Opinioni

Flavio Insinna e la redistribuzione

Per caso questa sera mi sono imbattuto in un programma di approfondimento politico sulla RAI. Presenti giornalisti, il classico virologo (a cui si chiede di non fare polemica, ma lo si invita in trasmissione, ma vabbé…) e qualche storico volto della TV italiana, tra cui Flavio Insinna.

Nel corso della trasmissione viene dato spazio alle storie strazianti di gestori di palestre, ristoratori o maestri di sci. I problemi che tutti conosciamo sono trattati nell’unico modo in cui non dovrebbero più essere trattati: guardando unicamente al particolare. Ossia con domande tipo:
“Quanti soldi avete perso voi nella palestra? E lei in montagna? Ma vi fidate della politica? Quando pensate di poter riaprire? Ma ce la farete? E i ristori sono arrivati?”.

A un certo punto l’unico lucido in studio si rivela uno che di mestiere fa il presentatore televisivo ed è famoso per il gioco della ghigliottina. Spiazzando di fatto tutta la redazione esprime sostanzialmente questo pensiero:
“Fatemi dire una cosa. Ci possiamo girare intorno quanto vogliamo, ma se non troviamo un meccanismo automatico attraverso il quale redistribuire la ricchezza, non ne usciamo. Nei momenti di difficoltà chi ha di più dà a chi ha di meno. Io che ho di più do a chi ha di meno. Stop. Ma non a caso. Dando a Mario o Francesca perché sono miei vicini di casa o perché mi stanno simpatici. Ma in modo organizzato, organico e sistematico. Così da non lasciare indietro nessuno”
[Ho elaborato un po’, ma di fatto ha espresso questo pensiero]

Ecco, siamo a un anno dallo scoppio di questa pandemia e nei salotti della TV l’unico vero approccio da seguire lo sento da “quello della ghigliottina”. Se non mettiamo subito in discussione alcune fondamenta dell’attuale sistema economico, non ne usciamo. Se non individuiamo un modo, da zero, per dare in automatico a chi ha perso e perderà ancora tanto, non ne usciamo. Questo varrà oggi per questo virus corrente, ma per tutte le crisi sanitarie e ambientali che sono già in mezzo a noi e che arriveranno. Oggi sono l’eccezione, domani saranno la norma. Prima individuiamo strumenti economici per reagire prontamente a questi shock di sistema, prima usciremo da questa e dalle crisi future.

Lo strumento sta all’economia e alla politica individuarlo. Ancora non ci sono riusciti. Questo è un dato di fatto. Certo, fa specie che questa richiesta di ripensamento sistemico della nostra società per andare incontro agli ultimi provenga da un presentatore TV famoso per il “gioco della ghigliottina” e non da altri soggetti in teoria più titolati di lui a indirizzare il dibattito pubblico verso questa direzione, ma sempre meglio di niente.

Foto di copertina da thenounproject.com

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