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Il Fridays For Future oggi: tra pandemia e digitale

Contro i cambiamenti climatici e non solo: che cos'è il Friday For Future, com'è nato e come si sta sviluppando in tempi di pandemia.

Movimenti e globalizzazione

Il concetto di movimento si è nutrito degli elementi storico-sociali che muovono da un atteggiamento di tipo critico rispetto all’esistente. La caratteristica comune ad ogni movimento, infatti, è proprio quella di proporre una critica nei confronti della società in ambito politico, economico, oppure nei confronti di cambiamenti in atto.

Nel corso degli ultimi 25 anni, nonostante la previsione pessimistica di molte analisi della globalizzazione – che avevano fatto pensare ad una fine dei movimenti e della politica – sono stati diversi i movimenti che hanno attraversato le strade, i mass media e la scena politica in un’alternanza di picchi di attività e calma piatta. Essi hanno usufruito e sfruttato le opportunità, le risorse e le potenzialità strumentali della globalizzazione divenendo così, come ha suggerito Ceri, espressione stessa della globalizzazione.

In questa fitta matassa è possibile tracciare una linea continua che colleghi varie tappe di un’unica spinta: quella del movimento per la giustizia sociale o movimento per la globalizzazione dal basso, impropriamente definito no-global dai media e dall’opinione pubblica

Si tratta di un movimento di movimenti ritenuti diverse declinazioni dello stesso, o perlomeno movimenti globali legati da un unico fil rouge che parte dal movimento di Seattle del 1999, passa da quelli per la pace del 2001 e 2003 e da quello di Occupy del 2011, fino ad arrivare al recentissimo Fridays For Future (FFF). Il filo conduttore sembra essere la lotta contro quello che c’è di sbagliato nella società globalizzata, dall’economia all’alimentazione, dalla finanza allo sfruttamento del pianeta.

Nel corso del tempo e delle diverse espressioni ci sono stati indubbiamente dei cambiamenti rispetto ai partecipanti, alle spinte motivazionali, all’organizzazione, alle modalità di manifestazione, alla numerosità degli eventi, al dialogo con la politica, alla risposta dei governi nazionali e delle istituzioni sovranazionali, ai mezzi a disposizione e adoperati e ai risultati ottenuti. Al centro della discussione contro la globalizzazione neoliberista nel caso del FFF troviamo il clima e, in generale, lo stato di salute del pianeta, intaccato nel profondo dallo spreco di energie fossili, dalle nuove tecnologie di estrazione, dall’inquinamento atmosferico, dall’inquinamento dei mari e da molti altri fenomeni di tipo ambientale. Soprattutto, il FFF è più che mai attento a proporre cambiamenti a livello collettivo e, prima di tutto, individuale, nella speranza che diventino propulsori di mutamenti a livello storico. Oltre alle richieste rivolte ai governi e alle aziende, infatti, il movimento FFF lancia una richiesta ambiziosa anche ai partecipanti e alla popolazione in generale: cambiare stile di vita e di consumo in modo ecologicamente compatibile con l’ambiente, nonostante ciò richieda notevole impegno e diverse restrizioni volontarie.

Come è nato e cresciuto il movimento

A farsi avanti è stata una sedicenne svedese, Greta Thunberg, che dal settembre 2018, dopo una serie di incendi catastrofici avvenuti nelle foreste del suo paese nell’estate dello stesso anno, ha protestato ogni giorno, da sola e seduta davanti al parlamento svedese, contro la mancanza di iniziative concrete che potessero fermare il cambiamento climatico. Dopo le elezioni, tenutesi il 9 settembre, Greta Thunberg ha iniziato a protestare solo ogni venerdì, con una tavola di legno con su scritto Sciopero scolastico per il clima. La sua protesta individuale e i suoi discorsi hanno finito per coinvolgere giovani e meno giovani di tutto il mondo. È così che hanno preso vita i Fridays For Future, ovvero i Venerdì per il futuro.

