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La quotidianità che aiuta. Volontariato e Misericordie

Perché è importante il volontariato, oggi? E come viene vissuto dai volontari che lo praticano? Sono queste le domande a cui un’indagine realizzata fra i volontari delle Confraternite di Misericordie dell’Umbria ha cercato di rispondere

“Tante volte pensiamo che per fare opere verso il prossimo serva fare chissà quale azione; invece è la quotidianità che aiuta, che è molto utile, e ripaga il volontario”. Ecco come viene vissuto il volontariato da chi lo pratica, e le sue motivazioni, con le parole di chi si impegna nel concreto. È uno degli aspetti più importanti emersi dall’indagine svolta da chi scrive fra i volontari delle Confraternite di Misericordie dell’Umbria.

Il volontariato oggi

Prima di vedere i risultati della ricerca, bisogna dire che il volontariato sta assumendo, nella società odierna, un’importanza sempre maggiore, per diverse ragioni. La prima sta sicuramente nel fatto che il mondo di oggi sta diventando sempre più complesso e variegato, e più “anziano” (secondo dati Istat, entro il 2065 la vita media potrebbe giungere a 86,1 anni per gli uomini e 90,2 anni per le donne, con la popolazione ultrasessantacinquenne che coprirà il 34% del totale). Questo porterà alla necessità di un tipo di assistenza socio-sanitaria sempre più a lungo termine, di cui lo Stato non riuscirà a prendersi totalmente carico; servirà il contributo di altri soggetti, ovvero quelli del Terzo settore. Quest’ultimo sta entrando sempre più prepotentemente all’interno dell’amministrazione e dell’erogazione dei servizi pubblici, acquisendo, di conseguenza, il diritto di contribuire in modo sostanziale all’interno degli spazi decisionali.

La seconda ragione fa riferimento a quello che la sociologa Arlie Russel Hochschild ha definito lo spirito commerciale della vita intima: la tendenza della famiglia a delegare alla società i suoi compiti, compresa l’attività della cura, che finisce per essere svolta da persone pagate per farlo. La famiglia, perciò, esclude dai suoi compiti anche l’affettività. È per questo che attività come quelle del volontariato continueranno ad essere fondamentali: costituiscono gli spazi in cui riversare la propria emotività, fuori dalle logiche di mercato che caratterizzano la società attuale. Ed è per questo che i giovani sono distanti dalle attività di volontariato: non si approcciano, nella loro vita quotidiana, all’importanza della gratuità, a partire da quello che accade all’interno della famiglia. La rete familiare, infatti, che fino a pochi decenni fa era al centro dell’opera di cura delle persone anziane e con disabilità, sta progressivamente perdendo questo compito, delegando tutto ai soggetti estranei alla famiglia e alle istituzioni.

Molte persone fragili sono rimaste sole, senza un supporto familiare, ed è per questo che serve una rete sociale forte, composta dalle istituzioni in primis ma anche, e oserei dire soprattutto, dagli altri soggetti che gravitano attorno all’assistenza. È fondamentale, perciò, incentivare il volontariato, in particolare fra i giovani. Questo sia perché le associazioni di volontariato vedono fra le loro fila quasi per la maggior parte persone adulte e/o anziane, che necessiteranno di un ricambio generazionale, sia perché bisogna recuperare la dimensione della solidarietà fra le nuove generazioni.

Le Misericordie

La Misericordia storicamente attestata nasce invece nel 1244 a Firenze, con lo scopo di far fronte ai bisogni delle persone più deboli e dare una degna sepoltura ai poveri di cui non si occupava nessuno. Alla Confraternita aderivano persone di ogni ceto sociale, e per questo furono adottati una cappa nera, che copriva il viso, e dei sandali, in modo da garantire l’anonimato. La Misericordia, dalla sua fondazione, ha assunto un ruolo sempre più rilevante, che l’ha portata a diffondersi, nel corso dei secoli, dapprima nelle altre città della Toscana e successivamente anche in altri Paesi (è nel 1498 la fondazione di una Misericordia a Lisbona).

Nel 1899 nacque a Pistoia la Confederazione delle Misericordie così com’è strutturata oggi, evento che vide per la prima volta le Confraternite riunite. La Misericordia è attualmente attiva in Italia (tranne che in Valle d’Aosta) con 741 sedi operative, che comprendono circa 670 mila iscritti. Le Confraternite attuali si occupano di trasporto sanitario e sociale, gestione di ambulatori specialistici, assistenza a carcerati, anziani, immigrati, persone con disabilità, tossicodipendenti, malati di AIDS, minori, servizio civile, protezione civile, onoranze funebri e gestione cimiteriale, servizi emodialisi autogestiti, telesoccorso e teleassistenza, raccolte di aiuti e missioni umanitarie internazionali. Promuovono anche azioni di sviluppo all’estero, attraverso la collaborazione con istituzioni locali, missioni e organizzazioni non profit. Al di fuori dei confini italiani, la Misericordia è presente in molti paesi.

