Opinioni

La politica allo stato gassoso

I protagonisti politici italiani pongono problemi e soluzioni non "solidi", né tantomeno "liquidi", ma proprio "gassosi": intangibili, inafferabili, ripetitivi, noiosi, non avvincenti. Che non toccano la vita reale di donne e uomini. Forse è un problema di livello delle persone e di consistenza dei temi

Liquidità è stato il mantra sociologico degli anni novanta e di quelli a seguire. Prima c’era invece la solidità, la certezza di far parte di gruppi omogenei (classi) che votavano più o meno compattamente la stessa cosa. E c’erano i sindacati. E le politiche industriali pubbliche, etc. etc. Dissolto tutto questo, ridotto allo stato acqueo, si è passati alla fluidità, all’incertezza, alle “identità multiple”. Zygmunt Bauman su questo ha creato quasi una scuola di pensiero (abusata e citata in overdose). Il mondo liquido, dove i punti di riferimento scompaiono o non si trovano o si è persa la mappa o si passa facilmente da un punto culturale o materiale ad un altro. Almeno questo era nella vulgata generale.

A vedere ciò che è successo in Italia nell’ultimo mese, si direbbe: beh, è proprio la quintessenza della liquidità. Partiti che nascono dal nulla, alleanze improbabili fino a due ore prima, suicidi politici apparentemente inspiegabili, leader che non tengono il loro partito, influencer che dirigono il traffico e pontificano. Risultato? Nuovo Governo nel pieno delle capacità democratiche e iper-legittimo, in un travaso da una bottiglia ad un’altra, quindi con i liquidi come protagonisti. Trasformismo? Non è questo il punto. E non è neanche quello del finalmente ci siamo liberati di e neppure che abbiamo il governo più a sinistra della storia (che poi, insomma…). Il punto è un altro: il livello e la consistenza.

Il livello: da chi siamo guidati e diretti, politicamente? Da nani. Troppo disfattista? Eppure, vedendo e vivisezionando interventi dei leader alle Camere, articoli di giornale, post e tweet, dichiarazioni e comparsate, l’impressione è che il paese sia, ora, in mano a persone veramente povere di tante, troppe cose: visione generale, caratura personale, affidabilità e lealtà, cultura politica, sana strategia orientata al futuro, idee di paese, anche valori di fondo. Piccoli personaggi, ai quali è stato delegato il potere (e questo è sacrosanto, nel metodo), ma che di questo potere ne fanno un lavoretto come tanti.

Personaggi che potrebbero essere tranquillamente collocati in altri contesti, senza affatto sfigurare: conduttori di talk-show o attori di serie tv; in pulpiti ecclesiali o in corsi e corsetti universitari; a guidare una curva dello stadio o in teatro e tournée con amabili spettacoli; in un banale ufficio pubblico a scrivere determine e delibere. Tutte cose onorevoli: ma non nel senso di onorevole che il nostro sclerotico lessico politico regala a chi dovrebbe, almeno, avere le idee chiare in testa per risolvere i problemi e gli strumenti umani, intellettuali e pratici per metterle in pratica.

La consistenza: e qui non si parla tanto delle persone, ma dei temi. Di cosa si sta straparlando in questo periodo? Di alleanze; di proporzionale e maggioritario; di centrodestra e centrosinistra (per fortuna nessuno ha ancora tirato fuori la questione del trattino di mastelliana memoria); di tattica parlamentare; di quanto prenderebbe tizio o caio se si votasse oggi; di correnti, scissioni, posizionamenti. E il resto? Quando lo affrontiamo, per bene?

Ok, tra poco ci sarà la finanziaria, e lì dovrà venir fuori per forza qualcosa, che abbia un “verso”. Ma l’impressione è che la consistenza di ciò di cui si parla non rappresenti neanche più una politica liquida, ma una proprio gassosa: inconsistente, appunto, inafferrabile perché priva di contenuti reali, con ricadute reali su persone reali. Che dopo, le persone reali, o vanno tutte da una parte che le abbindola dopo averle sovraeccitate, o non vanno più da nessuna parte: restano a casa sia quando si vota, sia quando ci sarebbe un motivo per manifestare o prendere la parola.

Chi dà le carte in questo particolarissimo periodo storico – o finge di darle, perché pezzi importanti di potere reale non sono più da tempo appannaggio della politica – pone problemi e soluzioni che non solo non sono né solidi né liquidi, ma sono proprio intangibili, quasi trascendenti, ripetitivi, noiosi e non interessanti. Da una parte, tutta paura, fomento e ostensione di bambini; dall’altra, argomenti non convincenti e non avvincenti. “Nuovo umanesimo” significa tutto e niente: ed è l’unico slogan “alto” che si è sentito. Staremo a vedere, ma è un po’ vago, un po’ poco. Un po’ inconsistente. Gassoso.

Foto di copertina di Chris Martin da Pixabay.

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