Percorsi

Il Congresso mondiale delle famiglie: passi da gigante, ma all’indietro

Dal 29 al 31 marzo va in scena, a Verona, il congresso mondiale delle famiglie, il cui obiettivo è “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”: un'idea che ci porta indietro nel tempo, in peggio.

Tra pochi giorni, dal 29 al 31 marzo, a Verona avrà inizio il World congress of families (Il congresso mondiale delle famiglie), il cui obiettivo è ristabilire l’ordine naturale o, per usare le parole degli organizzatori “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Fra i relatori del convegno personaggi che si battono per l’introduzione della pena di morte per gli omosessuali e che ritengono le donne lavoratrici la causa della “distruzione della famiglia tradizionale”. Tra i partecipanti, il vice premier Matteo Salvini, il ministro della famiglia Lorenzo Fontana e il vice-presidente della commissione infanzia e adolescenza Simone Pillon, autore del disegno di legge che, assieme ai Ddl correlati, meno conosciuti e altrettanto nocivi (come il ddl Poli volto a cancellare il reato di violenza domestica facendolo passare da abituale a sistematico), hanno lo scopo di colpire chi decide di divorziare da ex partner maltrattanti. Il ddl Pillon, in particolare [di cui Ribalta si era già occupato], introduce strumenti quali la mediazione obbligatoria, i tempi perfettamente paritetici con il bambino considerato come oggetto del contendere, il mantenimento diretto per cui ogni genitore provvede ai bisogni dei figli quando sono con loro, che implica una vera e propria violenza economica contro le madri le quali, come tutti i dati empirici dimostrano, guadagnano di meno perché costrette a biografie occupazionali più precarie, se non addirittura a lasciare il lavoro per accudire i figli; infine l’introduzione di quelle enormità rappresentata dai falsi abusi e dall’alienazione parentale, un costrutto rigettato in toto dalla comunità scientifica.

Ristabilire le connessioni

Come è stato possibile arrivare fino a questo punto? Robin Morgan individua come caratteristica peculiare del patriarcato la compartimentazione, la capacità di istituzionalizzare le disconnessioni; caratteristica del femminismo globale è invece ristabilire le connessioni, “una capacità pericolosa per qualsiasi status quo, a causa della sua insistenza nel notare e fare sapere le cose”. L’aver sistematicamente circoscritto, mitigato, se non deliberatamente espunto, dal dibattito pubblico/mediatico e dall’agenda politico istituzionale l’analisi politica femminista ha prodotto una frammentazione del reale, che ha reso difficile intravedere l’orizzonte di senso che si andava componendo. La storia chiarisce che quando si ottengono dei miglioramenti nella condizioni di vita delle donne, quelle forze che considerano i ruoli degli uomini e delle donne come naturali e immutabili, si organizzano per limitare, o invertire, i risultati ottenuti.

L’attuale decennio ha visto un attacco contro la libertà e la soggettività delle donne in tutti i continenti. C’è un termine che rende l’idea della fase che stiamo attraversando ed è quello di gender backlash, coniato dalla giornalista e attivista femminista Susan Faludi per descrivere il “contrattacco” agito dalle ideologie conservatrici durante il decennio di Reagan e Thatcher, condotto mediante una «guerra non dichiarata» contro le donne, attraverso i giornali, la televisione, il cinema, i discorsi politici. Oggi stiamo assistendo a un attacco frontale in cui le aree principali, e i campi del backlash, sembrano essere comuni in tutti i paesi e includono le aree chiave del quadro istituzionale e politico per l’uguaglianza di genere come l’educazione, la salute e i diritti sessuali e riproduttivi, la prevenzione e il contrasto contro la violenza maschile sulle donne, mentre l’agibilità delle organizzazioni di donne e dei movimenti femministi viene progressivamente ridotta; si pensi all’ambiente ostile che è stato creato attorno all’esperienza delle Case delle donne, capace di metterne a repentaglio la stessa esistenza. Nonostante le caratteristiche comuni, in alcuni casi il contraccolpo è rimasto per lo più al livello della retorica, mentre in altri è stato tradotto in misure e iniziative concrete che si collocano dentro un approccio strategico più ampio.

