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Il cinema

Che sposta il mondo
Un cortile d'estate, un'associazione e quattro film per raccontare la vita lontano da noi come non la vediamo quasi mai. I ragazzi del Pettirosso hanno avviato un crowdfunding per finanziare la loro rassegna gratuita

Fabrizio Marcucci

C’è una sedia bianca a raccontarsi. Sta sempre lì. Ferma al centro di un cortile. Dice che le piace vedere il mondo ma nessuno la spostava mai. Da cinque anni però, ci riesce. Perché è il mondo che viene a pararsi davanti a lei. Tutte le estati. Grazie ai volontari di un’associazione e a dei film che le diverse parti del mondo gliele raccontano attraverso gli occhi di chi ci vive. Funziona così: i volontari del Pettirosso (è il nome dell’associazione) selezionano le pellicole e raccolgono i fondi per la rassegna. Così, da metà a giugno a metà luglio, il cortile di Città Giardino, questo quartiere alla periferia di una città piccola come Terni, dove la periferia è due passi dal centro, diventa di volta in volta Nablus e Mumbai, Teheran e Ciudad Ixpetec – città nel sud del Messico dove un prete di quelli che danno un senso alla chiesa sottrae i migranti di passaggio verso gli Usa alla violenza cui sono sottoposti.

La sedia l’hanno scelta gli animatori del Pettirosso come protagonista di un originale spot caricato sulla piattaforma “Produzioni dal basso”, un portale web per raccogliere i fondi che porteranno di nuovo “Il mondo in un cortile” – che oltre a essere una felice metafora è anche il titolo della rassegna – e lo renderanno accessibile gratuitamente a chiunque vorrà entrare in questo angolo di periferia a due passi dal centro.

Ma qual è il senso della cosa? Ce ne sono più d’uno, di sensi. Intanto quello di portare questa periferia più vicina al centro, non della piccola città in cui si trova, ma del mondo. Poi quello di spostare il centro del mondo. Che se lo guardi attraverso il cinema che arriva nelle nostre sale pare circoscritto tra Los Angeles e New York, Roma e Londra, Berlino e Lisbona, al limite. Invece è assai più ampio. L’industria del cinema indiana ha numeri più alti di quella statunitense, e per definire le dimensioni di quella nigeriana, per dire, qui in occidente è stato coniato il neologismo Nollywood. Qualcuno, in occidente, lo sa. A Cordova, nel sud della Spagna, si tiene tutti gli anni, dal 2004, il festival del cinema africano. Una rassegna analoga, ma allargata ad Asia e America Latina è ospitata a Milano.

Ma il cuore dell’operazione del Pettirosso è forse un altro ancora: quello di portare il mondo in questa periferia di una piccola città così come lo vedono i cineasti e gli attori indiani, africani, sudamericani e iraniani. Non come lo dipingono i registi di Hollywood o di Berlino. È così che nel cortile di questo pezzo di periferia possono brillare le luci della Serbia o del Marocco e risuonare i rumori e le voci di una metropoli indiana o di una delle tante lingue africane (i film sono in lingua originale e sottotitolati). Ed è così che si riesce a portare agli occhi dei fruitori della rassegna la lotta delle donne iraniane o dei migranti del Guatemala. Il tutto, attraverso pellicole che non sono concepite come documentari, ma sono delle opere cinematografiche di livello. Davanti alla sedia bianca che voleva vedere il mondo sono passati in questi anni film come “La gabbia dorata”, premiato a Cannes e a Chicago; Lunchbox, che si è aggiudicato il Critics Week Viewers Choice Award al Toronto film festival; Offside, vincitore dell’Orso d’Argento a Berlino. Eppure, nonostante i riconoscimenti, queste pellicole faticano a entrare in Italia, anche se come tutte le merci sono dispensate dal mostrare il permesso di soggiorno che limita la circolazione alle persone.

E quest’anno “Il mondo in un cortile” si arricchisce di una novità. Il crowdfunding avviato, oltre a prevedere riconoscimenti per i sottoscrittori via via di maggior valore a seconda del contributo versato (si può contribuire anche con 5 euro), introdurrà la possibilità per i finanziatori di dire la propria sulla programmazione della rassegna. In sostanza, sulla scelta dei film da selezionare e da godersi poi, seduti sulla sedia bianca nel cortile sotto il cielo d’estate. Un modo in più per coinvolgere e fare rete, pratiche che sono già consuetudine per il Pettirosso, associazione che di volta in volta, per promuovere la rassegna, si è appoggiata a realtà sensibili alle tematiche trattate. Un modo ulteriore per spostare ancora una volta il centro del mondo, e dimostrare che quel punto cambia ogni volta che cambia il modo di guardare le cose.

PS: La campagna di raccolta fondi ha superato il 60 per cento della quota prevista: qui trovate le indicazioni su come contribuire e far sentire meno sola la sedia

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