Idee

L’adulto di Torre Maura

Di Simone, il quindicenne di Torre Maura protagonista del video in cui affronta persone più grandi di lui mostrando molto più buonsenso di loro, hanno parlato in molti. Ma è utile soffermarsi anche sulle parole dell’adulto con cui Simone si è confrontato per capire come la realtà dei sovranisti è virtuale, sganciata dalla vita vera e inutile a risolvere i problemi delle persone vere

Il buonsenso di Simone, il quindicenne di Torre Maura diventato eroe per avere detto cose ragionevoli agli organizzatori del presidio anti rom nel suo quartiere, ha oscurato le parole dell’adulto con cui il ragazzo ha tentato di interloquire. Qui del ragazzo non ci occuperemo, parleremo dell’altro protagonista della vicenda: l’uomo. Il video qui sotto è illuminante in almeno tre punti che vanno estrapolati e messi in luce perché danno l’idea non tanto di come pensa e argomenta Casapound, che è poca cosa, ma di come certe scorie vanno ben al di là di Casapound, rischiando di diventare senso comune anche a causa nostra, che alcuni ragionamenti strampalati li consideriamo straordinariamente maggioritari e tendiamo ad arrenderci, rimanendo poi a bocca aperta davanti a un ragazzino che mette in fila cause e conseguenze senza contorcimenti ideologici.

L’evidenza inesistente

“Un giorno lavorerai, e quando ti verranno a svaligiare casa o toccheranno uno dei tuoi cari o non ti sentirai sicuro (…) vedrai che dirai: quel signore forse c’aveva ragione e forse potevamo ancora frenare questa avanzata”. Queste cose l’adulto le dice in meno di un minuto, dall’1.15 al 2 nel video. C’è dentro un mondo. Ti verranno a svaligiare casa, toccheranno uno dei tuoi cari, non ti sentirai sicuro. Non sono possibilità ma certezze. Si tratta di fatti che accadranno, non c’è speranza di evitarli. E così come accadranno a Simone, accadranno a tutti. Sicuro. Siamo sotto attacco. Questo è il quadro, e non ha nessuna attinenza con la vita reale. Perché non è vero, naturalmente, che a tutti noi svaligeranno la casa. È una visione paranoica che però diventa realtà nel momento stesso in cui la si evoca. Né l’adulto che la pronuncia, né gli altri adulti che stanno intorno osano metterla in discussione perché sono intimamente convinti che sia una verità. Eppure si tratta di una enormità. Ancora: “Ti sembrano una minoranza i rom in Italia?”, chiede retoricamente l’adulto a Simone (minuto 2.20). E il quindicenne risponde con l’evidenza dell’ovvio: “So ‘na minoranza che sì, semo sessanta mijoni!”. Eppure le sicurezze dell’adulto non vengono scalfite: per lui c’è una avanzata da frenare, è sicuro. Sta in una realtà virtuale, ma vi è talmente immerso che la scambia per vera. “Ce ne saranno….bah….ventimila forse a Roma”, ribatte (minuto 2.28), e poi tenta di divincolarsi cambia facendo confusione, cambiando argomento, dicendosi speranzoso che Simone “un giorno farà volontariato” per questa minoranza, cioè tentando di schernirlo. Cioè: sta facendo un presidio anti rom – contro 70 rom – e non conosce minimamente l’entità del fenomeno. Li considera prima maggioranza, i rom, confermando la totale disconnessione della sua realtà dalla vita vera. Poi, constatata per una volta l’insostenibilità della tesi, butta là un numero a caso: saranno ventimila a Roma. Che sarebbero comunque una assai esigua minoranza, rispetto a 3 milioni di abitanti. Eppure sono di meno: basta poco a documentarsi. I rom in Italia sono stimati in un numero che va dai 90 mila ai 140 mila. Di questi, 70 mila sono cittadini italiani. Per quanto riguarda Roma, l’ultimo censimento è stato fatto nel 2017, e i rom erano 5.300. Però c’è l’avanzata, ti sembrano minoranza? Basta dirlo, senza dover dimostrare alcunché. E tutto diventa vero anche se non esiste.

