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La sfida del Gloria, cinema di comunità

Questa è la storia di un “cinema post cinema” che rappresenta un’oasi nell’offerta culturale omologata di una sonnacchiosa città di provincia. Al suo posto domani potrebbe sorgere un palazzo. Il circolo culturale che lo gestisce vuole dire no. E ha chiamato a raccolta una comunità perché il cinema Gloria viva

Il fascino delle sale cinematografiche richiama il pubblico tra le file delle proprie poltrone, luoghi dove per qualche ora ci si può isolare dal mondo e viaggiare nella fantasia trascinati dalle pellicole in storie e mondi diversi. C’è chi il cinema lo vive come un passatempo qualunque, chi ne è innamorato perso e chi ha deciso di farne la propria ragione di vita. Questa è la storia del Cinema Gloria e del circolo Arci Xanadù che da anni lo gestisce. Oggi questo luogo affronta la sfida più importate della sua storia, la lotta per la sopravvivenza. Per capire l’importanza della posta in palio, vale la pena raccontare com’è nata quest’avventura e la nuova impresa in cui si sono lanciati i soci.

Como, Italia

Como è una tranquilla città di provincia lombarda, si affaccia sul meraviglioso lago e vive una propria staticità che spesso vincola i suoi abitanti a doversi accontentare di pochi luoghi e occasioni per godere di cultura ed aggregazione. Como è una città che risente di una certa divisione tra una parte elegante ed altolocata, come il suo centro storico, e un’altra più di periferia, nascosta e alla ricerca della propria identità. Questa è una città in cui si cura primariamente il decoro del proprio centro storico e del lago, e lo si fa oltretutto malamente, si veda l’infinita vicenda delle paratie, un muro che per anni ha oscurato la vista del magnifico panorama lacustre.

C’è chi però non si è arreso a questa monotona apatia e ha deciso di dare un segnale di svolta per pensare e immaginare alternative in un contesto spesso assopito e carente di stimoli. Fare cultura in modo diverso, mettere al centro la qualità della proposta e l’accessibilità, ma soprattutto fare tutto questo in periferia, fuori dal centro. La nascita di molti progetti scaturisce da cocenti sconfitte, questo è il caso della fine dello storico cinema Gloria nel 2005. La struttura fu costretta a chiudere i battenti perché impossibilitata a competere con le due multisala cittadine, il Gloria era un cinema storico della città, aperto quando il quartiere in cui sorge, Rebbio, contava ancora più campi che case. Un cinema che ha lasciato un segno nella realtà locale perché capace di proporre una programmazione di qualità e rassegne cinematografiche di valore rispetto all’offerta nel resto di Como. Il vuoto venutosi a creare nel contesto sociale e culturale accese una riflessione in molte persone che si chiesero come l’offerta cinematografica e aggregativa comasca avrebbe risentito di questa mancanza, e se la città era davvero disposta ad accettare questa perdita senza provare a dare una risposta.

La rinascita del Gloria

Questo processo di riflessione e pianificazione trova il suo compimento nel 2007 con la nascita del circolo Arci Xanadù, che riapre la storica sala mantenendone il nome. Da subito si pensa al Gloria come uno spazio dove fare non solo cinema ma cultura e intrattenimento in tutti i suoi aspetti, tant’è che il progetto prende il nome di “Spazio Gloria”. Musica, mostre, convegni, presentazioni di libri, teatro, queste sono alcune delle attività che negli anni si sono susseguite in sala e nel baretto all’ingresso. I soci lo chiamano il “cinema post cinema” ovvero un nuovo modo di pensare all’attività perché da un lato si vuole offrire qualcosa di diverso dalla grande multisala consumistica e dall’altro si vuole dare spazio al cinema come forma di aggregazione. Il dialogo col territorio è visto da subito come elemento importante e fondamentale per poter ridare al Gloria un ruolo d’importanza nel contesto sociale del comasco. Questa rete col territorio porterà diverse realtà a riporre fiducia nel cinema e identificare in questo quel luogo di proposta culturale sviluppata in collaborazione, un punto di riferimento che nel tempo diventerà imprescindibile.

