di Vanni Capoccia

La prima volta a San Siro fu durante il servizio militare. Ero di “ronda” e potevamo entrare gratis ovunque.

Io milanista proposi agli altri due di andare a San Siro dove l’Inter giocava una partita di Coppa Campioni. Volevo vedere Corso giocare con i calzettoni tirati giù e tirare le sue famose, allora rarissime, punizioni a palombella.

Che spettacolo tutta quella gente! E chi l’aveva mai sentito quel tifo? Non c’era ancora il terzo anello, i giocatori che fino allora avevo visto solo nelle figurine, su Sport Illustrato e alla Domenica Sportiva sembrava potessi toccarli con le mani.

Che idiozia uno stadio nuovo a Milano. Che barbarie sarebbe buttare giù San Siro.

I monumenti non vengono dati solo dal loro valore estetico e dal nome di chi l’ha fatti o voluti, ma anche dalla storia che li ha attraversati e li attraversa, dalle passioni suscitate e che suscita, dalle canzoni che ha ispirato e da quelle che vi si sono cantate, dalla memoria che vi si deposita.

Un monumento è tale se come San Siro è parte dell’anima di una comunità. Sindaco Sala non permetta che un monumento della Milano sportiva e popolare che ha contribuito e contribuisce a dare senso non solo alla comunità milanese ma anche ad una comunità dello sport ben più ampia venga distrutto.

Foto di copertina di Jesicka Alexander da Flickr.