Nell’autunno 2018 si sono creati in molte città gruppi Fridays For Future e, nel mese di dicembre, Greta Thunberg è stata invitata a parlare alla Conferenza sul Clima COP24, nel gennaio successivo al World Economic Forum di Davos e al Comitato economico e sociale di fine febbraio. La copertura mediatica a livello nazionale e gli incontri politici internazionali in cui è intervenuta l’icona del movimento sono il segno di un’attenzione globale che nessun precedente movimento giovanile ha mai ricevuto.

FFF si è esteso fino a sfociare nella protesta pacifica globale del 15 marzo 2019, giorno in cui sono scesi in strada oltre 2,2 milioni di manifestanti, in più di 2300 città, in 133 paesi di tutti i continenti. È così che ha preso vita un movimento davvero globale, la cui richiesta principale è raggiungere gli obiettivi fissati al vertice di Parigi sul clima del 2015 e rispettare le riduzioni mondiali delle emissioni di CO2 per evitare che il riscaldamento globale aumenti oltre il livello massimo di 1,5 gradi.

Chi sono i partecipanti dei Venerdì per il futuro

Il 15 marzo a sfilare per le strade di tutto il mondo sono stati perlopiù giovani e giovanissimi, al fianco di una minoranza di adulti e anziani che avevano partecipato al primo Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre nel 2001. Questa sembra essere stata la prima forma di politicizzazione di una generazione ancora disinteressata alla politica, che, in alcuni paesi, addirittura spinge ad un anticipo della soglia del diritto di voto a 16 anni.

Quanto detto è stato confermato da uno studio condotto da ricercatori di 9 paesi diversi – Svezia, Regno Unito, Paesi Bassi, Belgio, Polonia, Svizzera, Austria e Italia – che hanno intervistato simultaneamente i manifestanti di 13 città durante lo sciopero, utilizzando uno strumento comune di rilevazione. I dati, infatti, testimoniano che i partecipanti appartenevano prevalentemente alla fascia di età 14-19 anni, grazie proprio allo sciopero scolastico con cui una nuova generazione è stata galvanizzata e ha partecipato per la prima volta a una manifestazione (38%), rappresentando uno storico cambiamento per l’attivismo per il clima e un possibile punto di partenza per quello civile per molti giovani. Gli adulti hanno partecipato, seppur in minoranza, principalmente in solidarietà con i giovani. Infatti, la solidarietà è una motivazione più forte tra gli adulti che tra gli studenti. Il dato demografico è significativo soprattutto in confronto a quello di altre manifestazioni, come ad esempio quella contro il G20, a cui avevano partecipato principalmente persone di mezza età. L’intera struttura di questo movimento riguarda i giovani, esigendo che gli adulti si assumano la responsabilità di salvaguardare il loro futuro.

Un altro dato rilevante è quello riguardante la predominanza di partecipanti di sesso femminile, in particolare tra gli adolescenti. Questo fa pensare che le donne leader del movimento abbiano un forte effetto sulla mobilitazione delle ragazze. Per quanto riguarda l’istruzione, per la maggior parte dei partecipanti si trattava di persone istruite della classe media, che disponevano o frequentavano corsi di istruzione superiori o universitari, o con genitori con un elevato titolo di studio.

Inoltre, per gli studenti sembra che la manifestazione abbia assunto il sapore di evento sociale, in quanto circa l’87% ha dichiarato di aver dimostrato insieme a uno o più amici, contro il 52% degli adulti, che hanno partecipato con il proprio partner più frequentemente rispetto agli studenti. In ogni caso è bene sottolineare che da questo studio emergono anche differenze significative tra i Paesi e tra adulti e studenti delle scuole e ciò evidenzia come il movimento sia effettivamente eterogeneo.

I collegamenti esterni

Nel 2019 si sono tenute altre manifestazioni: il secondo sciopero globale per il clima, con più di 750 mila partecipanti in 128 Paesi e 1956 città, il 24 maggio; la settimana globale dell’azione per il clima, dal 20 al 27 settembre, conclusasi con più 3.7 milioni di partecipanti in 153 Paesi e in 2200 città; il quarto sciopero globale per il clima, svoltosi il 29 novembre, che ha visto la partecipazione di più di 1.1 milioni di persone in 132 Paesi e 2063 città.