La città, gli spazi, chi e come li vive

Questo piccolo caso apre il discorso su temi molto più ampi, ovvero su come il continuo cambiamento della città porti all’abbandono e al riuso degli spazi. Il cinema Gloria è esplicativo di queste dinamiche. I nuovi modelli di consumo e di offerta di cultura e intrattenimento hanno portato alla chiusura di molti cinema monosala prosciugati dai multisala in tanti centri urbani così come nelle zone periferiche. Vi è però da chiedersi come l’impoverimento di questo mercato determini anche una riduzione delle offerte cinematografiche: offrire pellicole che sono al di fuori dei circuiti commerciali di massa che valore ha? Sono ragionamenti che vanno oltre quello di carattere strettamente economico, anche se le imprese non possono distaccarsi totalmente da certe logiche perché i bilanci richiedono un certo afflusso di cassa per tenere aperti i battenti. Appare quindi evidente come la rivendicazione di cinema alternativi al modello principale è una richiesta di attenzione ad aspetti importanti nella formazione della molteplicità dell’offerta culturale in una città. Certo, anche il Gloria propone film “commerciali” purché questi siano ritenuti “interessanti e belli” dai soci del circolo ma ciò che è importante è la possibilità di avere un luogo in cui poter comunque maturare un’alternativa a queste pellicole. Questo bisogno genera cambiamento e rinnovamento nel tessuto urbano all’interno della città che cambia. La città è in continua modificazione grazie a forze interne ed esterne, creative e distruttive, macroscopiche o microscopiche. In questo continuo processo si è inserito il circolo Xanadù, che ha visto in un luogo vuoto una possibilità di aggregazione, di rinnovamento e di alternatività.

Cinema Gloria
Il “regalo” di Zerocalcare per la campagna del cinema Gloria

Una storia comune

Nel corso degli anni, il progetto “Spazio Gloria” è cresciuto arrivando ad avere oggi 2500 soci e riuscendo nell’ intento di aggregare diverse sensibilità della città che si rivedevano nell’esigenza di avere un luogo di costruzione collettiva dell’offerta culturale. Chi la conoscesse, potrebbe ritrovare in questa esperienza molti punti in comune con la vicenda del Postmodernissimo di Perugia, e in effetti è proprio così, le due storie sono molto simili, così come i due luoghi fisici per molti tratti si assomigliano. Come il Postmodernissimo, anche lo Spazio Gloria si è sempre posto l’obiettivo di lanciare sfide alla propria comunità di riferimento chiedendole di credere nel progetto supportandolo nei momenti di bisogno così come condividendo i momenti di gioia e successo.

La sfida

Oggi però il cinema comasco affronta la sua sfida più grande, la proprietà che per molti anni ha supportato il progetto ha di recente deciso di vendere l’immobile che molto probabilmente sarà abbattuto per far spazio a nuove palazzine. I soci dello Xanadù rifiutano totalmente questa opzione e hanno deciso di lanciare una campagna per l’acquisto collettivo dello spazio. “Manchi tu nell’aria” è il nome di questa proposta e ha già coinvolto diversi cittadini, altri circoli Arci, attori, musicisti e fumettisti (una delle immagini simbolo della campagna è a firma di ZeroCalcare).

L’obiettivo è raccogliere 350.000 euro da integrare poi con mutui e altre forme di finanziamento per raggiungere la cifra di 700.000 che permetterebbe di acquistare lo stabile ed effettuare alcuni lavori di manutenzione necessari alla struttura. L’impresa è ardua ma la forza di volontà dei soci è molta e l’aiuto di chiunque necessario. Sostenere lo Spazio Gloria significa sostenere un progetto che lancia una sfida su molti fronti: non assoggettarsi a logiche di solo mercato, salvare un luogo storico, supportare un centro di aggregazione e cultura, dimostrare che l’unione fa la forza.

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