Il “vero razzismo”

“Le cooperative per ogni testa (questo è vero razzismo pensateci bene) per ogni testa rom che entra qua dentro prendono 80 euro e poi gli danno un pasto scadente (quando glielo danno), gli danno una struttura fatiscente, questa si chiama speculazione e siccome siamo cittadini che non ci viene restituito niente a livello di servizi, sanità, scuola, fai una riflessione un po’ più complessiva e vedi che i fondi europei vanno per questi progetti di finta integrazione (…) te lo sai che questi li stanno portando qua non per una operazione di volontariato ma perché ci sono dei fondi europei da intercettare? A te piacerebbe che questi fondi europei vengano spesi per le case popolari dove vivono tanti dei tuoi amici, dei tuoi parenti, o per le scuole, o sei più contento che vadano per questa accoglienza che non mette i soldi in tasca ai rom?”. (dal minuto 2.58 fino alla fine del video)

L’adulto non accenna minimamente a uscire dalla sua realtà virtuale, però scivola e deve cercare appigli. E allora ricorre a una capriola consueta in questi casi: non solo non sono razzista, ma i veri razzisti sono quelli che speculano sulla pelle degli stranieri. Cioè: lui sta facendo presidi da giorni affinché i rom non vengano nel quartiere, ha calpestato il pane che era destinato alle loro bocche, ma in verità è preoccupato per loro; il suo problema davanti a Simone è diventato che questa accoglienza non mette i soldi in tasca ai rom. Il razzismo scientifico, quello che postula l’inferiorità degli altri, non è agitabile. Allora si ricorre all’argomento che sono i buonisti a speculare sulle minoranze, e quello è il vero razzismo. C’è tanta confusione, sia nelle argomentazioni sia negli incespicamenti della lingua parlata dell’adulto. Ma al fondo c’è un messaggio involontario, che è poi quello di chi pensa e agisce nel modo in cui pensa e agisce l’adulto che sta davanti a Simone: non c’è niente da mettere in discussione in questo sistema, dobbiamo litigare sulle briciole; se ci sono i fondi europei, meglio che vadano a noi che a loro. Le risorse che ci danno da spartirci sono queste, e occorre essere più cattivi degli altri per prendersele. Non c’è altro da fare che la guerra contro chi ci sta più vicino e da più vicino ci minaccia. È la resa mascherata da offensiva. È la difesa più smaccata dell’ordine costituito travestita da attacco al potere. Anche in questo caso una trasfigurazione. L’ennesima.

Come in televisione

Non c’è vita reale nelle parole dell’adulto. Pezzi di vita vera e difficile sono presi a prestito e a pretesto per costruire un set di realtà virtuale che non mette in discussione nulla: né le proprie convinzioni infondate né l’ordine costituito che trasforma i quartieri e le vite in inferni. Si accetta l’ordine e ci si scatena contro chi non può difendersi reo di essere protagonista di un’avanzata. Questa disconnessione dalla realtà, la si percepisce bene quando l’adulto, dal minuto 1.15, smette di rivolgere lo sguardo a Simone, che sarebbe la persona con la quale sta parlando, e si gira verso lo smartphone che lo sta riprendendo. Aveva aperto la rappresentazione dicendo: “Lui non è d’accordo, accettiamo il confronto, vai”, come rivolgendosi al pubblico, al suo pubblico. Deve mostrarsi tollerante, aperto al dialogo, non è lui il razzista. Poi, nel corso dei quattro minuti del video, dimentica di parlare con una persona vera, tanto da arrivare a rivolgersi a una seconda persona plurale (pensateci bene) con gli occhi dritti nella telecamera. È realtà virtuale quella in cui vive, ed è come se sentisse di dover convincere pure gli altri di vivere in una realtà virtuale. E lo fa con un mezzo che è per eccellenza creatore di realtà virtuale: la telecamera. Così travalica il rapporto umano che si è appena instaurato con Simone per tornare alla sua virtualità e rivolgersi a un pubblico da convincere, al diavolo il buonsenso. È la conferma che non è vita vera quella di cui sta parlando. È propaganda. Infondata. Sradicata dal reale. Che del reale prende solo un pezzo per decontestualizzarlo e recitare un mantra che fa più o meno così: la colpa del tuo malessere è di chi sta peggio di te. Che è la migliore arma per difendere chi sta sopra, il sovrano. Altro che sovranismo.

PS: questo è l’adulto di Casapound che cade davanti alle argomentazioni di un quindicenne; come lui moltissime altre persone vivono in quella realtà virtuale che non spiega niente della vita vera, e che anzi è la negazione delle soluzioni ai problemi della vita vera. Ma nel mondo, in Italia, intorno a noi ci sono anche parecchi Simoni. Dovremmo forse cominciare anche noi a uscire dalla realtà virtuale e affrontare la vita vera.

Foto di copertina da pixabay.com

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