Le manifestazioni, gli incontri, l’interesse dei media a livello mondiale e gli interventi pungenti di Greta Thunberg in diverse occasioni ufficiali, hanno catalizzato l’attenzione sull’argomento climatico: si sono tenuti summit, vertici, conferenze COP, G20, accordi e quant’altro, ma nulla è sembrato bastare – secondo l’opinione più volte espressa da Greta – a promuovere un’azione concreta globale contro i cambiamenti climatici e ambientali.

In generale, il movimento ha goduto dell’appoggio di molti scienziati e, in Europa, del partito Volt Europa, il quale condivideva tutte le richieste pubblicate da Fridays For Future nell’aprile 2019. Sin da subito però sono stati molti i politici e i media che hanno definito queste iniziative come occasioni di perdita di lezioni e di tempo di insegnamento – tra cui il primo ministro britannico, Theresa May, e quello australiano, Scotto Morrison – ma la maggior parte dei soggetti politici autorevoli a livello internazionale hanno sostenuto le manifestazioni organizzate da Greta, come il segretario generale dell’Onu, António Guterres, e Papa Francesco. Il rapporto più animato e controverso è stato sicuramente quello tra il FFF, Greta in particolare, e Trump. L’ormai ex presidente degli Stati Uniti, dopo aver ritirato la firma dall’Accordo di Parigi sul clima del 2015, ha colto l’occasione per ribadire, ancora una volta, la sostanziale inesistenza della questione ambientale nel mondo.

Il Fridays For Future oggi, tra pandemia e digitale

L’attenzione, nonostante gli incendi e le catastrofi ambientali avvenute negli ultimi due anni, è diminuita a causa di un altro tragico evento verificatosi nel 2020: la pandemia mondiale, ancora in corso, che ha creato una situazione di emergenza sconosciuta rispetto al passato. Questo ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo, mettendo in ombra le problematiche denunciate da questo movimento come da altri. Ciononostante, i Fridays For Future sono tornati a manifestare, anche se in numero inferiore e rispettando le misure di sicurezza, per mantenere alto l’interesse sulle problematiche ambientali. Problematiche oggi più che mai al centro di studi sulle possibili correlazioni tra diffusione della pandemia da Covid-19 e il trattamento che l’uomo riserva al pianeta che lo ospita. Per esempio, l’ex direttore del Guardian, Alan Rusbridger, ha definito la pandemia una “prova generale di quello che ci aspetta con il cambiamento climatico”.

In questo momento storico, caratterizzato dal confinamento imposto, l’uso delle tecnologie digitali e dei social network sta ricoprendo un ruolo ancor più centrale come unico strumento per sentirsi ancora parte della community del movimento, aiutandosi a vicenda a superare queste difficoltà e preparandosi al futuro, non dimenticando che la crisi climatica è ancora una priorità. Sin da subito, questi strumenti – soprattutto Facebook, Twitter e Instagram – si sono rivelati fondamentali per la diffusione del messaggio di Greta Thunberg quando ancora protestava da sola davanti al parlamento svedese, riuscendo a raggiungere giovani e meno giovani di tutto il mondo. La ri-condivisione in massa delle foto, dei video, degli slogan, ha permesso infatti la crescita della mobilitazione e la formazione di un’opinione, riproponendo una narrazione diretta attraverso la formazione di gruppi Facebook, pagine di sostegno, hashtag e messaggistica, in aggiunta al sito ufficiale di Fridays For Future nelle varie declinazioni nazionali.

Oggi, inoltre, sono stati utili nel proporre un’alternativa allo scendere in piazza. Il 24 aprile 2020, infatti, giovani e meno giovani di tutto il mondo hanno risposto ancora una volta all’invito di Greta Thunberg questa volta a protestare tramite i canali social, pubblicando foto, slogan, cartelli, idee, con l’hashtag #ClimateStrikeOnline. Seppure con la consapevolezza che la protesta non avrebbe avuto lo stesso effetto di sfilare in migliaia per le strade di tutto il globo, il mondo virtuale ha fornito un modo per continuare la battaglia sul clima anche da casa.

