Editoriale

Coronavirus, sette considerazioni con tasso di banalità

Noi, quello che ci circonda, i media, il sistema sanitario e la scienza. Appunti sparsi sul coronavirus (con coefficiente di banalità)

Come si fa a scrivere una cosa sensata sul coronavirus, adesso? Molto difficile. Tutti coloro che hanno un qualche straccio di social lo hanno fatto, per non parlare dei mezzi di informazione veri. Come si fa a non cadere nel già detto, nel retorico, nell’allarmistico, nel falso? Già gli scienziati non sono né sicuri né concordi sul tutto, figuriamoci gli altri (cioè noi). Però qualcosa va scritto, se non altro per esorcizzare (e lo automisureremo con un coefficiente di banalità, in un punteggio che va da 0 a 10).

Il mondo è complesso

La prima cosa che viene in mente è questa, e non è una novità: forse mai come in questo momento ci si rende conto di quanto sia diventato complesso il mondo che ci circonda. Di quanto le interconnessioni a livello globale siano sostanzialmente ineliminabili, ma anche imprescindibili. Fanno viaggiare i virus, ma anche le conoscenze e le soluzioni (coefficiente di banalità: 9/10).

I media: pollice in giù

Una larghissima fetta dei media ne sta uscendo con le ossa rotte. Incapace di controllarsi e di fornire una lettura adeguata. Non è facile, per carità. Ci sono alcune lodevoli eccezioni. Per esempio, RadioTre; ma anche Radio Deejay, che sta trattando il tema in un modo solo apparentemente superficiale: l’ironia, in questi casi, è più che necessaria e soprattutto nei programmi mattutini di questa emittente ce n’è molta (coefficiente di banalità: 4/10).

Dal taglio dei costi al costo dei tagli

Quanto si affronterebbe meglio questa emergenza e quanto meno timore ci sarebbe se il sistema di garanzia della salute fosse realmente corrispondente a quanto previsto dalla legge 833 del 1978 (quella che istituisce, appunto, il sistema sanitario nazionale uguale per tutti)? (coefficiente di banalità: 6/10).

Ragionare, ragionare, ragionare

In questi frangenti, occorre fare appello alla razionalità: non soltanto dei singoli, ma anche delle organizzazioni. Razionalità vuol dire logica, nessi causali, coerenza di pensiero e azione, analisi reale della situazione. Per noi piccoli essere umani è più difficile da mettere in moto, perché non viviamo in una tabella excel, com’è stato detto. La ragione è andata sempre di pari passo con il sentimento, ed è un conflitto che sta proprio dentro di noi da sempre, ineliminabile. Panza e capoccia non vanno d’accordo: parlano lingue troppo differenti. Però… però bisogna sforzarsi un po’, singolarmente. E, soprattutto, devono sforzarsi le organizzazioni: se queste agiscono di pancia non è semplicemente accettabile. Agiscono di testa se all’interno ci sono persone preparate, al posto giusto, oneste; nei gradi elevati, magari, con esperienza e sapienza. È dappertutto così? (coefficiente di banalità: 4/10)

Individuale e collettivo

Un virus si può trasmettere o ricevere. Bisogna fare in modo che entrambe le possibilità siano scongiurate. Qui serve la razionalità di cui sopra. Sappiamo quello che dobbiamo fare, per tutt’e due le cose. Per il resto, più di tanto non si può. Si tratta del sentimento di appartenere ad una collettività, in cui le mie azioni si riflettono sugli altri. Si tratta di senso civico, cioè: come sta messa l’Italia su questo? Male: il luogo comune dell’italiano medio egoista, individualista, generoso solo con la propria famiglia, che si arrangia per i cavoli suoi e se ne sbatte delle norme (sociali e giuridiche) è appunto comune perché probabilmente vero. Tra le variabili che agiranno sull’emergenza, questa, unita a quella relativa al sistema sanitario, è una delle più insidiose. (coefficiente di banalità: 3/10).

Conta sapere

Alla faccia dei complotti, delle scie chimiche, dei no-vax, del non-siamo-mai-stati-sulla-luna: qui conta la scienza. Questo tema si collega alla razionalità, non c’è dubbio. Magari, ad emergenza finita, ci renderemo conto che vale la pena fidarsi di chi sa, di chi ha i giusti titoli di studio (sì, proprio quelli), di chi può parlare e agire con cognizione di causa. Non significa che non si possa sbagliare, perché l’errore, nella scienza, c’è, e c’è soprattutto nell’uomo. Ma chissà, uno degli effetti benefici del Coronavirus sarà una maggiore considerazione del sapere? (coefficiente di banalità: 5/10).

Oggi ci siamo, domani chissà

Ultimo punto. Sì, siamo esseri umani caduchi. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie (coefficiente di banalità: 10/10).

Una stazione della metropolitana di Tokyo (foto dal profilo Flickr di Cole Vassiliou)

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