Percorsi

La Fabbrica della puzza e CittàViva

“Abbiamo presidiato il sito notte e giorno. Ci davamo il cambio, qualcuno portava da mangiare, altri leggevano le sentenze e dialogavano. La paura iniziale è scomparsa. Anzi, quella rabbia è stata un carburante per lottare per i nostri diritti". La storia della "Fabbrica della puzza", in Campania, e dell'associazione CittàViva che l'ha fatta chiudere

Nuovi modi di fare politica?

Termini come pubblico e politica sembrano ricondurre prettamente alla dimensione burocratica e istituzionale dello stato. Tuttavia, se da un lato sono proprio le narrative perpetrate da governanti e mass media a influenzare l’opinione pubblica, è vero che vanno moltiplicandosi gli spazi dove far emergere una socialità di tipo informale che produce altro e che, spesso in contrapposizione con le direttive emotive, culturali e legislative dei centri istituzionali e governativi, è capace di ottenere legittimazione.

Ad una di queste esperienze appartiene l’associazione campana CittàViva, i cui membri sono stati intervistati da chi scrive e dove, nei fatti e nelle loro stesse parole, “non si fa politica ma ci si occupa di essa: non si deve appartenere a uno schema ideologico prefissato ma la politica può essere intesa come luogo di scambio di idee e argomentazioni, come strumento di sensibilizzazione sui problemi che interessano la società e come azione sociale da svolgere concretamente dopo il reciproco e collettivo accordo per superare le paure e ad avere speranza e fiducia nel futuro”.

Queste nuove forme di socialità etica e politica si inseriscono nella cosiddetta sfera pubblica, cioè in quei “luoghi terzi” dove le emozioni, e non più solo le argomentazioni razionali, giocano un ruolo preponderante in termini di convincimento, coesione e partecipazione democratica allargata.

Un contesto difficile

CittàViva è un’associazione socio-politica-culturale, a-politica e aconfessionale, nata a Teverola, in provincia di Caserta nel 2015, grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani, provenienti da diversi settori sociali e dalle esperienze di vita differenti. Ci troviamo in un contesto sociale molto particolare e problematico, tristemente noto alle cronache come “Terra dei Fuochi” e interessato da vicende che riguardano la malavita organizzata facilitata dalla vicinanza geografica con altri comuni limitrofi tra cui spicca quello di Casal di Principe, sede di uno dei clan di punta della Nuova Camorra Organizzata.

In tale scenario è facile pensare a una paralisi delle iniziative della società civile. Basti pensare che in soli dieci anni, dal 2009 al 2019, il comune di Teverola, in tre legislature, ha conosciuto due commissari prefettizi. Tuttavia, è proprio negli ultimi dieci anni che il malcontento e l’indignazione per le narrative e le pratiche sociali perpetrate dalle istituzioni e dal malaffare hanno spinto i cittadini a intraprendere percorsi di creazione di sfera pubblica, come è dimostrato dal proliferare di associazioni e comitati per la salvaguardia dell’interesse comune. In un territorio al quale vengono affibbiati, spesso a ragione, termini di forte valenza negativa. Un ambiente sociale che sarebbe corrotto, se si escludono i pochi casi saliti alla ribalta mediatica, dove il pluralismo politico ha lasciato spazio all’omogeneità di orientamenti figli delle logiche delinquenziali, dove il silenzio imposto dalla paura e dall’opportunismo ha portato a una paralisi dello spirito critico e della partecipazione civica, dove la benda dell’omertà ha offuscato le interazioni faccia a faccia e dove infine, la rassegnazione e l’impotenza della società civile ha portato alla decadenza, se non alla morte, della sfera pubblica.

Tuttavia, le cose non stanno proprio così. C’è una sfera pubblica che è viva e che resiste e che sotto la spinta delle nuove generazioni sta ottenendo risultati sia in termini di difesa dei diritti sia attraverso un dialogo con le istituzioni.

L’associazione CittàViva

CittàViva si compone di un consiglio direttivo formato da dieci persone di età compresa tra i 23 e i 28 anni ed è è impegnata in differenti attività: dal sostegno alle famiglie meno abbienti a campagne di sensibilizzazione ambientale e culturale, a mozioni e petizioni rivolte alle istituzioni, fino a manifestazioni che cercano di avvicinare più persone possibile per cambiare ciò che non viene sentito legittimo.

È questo il senso che CittàViva dà alla politica. Nelle parole del presidente, i membri danno a questo termine un’accezione “positiva e neutrale, non nella misura in cui possa essere collegato a uno schema ideologico, bensì come luogo di scambio di idee e argomentazioni, come strumento di sensibilizzazione sui problemi che interessano la comunità cittadina e infine come azione sociale da svolgere quotidianamente sia in termini di scambio di argomentazioni ed opinioni sia concretamente attraverso iniziative che coinvolgano i cittadini e le istituzioni. In questo senso non facciamo politica ma ci occupiamo della politica”.