Si è registrato un notevole incremento anche nell’uso di piattaforme che hanno fornito servizi di teleconferenza remota per riunioni online, videoconferenze, chat e collaborazione mobile, utilizzate dagli attivisti per comunicare e organizzarsi nell’ambito dei diversi gruppi e movimenti e per realizzare workshop, come rivelato da Isabelle Axelsson di Fridays For Future su Zoom da Stoccolma.

Un’altra applicazione ampiamente utilizzata dai partecipanti del movimento in tempo di pandemia è stata TikTok, social network attraverso il quale si possono creare e modificare brevi video. Un’ulteriore possibilità per i giovani attivisti di utilizzare metodi creativi per esprimere il desiderio di partecipazione e per condividere il proprio messaggio. In più, ciò ha permesso di raggiungere un vasto pubblico giovanile che durante il 2020 è stato costretto a trascorrere in casa la maggior parte del tempo.

Le caratteristiche del movimento

Le manifestazioni sono organizzate in modo spontaneo, decentrato, grazie a referenti locali. Ovviamente questo differisce in base al luogo e all’ampiezza dell’evento: per eventi più grandi occorre uno sforzo organizzativo maggiore, solitamente compiuto da un team locale, con l’aiuto di altri team che si occupano di compiti specifici. È emersa una collaborazione tra organi amministrativi studenteschi e organi comunali o regionali. La comunicazione tra gli organizzatori è avvenuta attraverso canali di messaggistica come WhatsApp e Telegram. Dai gruppi locali, poi, vengono solitamente scelti/eletti due delegati, che hanno il compito di partecipare alle teleconferenze settimanali e di riportare le informazioni. Questa “organizzazione destrutturata” sembra piacere ai giovani poiché in contrasto con quella dei partiti e delle associazioni (Cfr. Sommer, Rucht, Haunss & Zajak, 2019).

Sulle modalità dello svolgimento delle manifestazioni si può dire che quella dello sciopero scolastico è una novità per quanto riguarda l’esperienza dei movimenti globali. Sul sito ufficiale, inoltre, si legge che questa cultura dello sciopero ha delle caratteristiche specifiche: nessuna violenza, nessun danno alla proprietà, nessun littering, è senza profitto, senza odio, chiede di ridurre al minimo l’emissione di carbonio e di fare sempre riferimento alla scienza. A coloro che vorrebbero partecipare ma non di persona si consiglia di utilizzare i social media, intonando canzoni sullo sciopero del clima o fotografandosi con un cartello, o, ancora, inventando nuovi modi creativi per partecipare, di firmare petizioni, sottolineando l’importanza della conoscenza e dell’attenzione posta nel quotidiano alla protezione dell’ambiente. Inoltre si possono trovare consigli utili per creare il miglior equilibrio possibile tra manifestazioni e/o scioperi e doveri scolastici.

Uno degli aspetti sulla cui base il FFF si differenzia dagli altri movimenti è quello dell’istituzionalizzazione. I movimenti meno recenti, come quello operaio, hanno intrapreso questa strada organizzandosi in partiti, sindacati e associazioni. Successivamente, però, i movimenti sembrarono perdere questa opportunità, non riuscendo a interagire molto con le istituzioni, finendo col dissolversi nel tempo. Il Fridays For Future, come detto, è riuscito sin da subito a portare le proprie istanze in sedi istituzionali di grande spessore, nazionali e sovranazionali e il dialogo con le istituzioni risulta ampio, a volte anche aspro.

Data la contemporaneità del movimento, non si può ancora dire come si evolverà, se cambierà forma e organizzazione, se troverà risposte concrete alle richieste e se gli eventi del 2020-21 contribuiranno a stravolgere le manifestazioni e le priorità.

Lucia Angiulli ha conseguito la laurea in Sociologia e Politiche Sociali all’Università di Perugia con una tesi dal titolo “Movimenti. Una ricostruzione storico-sociale delle teorie dal XIX secolo all’era digitale”.

Foto di copertina di Dominic Wunderlich da Pixabay.
Le altre foto sono tratte da wiki commons.

 

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