Cultura sessista e stereotipi

E’ il caso dell’Italia in cui il contraccolpo è avvenuto in un contesto in cui sono stati fatti passi all’indietro in assenza di progressi significativi. Nell’ultimo decennio l’Italia ha introdotto misure per promuovere l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne, tuttavia le politiche correlate sono state insoddisfacenti. Si pensi allo stato di attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla violenza di genere e la violenza domestica (la Convenzione di Istanbul), ratificata dall’Italia nel 2013. Il Rapporto Ombra redatto da associazioni ed esperte inviato al Consiglio d’Europa analizza i molteplici problemi che ostacolano in Italia una buona applicazione della Convenzione, il cui filo conduttore è la radicata cultura sessista e misogina della società italiana a tutti i livelli, la carenza di educazione che superi la visione stereotipata dei ruoli uomo-donna sin dalla scuola e nella formazione professionale in tutti gli ambiti. Non è un caso che sia stata proprio la centralità conferita dalla Convenzione all’educazione alle differenze – in quanto strumento ineludibile per la prevenzione delle violenze basate sul genere – il principale bersaglio delle forze reazione e integraliste che, sotto la bandiera della “ideologia gender”, hanno condotto una battaglia terroristica senza tregua, facendo breccia su un sistema educativo già provato da un profondo vulnus conoscitivo sui temi che riguardano le molteplici componenti dell’identità sessuale (sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere, orientamento sessuale).

Del resto, aprire spazi educativi in cui ciascuna persona si senta libera di essere se stessa, progettare il proprio percorso di vita al di là dei modelli normativi, significa offrire l’opportunità di riconoscere e decostruire gli stereotipi, di approcciare al genere partendo da sé, analizzare le relazioni fra uomini e donne, vederne il mutamento spaziale e temporale, compiere un’analisi critica di come le differenze sessuali hanno portato a disuguaglianze di genere: significa intraprendere una percorso di cambiamento che, a ben vedere, rappresenta la vera posta in gioco e il bersaglio del Congresso delle famiglie.

Mettere in discussione le relazioni di potere

Un evento che, giunto alla sua tredicesima edizione, rappresenta un laboratorio di sperimentazione politica volta a serrare le file di un’alleanza tra le forze di destra e i movimenti per la vita, costruita proprio sull’attacco ai diritti delle donne. Il movimento femminista Non una di meno ha organizzato tre giorni di proteste, dibattiti, assemblee e spettacoli che si svolgeranno a Verona, negli stessi giorni del Congresso delle famiglie. In particolare, le attiviste hanno organizzato una manifestazione per sabato 30 marzo (dall’Umbria si stanno organizzando degli autobus per partecipare: info: 3297782911 Non una di meno Perugia e info@omphalospg.it), mentre domenica 31 si terrà un’assemblea pubblica a cui parteciperanno diverse personalità impegnate nella difesa dei diritti civili e della libertà delle donne, come l’argentina Marta Dillon, e attiviste proveniente da Spagna, Grecia, Croazia, Francia, Germania, Regno Unito,Olanda. Ciò che si va affermando è la forza di un movimento femminista globale che cresce e si espande, una marea che lo scorso 8 marzo ha invaso le piazze e le città del mondo. Il documento politico di Verona città transfemminista restituisce bene la portata delle mobilitazioni; queste, partendo dalla messa in discussione delle relazioni di potere, delle gerarchie e dalla lotta contro la violenza maschile sulle donne e di genere, hanno saputo colpire ogni aspetto della violenza sistemica, rilevando l’intreccio indissolubile di sessismo, sfruttamento, razzismo, fondamentalismo politico e religioso e omo-lesbo-transfobia.

Altri articoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

N.B. I commenti devono essere approvati da un amministratore prima di venire pubblicati. Se non vedete subito il vostro commento è perfettamente normale, non serve che lo scriviate nuovamente. Grazie!