Un nuovo modo di intendere la politica, molto più concreto e vicino alla realtà e alle sue esigenze, lontano dalle logiche e dalle argomentazioni di una politica di palazzo sempre più distante dai cittadini. Un nuovo modo che ha preso concretezza nel caso della “Fabbrica della puzza”.

La “Fabbrica della puzza”

La storia della “Fabbrica della puzza” inizia quando viene realizzato un impianto di trattamento e recupero di rifiuti non pericolosi nel comune di Gricignano di Aversa. Nell’agosto 2011, viene stipulato l’atto di convenzione per l’assegnazione di un’area di 31.195 metri quadri con il consorzio per l’area di sviluppo industriale (ASI) della provincia di Caserta. Ci troviamo in un contesto molto particolare dell’Agro aversano; nel triangolo Gricignano, Carinaro, Teverola, tristemente colpito dalle vicende riguardanti la cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

L’area in questione si trova in prossimità del centro abitato: vicino ci sono diverse abitazioni, colpite dai miasmi del lavoro della ditta di compostaggio. I cittadini di Gricignano, preoccupati dalle attività inquinanti dell’azienda, in un primo momento si confrontano creando il “Comitato NO puzza”, dialogando inizialmente solo con le istituzioni locali che, in sede di Consiglio Comunale, accolgono le loro istanze. Vengono proposte soluzioni e argomentati problemi e motivazioni, accompagnati dalla partecipazione emozionale: ansia, preoccupazione, paura per il rischio di peggioramento delle condizioni di salute in una terra che conta tassi altissimi di tumori. Ne segue un’annosa trafila burocratica e giudiziaria che si protrae per cinque lunghi anni, durante i quali gli amministratori locali, nella persona del sindaco di Gricignano in primis, si mobilitano nelle sedi competenti.

Tra novembre 2015 e aprile 2016 si procede alla revoca dell’assegnazione alla ditta in convenzione del suolo dove sorge la “Fabbrica della Puzza” e la Regione Campania sospende l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto. Sembra una grande vittoria per i cittadini, l’inizio di una serie di iniziative che avrebbero portato alla normalizzazione della situazione e alla chiusura del sito di compostaggio.

La reazione dei cittadini

Tuttavia, l’incubo puzza era destinato a tornare. Infatti, il TAR della Campania, nel giugno 2016, accoglie il ricorso presentato contro l’ASI per l’annullamento della sospensione dell’assegnazione dei suoli. La “fabbrica della puzza” può tornare a lavorare a pieno regime. La situazione lentamente precipita.

Nei social network si susseguono manifestazioni di indignazione e paura, spopolano i video in cui si vede la fabbrica prendere fuoco, i comitati del comune di Gricignano chiedono a gran voce ai comuni limitrofi di unirsi nella manifestazione del dissenso. Un dissenso che aumenta quando si scopre che i titolari dello stabilimento sono oggetto di indagini della Procura anche a causa di possibili infiltrazioni camorristiche nei rami aziendali e gestionali della raccolta dei rifiuti.

A questi appelli partecipa anche CittàViva: “Seguivamo da diverso tempo la vicenda e ci eravamo già impegnati a dare man forte ai cittadini di Gricignano. Del resto la problematica toccava anche il nostro comune; la puzza si sentiva fin qui. Quando è arrivata la sentenza del Tar stentavamo a crederci, è stato risolto tutto dal punto di vista economico, non è stata presa in considerazione la salute, il diritto fondamentale. Avevamo paura; anche nella nostra associazione ci sono famiglie che da anni fanno i conti con i tumori, alcuni hanno perso anche dei cari. Non potevamo starcene con le mani in mano”.

“Ci siamo riuniti, abbiamo studiato in modo approfondito il caso e ci siamo convinti che l’unica soluzione fosse quella di far sentire la nostra voce, di manifestare la nostra rabbia e lo schifo che sentivamo di fronte a tale ingiustizia. Cosi, ci siamo mobilitati. Abbiamo organizzato riunioni aperte ai cittadini e questa volta sì, abbiamo utilizzato i social per convincere più persone possibile a partecipare alla nostra iniziativa. Si sa, una noce nel sacco non fa rumore, ma tante sì”.

I membri di CittàViva decidono di reagire, così come i cittadini del comune interessato direttamente e dei comuni limitrofi. Sono mossi dallo studio dettagliato dell’aria in termini di salubrità e di corruzione e questo genera indignazione e paura. Queste emozioni acquisiscono una valenza fondamentale: senza di esse non si sarebbe potuto sensibilizzare una fascia così alta di popolazione coinvolgendola nell’iniziativa.

Le azioni dal basso

È il 19 settembre 2016, l’odore nauseabondo raggiunge picchi che non possono essere più tollerati. “Ci siamo confrontati con i membri del comitato cittadino di Gricignano e abbiamo deciso ancora una volta di protestare, questa volta però in pianta stabile. Con un corteo di centinaia di persone siamo partiti dalla piazza del paese per raggiungere la sede della fabbrica. Una volta lì c’era una folla di persone ad aspettarci. Al grido di fateci respirare abbiamo presidiato l’area. Questa volta non ci saremmo fermati”.

