nel 2009 e dell’Emilia Romagna nel 2012 e l’emergenza idrogeologica locale. Inoltre, è insostituibile nel dare assistenza alla comunità: trasporta infermi, disabili o anziani per visite mediche o consulenze ospedaliere e si occupa di assistenza sanitaria nelle manifestazioni sportive e culturali di rilievo.

Stazioni per la comunità

Queste esperienze sono solo una piccolissima parte dei progetti di rigenerazione realizzati nelle piccole-medie stazioni ferroviarie. Tuttavia, riescono a dimostrare come un bene comune riqualificato può essere in grado di portare un significativo miglioramento nella vita della comunità di riferimento, costituire un luogo di riscoperta delle bellezze del territorio e un punto nevralgico della coesione sociale che ne deriva. Inoltre, evidenziano come le iniziative provengano dalle esigenze e dalle risorse della stessa comunità, dimostrando che quest’ultima è sempre più consapevole del proprio valore e del possibile apporto che può portare nella definizione e nella realizzazione di progetti.

* Martina Bisogni si è laureata in Sociologia e Politiche Sociali all’Università di Perugia nel 2020, con una tesi su “Partecipazione e Territori: la riqualificazione del patrimonio ferroviario ad uso sociale” (relatrice Alessandra Valastro).

Foto di copertina tratta da wikipedia.

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