Uscire dai propri schemi mentali

Il mondo delle Misericordie umbre è stato indagato con un questionario e con interviste in profondità. Dalle due indagini emerge come a svolgere volontariato al loro interno siano, in modo particolare, uomini appartenenti alla fascia di età adulta (36-65) e con un livello di istruzione medio-alto. Importante, però, è anche il contributo che viene fornito dalle persone pensionate. Poco numerosi sono invece i giovani.

La spinta ad entrare in una delle Confraternite è l’aiutare gli altri e il mettersi in gioco, facilitati, magari, da un avvenimento particolarmente significativo della propria vita: la pensione, la perdita del lavoro o un lutto. Per tutti, però, si tratta di una pulsione già presente, emersa in momenti particolari, quando le persone decidono non solo di essere fruitori dei servizi ma di diventarne, in qualche modo, erogatori.

L’esperienza del volontariato ha rappresentato un modo per imparare ad approcciarsi alla sofferenza, elemento importante, dato che, come viene sottolineato da uno degli intervistati “viviamo in una società dove si tende a scartare il brutto, a nascondere le malattie”. Molti hanno affermato di aver imparato ad apprezzare ciò che si ha e a relazionarsi con le altre persone, in particolare quelle sofferenti. Lo spiega bene un altro intervistato: “Ti permette di uscire dai tuoi schemi mentali, in cui si è concentrati solo su sé stessi, si è egoisti e non si dà nulla agli altri“. Uno dei più giovani ha anche raccontato che il volontariato gli ha permesso di trovare la sua vocazione all’interno del percorso scolastico: ”Il mio impatto con il volontariato è stato più che positivo. All’inizio ero una persona dal carattere difficile, chiusa, ribelle, ma il volontariato mi ha aperto una nuova prospettiva in merito a come guardare il mondo attuale, a come approcciarsi alle altre persone, agli anziani. Ci tengo ad aiutare gli altri, mi piace. Era sicuramente qualcosa che avevo sin da piccolo, che nel corso del tempo avevo un po’ tenuto nascosto. Con il volontariato però sono riuscito a farlo emergere. E ho cercato di trasmetterlo agli altri. Anche a scuola, durante l’autogestione, ho convinto i miei professori a organizzare un corso di primo soccorso, con le nozioni base, corso al quale sono venute molte persone. E nonostante con la scuola non abbia avuto un buon rapporto, anche i professori mi hanno visto sotto un’altra luce, dopo questa esperienza”.

Prendere consapevolezza della realtà

Per molti, poi, l’esperienza di volontariato potrebbe aiutare i giovani disoccupati e che non studiano (i cosiddetti NEET, molto numerosi in Italia) a trovare una strada, ad essere occupati in qualcosa di utile. E in generale, il volontariato potrebbe contribuire a creare una coscienza civica. I risultati dei questionari hanno aggiunto che il volontariato ha rappresentato, per coloro che lo praticano, un’opportunità per imparare a gestire meglio il proprio tempo e per prendere consapevolezza della realtà sociale in cui si vive. Come concludono alcuni volontari: “Mi ha insegnato a vivere direttamente la sensazione di essere positivo e di sentirsi veramente utile in una società all’interno della quale, purtroppo, certi valori appaiono non messi in evidenza e mi ha insegnato ad ottenere la ricompensa nel verificare il grazie di chi è meno fortunato”; “Non credevo che fosse così importante”.

Altri volontari hanno affermato che “sicuramente c’è un impatto perché pur vivendo in modo consapevole la quotidianità e anche le cose più faticose della vita, ho potuto verificare più approfonditamente le esigenze della vita andando avanti con l’età. I conti si fanno anche a livello personale, perché scopri la vera sofferenza, quindi si è spinti a prodigarsi”. Ancora: “l’insegnamento che ho è continuo, perché solitamente, se si fa una vita normale, non ci si rende conto di quali siano i veri problemi, anche per il fatto che la medicina, con i suoi progressi, ti permette di vivere a lungo anche se con la necessità di un’assistenza continua. Ho percepito in particolare il problema degli anziani, che necessiteranno, andando avanti, sempre di maggiore assistenza. A mio parere tutti dovrebbero provare per un po’ l’esperienza del volontariato, per rendersi conto, in particolare i giovani, che vivono molto più protetti che in passato”.

“Il volontariato mi ha insegnato tante cose che non sapevo, forse anche troppe. Mi sono reso conto che al mondo c’è tanto bene ma anche tanto male”. In fin dei conti, ecco perché è utile e giusto farlo.

Foto di copertina di Ashely Barli da Pixabay. Le altre foto sono tratte da Wikipedia.

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