“Abbiamo presidiato il sito notte e giorno. Ci davamo il cambio, qualcuno portava da mangiare, altri leggevano le sentenze e dialogavano. Abbiamo allestito dei gazebo dove poter prendere da bere e leggere gli opuscoli informativi che avevamo fatto. Volevamo che la gente sapesse della gravità della situazione. Man mano che il tempo passava aumentavano anche le dimostrazioni di solidarietà: ad esempio, il contadino che aveva un campo in disuso vicino alla fabbrica, l’ha sistemato e lo ha messo a disposizione di tutti i manifestanti. Eravamo davvero tanti, forse migliaia e la paura che inizialmente avevamo, visto l’aria insalubre e le cerchie malavitose che avevano a che fare con quell’azienda, piano piano è scomparsa. Anzi quella rabbia è stata come un carburante per continuare a lottare per i nostri diritti”.

“Ci sono stati anche momenti di tensione, le forze dell’ordine ci hanno caricato quando provavamo ad avvicinarci troppo ai cancelli della fabbrica. Però credo che in fondo volessero tutelare soprattutto noi, credo che avessero percepito le nostre motivazioni. Infatti quando bloccavamo i tir con l’immondizia non sono mai intervenuti. Non dimenticherò mai gli autisti dei camion, è bastato raccontargli il perché della nostra azione, affinché capissero il nostro dolore e la nostra rabbia, per fare marcia indietro e non depositare i rifiuti. Il giorno dopo ritrovammo qualcuno di loro tra di noi, erano padri di famiglia, avevano paura per la salute dei loro figli, in fondo abitavano lì vicino. È stato emozionante, ho avuto la conferma che quello che facevamo aveva un senso”.

Le emozioni che producono risultati

Le emozioni, provate in maniere incondizionata e involontaria, provocano però reazioni che possono essere razionali e argomentate. Un importante valore o scopo è stato coinvolto, danneggiato, messo a rischio. Da una reazione emotiva possiamo imparare molto a proposito di ciò che c’è in gioco per una persona dall’incontro con l’ambiente e la vita in generale, su come la persona vede il proprio sé e il mondo, su come affronta danni, minacce e sfide.

Le emozioni diventano allora funzionali all’argomentazione razionale e alla comprensione della realtà e ciò si evince anche, nel nostro caso, dal dialogo con le forze dell’ordine e con i conducenti dei tir, che all’indomani, si uniscono al presidio perché hanno capito le istanze dei manifestanti. Si assiste ad un allargamento della sfera pubblica: il passaparola, le testimonianze veicolate via web, il chiasso pacifico di fronte alla fabbrica incriminata, il far sentire la propria voce e la disperazione dei residenti, arrivano anche ai più lontani, arrivano agli amministratori locali che a fianco dei cittadini cercano risposte negli organi competenti.

E soprattutto, si producono risultati concreti: la “Fabbrica della puzza”, nel novembre 2016, chiude i battenti definitivamente: “Dopo un mese di presidio dei cittadini fuori dai cancelli, dopo un grande corteo di migliaia di persone, abbiamo intravisto una luce in fondo al tunnel, apparso interminabile per sei lunghissimi anni. Con soddisfazione abbiamo accolto i risultati conseguiti, e senza abbassare la guardia abbiamo continuato a presidiare e a restare vigili in attesa della chiusura definitiva che sarebbe avvenuta il 14 novembre”.

Agire con gli altri

Le emozioni possono giocare anche un ruolo positivo: il soggetto agente, partecipando, trova legittimazione al suo essere nel mondo, trova un senso alla sua vita e al ruolo che può assumere nella società. Nell’azione sociale, nel confronto tra le sue emozioni e argomentazioni razionali e quelle degli altri, il soggetto scopre la sua identità e questo reciproco riconoscimento è fondamentale alla sfera pubblica per raggiungere quel sentimento di solidarietà alla base del raggiungimento degli obiettivi che si vogliono perseguire. Questa forma di socialità ha il merito di avvicinare i cittadini alla politica propriamente detta, influenzandone orientamenti e forme di agire istituzionale. Si produce senso e significato alla vita sociale e si affermano indirizzi etici e morali.

Agire con gli altri significa guadagnarne in esperienza, non concepirsi come un’unità sola nel mondo che vive in termini utilitaristici, riconoscersi umani nelle relazioni che si instaurano con gli altri. Cogliere l’intelligenza delle emozioni significa proprio questo: ciò che sento, le emozioni che certi avvenimenti mi provocano mi spinge a relazionarmi con gli altri e a far emergere la caratteristica che contraddistingue ogni essere umano: quella di essere sociale nel mondo.

Il fine è quello dei più nobili: comprendere e agire nel presente per costruire il futuro. Ciò che è accaduto anche grazie a CittàViva.

* Davide Buonpane, campano di nascita, ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Politiche nel 2019 con una tesi dal titolo “La Sfera Pubblica Emotiva”, da cui questo articolo prende spunto.

Foto tratte dal profilo Facebook di CittàViva.

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