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Cosa pensiamo del cambiamento climatico? I risultati di un sondaggio

La "coscienza ambientale" cresce all'aumentare del livello di istruzione e di reddito (e in Italia è molto più bassa rispetto al resto d'Europa). Quasi un "lusso", forse, perché chi sta ai gradini inferiori della scala sociale è più preoccupato della situazione economica, della diffusione di malattie infettive e della povertà.

Nel luglio 2021, Eurobarometro, lo “strumento di sondaggio” utilizzato dalle istituzioni europee, ha pubblicato i risultati di una rilevazione sulla percezione del cambiamento climatico. A quanto ne sappiamo, sui media non si è parlato molto di questa indagine, che è invece interessante perché ci mostra cosa pensano i cittadini dell’Unione europea (Italia compresa, ovviamente) di uno dei temi che sarà al centro del dibattito nei prossimi anni (o decenni?), condizionando fortemente le politiche e le economie di tutti i paesi del mondo. Anzi, a dire il vero, già avrebbe dovuto essere al centro, e da tempo.

Come si legge nel sito del Consiglio europeo, “gli ultimi dati riportati dai più importanti scienziati mostrano cambiamenti senza precedenti del clima mondiale”. Il riscaldamento globale sta provocando una crescita dei mutamenti “nell’andamento delle precipitazioni, negli oceani e nei venti in tutte le regioni del mondo”; in alcuni casi, “si tratta di cambiamenti irreversibili”. In Europa, si prevede “l’aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni meteorologici estremi, comprese le ondate di calore marine”, e un aumento della temperatura di 2ºC che “avrà effetti critici per la natura e le persone”. Tutto ciò con “costi enormi per l’economia”. Secondo gli scienziati, però, “l’azione umana può cambiare il corso degli eventi. Una riduzione immediata, rapida e su vasta scala delle emissioni di gas a effetto serra e il conseguimento di un saldo netto di emissioni di CO2 pari a zero possono limitare i cambiamenti climatici e i loro effetti”.

Il sondaggio: Europa e Italia

Vediamo i risultati del sondaggio. Innanzitutto, si può dire che, a livello continentale, la coscienza del problema non manca: gli europei considerano il cambiamento climatico il problema più grave che il mondo deve affrontare. Quasi tutti i cittadini hanno messo in atto azioni “rispettose dell’ambiente”, sebbene, in larga maggioranza, non credano di avere la responsabilità principale nell’affrontare il cambiamento climatico. Tuttavia, più di sei europei su dieci concordano con molte affermazioni in cui si mettono in evidenza i possibili impatti positivi della lotta ai cambiamenti climatici e, in linea generale, si aspettano una forte azione sia dal proprio governo nazionale, sia dall’UE.

Questa l’estrema sintesi dei risultati. Ma cosa pensano, nello specifico, gli italiani? Nel Factsheet che riguarda il nostro paese, si legge che in Italia la quota di chi ritiene che il cambiamento climatico sia il problema più grave che il mondo si trovi ad affrontare è molto più bassa di quella europea: il 7% contro il 18% (siamo penultimi in graduatoria, davanti solo alla Bulgaria). Insomma, da noi questo tema è vissuto sì come tale, ma meno rispetto alla media UE. E molto meno dei paesi del Nord Europa, dove si raggiungono cifre che vanno oltre il 30%. Gli italiani pensano che siano più gravi almeno altri tre problemi, certo serissimi: innanzitutto la diffusione di malattie infettive (34% – e qui il Covid pesa chiaramente tantissimo), la situazione economica (31%) e la povertà, la fame e la mancanza di acqua potabile (8%). Va detto però che più di otto intervistati su dieci (84%, sopra la media UE del 78%) ritengono che il cambiamento climatico sia un problema molto serio.

Il 63% degli italiani (in media con il valore UE) pensa che debbano essere i governi nazionali a lottare contro i cambiamenti climatici e solo meno di tre intervistati su dieci (il 28%) ritiene di essere personalmente responsabile, valore tra i più bassi in Europa e ben al di sotto della media UE (che è del 41%). Perciò, è solo una minoranza dei nostri concittadini a sentirsi chiamato in causa individualmente per combattere il degrado ambientale; in Europa, la quota è più alta. Questo vuol dire che la mobilitazione per temi del genere rischia di essere meno incisiva rispetto ad altri paesi del continente (soprattutto quelli del Nord). Del resto, solo 48% degli italiani afferma di aver intrapreso qualche azione per contribuire alla lotta al cambiamento climatico negli ultimi sei mesi, anche qui ben al di sotto della media UE, che è del 64%.

Chi pensa cosa: una questione di strato sociale

Vediamo ora come si caratterizzano le risposte ad alcune domande considerando le categorie socio-demografiche. In questo caso, parliamo dell’Europa nel complesso (e non degli italiani), non avendo sottomano gli specifici dati relativi al nostro paese. A pensare che il cambiamento climatico sia il problema più grave che il mondo deve affrontare sono in misura maggiore i giovani tra 15 e 24 anni, e quindi gli studenti, chi ha livelli di istruzione più alti, chi sta meglio economicamente e chi si sente di appartenere alla classe medio-alta e alla classe alta. Chi ha bassi livelli di istruzione presenta valori più che dimezzati rispetto ai più istruiti, così come chi sta peggio economicamente e chi si sente di appartenere alla working class. Tra questi ultimi, solo il 12% ritiene che il cambiamento climatico sia il problema più grave (ripetiamo, a livello europeo), contro addirittura il 30% della upper middle class e il 24% della upper class. Queste differenze, anche se in misura minore, si riscontrano anche se si guarda alle percentuali di chi pensa di essere personalmente responsabile della lotta al cambiamento climatico.

Insomma, è, di nuovo e tanto per cambiare, una questione di strato sociale a cui si appartiene: quella che potremmo chiamare “coscienza ambientale” cresce all’aumentare del livello di istruzione e di reddito. Quasi un lusso, forse, perché, al contrario, e dati alla mano, chi sta più in basso nella scala sociale è più preoccupato della situazione economica, della diffusione di malattie infettive e della povertà.

Foto tratte da pixabay.com.

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