di Claudia Monti

Sono un’educatrice in un nido d’infanzia. Svolgo il mio lavoro ogni giorno con tutto l’impegno e la professionalità di cui sono capace, con attenzione, passione e consapevolezza. Ci sono alcuni aspetti della vicenda telecamere negli asili che voglio sottolineare:

1) In un paese in cui le famiglie devono portare nelle scuole la carta igienica e il sapone, in cui non ci sono investimenti per le strutture che cadono a pezzi, è una vergogna assoluta che vengano spesi milioni per le telecamere come fosse una priorità.

2) Il patto educativo si costruisce sulla fiducia. Inserire delle telecamere per sorvegliare le educatrici o le insegnanti perché potrebbero picchiare i bambini è un elemento nient’affatto neutro. Sposta la relazione in dinamiche di controllo che già ora sono presenti nel mondo della scuola, ma che verrebbero legittimate dal pubblico sospetto di essere violente. Questo quando, come successo anche nella nostra città, Terni, se c’è una denuncia, la polizia può mettere telecamere anche di nascosto e procedere con le indagini.

3) Questa è una valutazione più personale. Io davvero non posso accettare che per legge dovranno installare delle telecamere nel mio asilo per controllare e per far stare tranquilli i genitori che non picchio i bambini. Sono incensurata, sono una professionista. Veramente, l’accettazione di questo sospetto condiviso che chissà cosa possiamo fare ai bambini lede la mia dignità talmente nel profondo che non riesco a tacere. In questo Paese non mettiamo il codice identificativo sulle divise dei poliziotti e non introduciamo il reato di tortura perché non dobbiamo impedire alla polizia di fare il proprio lavoro (accettando l’assunto che il lavoro della polizia sia picchiare indisturbata). Però accettiamo in maniera trasversale che per la difesa dei soggetti deboli dobbiamo difendere i bambini da donne che hanno studiato, svolgono un lavoro usurante senza alcun tipo di sostegno o facilitazione e senza un contratto nazionale degno di questo nome. Accettiamo come dato di fatto che i bambini e le bambine debbano essere difese da donne come me. Da me.

* Claudia Monti è educatrice in un nido d’infanzia di Terni.