Divorati dall’algoritmo

Lo sfruttamento dei rider che sfrecciano consegnando merci è duplice: sono controllati da un algoritmo che premia di fatto il lavoro a cottimo e succhia i dati delle loro prestazioni per renderli più vulnerabili e per disegnare un nuovo diritto del lavoro che è la nuova frontiera sulla quale battersi



Tutti arrabbiati. Ma ognuno per sé e non insieme

Il sentimento solidale che ci lega insieme si sta sgretolando e sono esplosi i fenomeni di rabbia e rancore. Colpa dell’aumento delle disuguaglianze? Non solo: c’è anche un modo “soggettivo” in cui queste vengono vissute, che non è “né di destra, né di sinistra”. Le differenze sociali hanno cambiato natura e si sono moltiplicate e “individualizzate”, prendendo la forma della discriminazione. Ognuno vuole essere riconosciuto nella sua singolarità; una rivendicazione legittima, ma molto difficile da soddisfare, anche perché non traducibile in programmi politici comuni




Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo welfare

Pubblichiamo di seguito l’Introduzione al libro “Reddito per tutti. Combattere la povertà in un nuovo welfare”, di Ugo Carlone. Un testo frutto di diverse riflessioni fatte all’interno del progetto Ribalta e che ne rispecchia spirito, idee e prospettive. Dalla quarta di copertina: “Abbiamo bisogno di protezione, di un ombrello che ci ripari. Lo stato sociale ha permesso a milioni di individui di risollevarsi dalla miseria e uscire dalla povertà. Ma occorre rilanciare: se si vuole un recupero del welfare, bisogna muoversi come farebbe il cavallo negli scacchi: in avanti e lateralmente, nello stesso tempo. Il reddito per tutti è un passo in avanti, perché espande la protezione in senso realmente universale, e uno laterale, perché non richiede obblighi e contropartite. Basta un cuore che batte”.



Quanto giocano (d’azzardo) gli italiani?

Secondo i dati dell’Istat, un italiano su tre gioca. Scommettono di più i maschi, chi ha un’età centrale, chi abita al Sud e nei centri urbani più grandi e chi sta peggio come condizione professionale. E molti giovani maschi (che magari non lavorano o lavorano male) giocano a video-poker e slot machine. Insomma, le disuguaglianze contano anche qui.


Roma cerca casa

La situazione abitativa a Roma è drammatica: decine di migliaia di aventi diritto all’alloggio popolare, un centinaio di occupazioni e una cifra indefinibile di senzacasa. Ma qualcosa si può fare: riconvertire a uso abitativo le cubature pubbliche inutilizzate, acquistare edilizia privata invenduta (acquisendola al patrimonio immobiliare pubblico), sostenere l’auto-recupero di spazi abbandonati e, in ultima istanza, ricorrere alla requisizione di edifici privati lasciati intenzionalmente vuoti. Occorrerebbero, ovviamente, volontà politica e investimenti.


La solitudine che pesa. Chi è messo peggio?

Di solitudine non si muore, ma si sta male. George Monbiot ne parla come di una “epidemia”: non c’è più il senso di collettività, non ci consideriamo individui che, insieme, cercano di risolvere problemi comuni e pensiamo di essere in lotta con gli altri per superare problemi personali. Abbiamo provato a mettere insieme qualche numero per analizzarla, la solitudine, con una parziale sorpresa.


Beni comuni, diritti al futuro

In Italia si stanno raccogliendo le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sui beni comuni. Si tratta di una categoria di beni da difendere per le attuali e le future generazioni perché funzionali al diritto delle persone di vivere degnamente, il cui riconoscimento potrebbe contribuire a cambiare il modo di pensare a quello che ci sta intorno


Più ce n’è, più si fa: i numeri del gioco d’azzardo

Il denaro giocato dagli italiani (e dagli umbri) è in aumento ed è concentrato (buttato) soprattutto nei cosiddetti “apparecchi” (New Slot e VLT). Sono tantissimi anche coloro che giocano alle Lotterie e ai Gratta e Vinci, spendendo però nel complesso di meno. Il problema è noto: troppi pensano che sia possibile diventare ricchi giocando, se si hanno buone abilità. E poi, il gioco costituisce una risorsa per sperare in un mondo migliore: ecco perché nella sua diffusione non influisce il livello di reddito, ma l’offerta sul territorio.


Quando il “decoro” viene messo a reddito

“Perché sdraiarsi su una panchina sarebbe indecoroso e incivile? Perché una persona civilizzata non lo farebbe. Perché una persona civilizzata non lo farebbe? Perché è indecoroso e incivile. Tutte le apparenti spiegazioni si alimentano (e quindi si annullano) a vicenda, e il residuo che lasciano è solo la sagoma del noi che si arroga il diritto di scacciare loro, gli altri”. È quello che scrive Wolf Bukowski in “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro”, di cui pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore Alegre, la parte finale, quella relativa alla “messa a reddito del decoro”.


L’epidemia del gioco d’azzardo. Abbiamo un vaccino?

Il gioco d’azzardo patologico non genera lo stesso allarme delle dipendenze tradizionali. Eppure, ci sono tante persone comuni che, cercando di distaccarsi da preoccupazioni e frustrazioni, si giocano l’intero stipendio su macchinette infernali, veloci, basate solo sul caso, cui si può accedere in ogni momento (ovviamene anche online). Disgregando se stessi e il contesto sociale a cui appartengono.


Il “controllo di vicinato” non ci libera dall’insicurezza. Anzi.

Pensare di risolvere il problema dell’insicurezza puntando sulla collaborazione tra cittadini organizzati e istituzioni non ne rimuove le cause e crea nuovi ambiti di ingovernabilità. Bisogna invece intervenire con politiche pubbliche integrate sul versante del contrasto alle diseguaglianze e dei modelli di sviluppo urbano.