Comunità

I bambini come variabile dipendente

Il personale docente di scuole pubbliche e scuole private si è posto in maniera differente di fronte all'emergenza. E i bambini sono diventati fattore secondario della discussione. Un motivo in più per rivendicare un reddito di base

A oggi non è ancora chiaro, insieme a tanto altro, il ruolo dei bambini nel nuovo ossimoro – produttore di rischio/esposto – in cui il Covid 19 ha scaraventato la corporalità umana. In questa opacità interpretativa anche i bimbi, secondo un principio precauzionale discutibile, perché non differenziato più che universale, sono entrati nel calderone indistinto del lockdown, della reclusione coatta tra le mura amiche.

Leggendo qua e là, cercando di districarsi tra letteratura scientifica e una divulgazione precaria dettata dai ritmi frenetici della cronaca onnivora, sembra che i bambini oltre ad ammalarsi di meno e con sintomatologia meno grave, risultino meno contagiosi e quasi mai responsabili della creazione di nuovi focolai. Detto questo, in attesa di dati più stabili e con essi dell’attuazione di una strategia sanitaria differenziata volta alla salvaguardia della salute e non al mero controllo sociale, il confine è molto labile, così come incerto è il crinale tra un altro mondo possibile e lo stesso mondo di sempre in una sua versione ultrareazionaria e classista.

In attesa di dati affidabili dicevo, mi vorrei soffermare sulla impellente necessità del reddito di base, dimostrata dal comportamento opposto messo in campo da chi lavora con i bambini, da chi ha il compito di “educare” i bambini nella loro fase prescolastica. Lungi da me voler puntare il dito contro una parte o l’altra della barricata, che in realtà barricata non dovrebbe esserci perché di un unico campo si tratta, non si può non sottolineare l’atteggiamento tenuto dal corpo docente degli asili nido e delle scuole materne. Se il settore degli asili privati, quelli con lo stipendio non garantito, se non dalle rette mensili pagate dai genitori e quindi direttamente legati al servizio erogato, si sono organizzati a livello nazionale per invocare la riapertura e chiedere ad alta voce una via di uscita dal tunnel cieco della quarantena, il settore “garantito”, quello degli insegnanti pubblici che percepiscono stipendio a prescindere dal servizio, si è trincerato dietro un silenzio poco educativo, se non dietro forme di protezione individuale sottrattive (ricorso alla malattia e via dicendo). Nessuna delle due parti detiene la verità assoluta, entrambe le parti hanno ragioni indiscutibili da mettere in campo, il risultato sotto gli occhi di tutti è però che il bene dei bambini viene dopo l’interesse degli insegnanti. Anche nel delicato ramo dell’educazione dell’infanzia, come in tutti i campi primari (dalla sanità ai trasporti passando per la cultura), di fronte a processi di privatizzazione, il tema del confronto non è più incentrato sulla salvaguardia di chi deve ricevere il servizio (malati, passeggeri, studenti), ma sulla condizione di tutela o no di chi quel servizio lo eroga (personale della sanità, dei trasporti, della scuola). Questo il terrificante risultato insito nell’essenza stessa del neoliberismo, di un sistema incentrato sulla concorrenza spietata, sulla massimizzazione dei profitti, sull’aziendalizzazione dei servizi primari, che da beni comuni si trasformano in privilegi per pochi.

Tra le maestre e i maestri degli asili privati e quelli degli asili pubblici, così come tra tutti i lavoratori pubblici/privati di altri settori, non c’è differenza di sapere e competenze, ma asimmetria di tutele, disparità di garanzie. L’istituzione di un reddito di base incondizionato a tutela della dignità di tutti e di ciascuno è la base da cui ripartire per costruire un nuovo welfare e una nuova stagione di diritti nel mondo precarizzato del lavoro. Il mezzo preferenziale per togliere la pistola del “capitale” dalle tempie dei lavoratori, restituendo la libera discussione in ogni campo, facendo si che, tornando al filone preso a esempio, il benessere dei bambini e con esso il futuro di tutti noi, torni a essere il centro del problema, senza essere inficiato, se non soverchiato, dall’estorsione sistemica permanente a cui è costretto chi di quel benessere se ne dovrebbe far “pubblicamente” carico.

Foto di Eirena da pixabay.com

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