Maledetti soldi!

Si dà per scontato che chi è costretto a chiudere un’attività a causa del lockdown abbia diritto a un rimborso, ma se si parla di erogare soldi a chi non ne dispone strutturalmente perché disoccupato, il discorso vira immancabilmente verso l’irrazionale: chi non lavora non ne ha voglia; se non hai soldi è per tua incapacità. Misuriamo tutto in base ai soldi e li neghiamo a chi ne ha davvero bisogno. Curioso, no?


L’incertezza diseguale in lockdown

Un’indagine del Parlamento europeo ha messo in luce che tipo di sensazioni sono prevalse durante il primo lockdown. L’incertezza su tutte, ma anche la frustrazione e l’impotenza, con le donne più penalizzate. I giovani sono i meno speranzosi e i più frustrati. Sei persone su dieci hanno avuto difficoltà finanziarie. Tutto ciò è avvenuto in maniera più pesante nel nostro paese e ovviamente in maniera diseguale tra la popolazione. Che aspettiamo a riprendere in mano (e concretizzare) termini come giustizia sociale, welfare state, redistribuzione?



Riusciamo ancora a “stare insieme”?

“Chi fa da sé, fa per tre”, recita l’adagio. Oggi però scontiamo le conseguenze di tutto ciò che si è fatto allargando e stirando fino all’esagerazione quell’adagio. C’entrano i cambiamenti sociali, certo, ma c’entra anche il tipo di modello economico in cui viviamo e i “valori” che veicola. Eppure, in teoria, non siamo così individualisti ed egoisti come troppo spesso sembriamo.


L’incertezza nel futuro in pandemia: come affrontiamo il domani?

La sequenza logica parla chiaro: il futuro è una necessità per l’uomo; ma, da diversi decenni, per molti individui è diventato confuso, incerto e fonte di pericoli, più che di speranza; la crisi del 2008 ha aggravato questo fenomeno; la pandemia sta facendo ingranare un’ulteriore marcia in più. Conseguenza: l’ottimismo sull’avvenire sta diminuendo, dati alla mano. Su questo, le politiche pubbliche possono fare moltissimo.


Pre-recensioni: libri che vorremmo leggere

Coatti e solidarietà dal basso Alberto Prunetti ha tradotto, per Alegre, Chav. Solidarietà coatta, libro di D. Hunter. Dalla quarta di copertina: “Se incontraste oggi D. Hunter potreste scambiarlo per un bibliotecario uscito a fare shopping. Ma un tempo, per gli sbirri, le persone per bene e la stampa lui era un chav, un coatto. […]

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Idee

Com’era il disagio economico prima del coronavirus

La crisi da pandemia si sta abbattendo soprattutto su coloro che già prima dell’emergenza stavano economicamente male o malissimo. Ecco perché servono misure di sostegno al reddito strutturali e permanenti: se un corpo già debilitato per una malattia viene investito da un’altra, probabilmente più grave, senza essere curato, rischia di non sopravvivere.


“Un’isola di certezza”. Il reddito per tutti nella pandemia

Da quando è scoppiata la pandemia, si sono moltiplicati articoli e prese di posizione a favore del Reddito di Base Incondizionato, una misura che garantirebbe a tutti risorse sufficienti per vivere dignitosamente, senza nessun obbligo. Visto che ci siamo occupati spesso del tema, in questo articolo cercheremo di dare conto del dibattito in corso. Banalmente, si dice che i rischi vanno trasformati in opportunità: oggi è il caso di dirlo più forte.






L’invidia sociale è una brutta bestia

L’invidia sociale prende corpo tra lo scarto tra ciò che si è (e si ha) e ciò che si vorrebbe essere (e avere), paragonandosi agli altri. Uno stato d’animo legato alla frustrazione e all’insoddisfazione, dovute anche a cause economiche ben precise, visto che impoverirsi o non trovare sbocchi non fa certo stare bene. Ma il risentimento per la felicità altrui, percepita spesso come immeritata e accompagnato dal desiderio che l’altro perda qualcosa e si abbassi al proprio livello, ha effetti socialmente deleteri



Non ci sono più le “banche dell’ira” di una volta

Le “banche dell’ira”, per Peter Sloterdijk, sono delle “istituzioni” politiche che incanalano e mettono a valore risentimento ed emozioni simili. In passato, questo compito è stato svolto, per esempio, dalla Chiesa, dalla Rivoluzione Francese, dal movimento comunista. Ma oggi? Il populismo è una “banca dell’ira”? O somiglia di più a una di quelle società finanziarie aggressive, che prestano i soldi in due minuti, ma con tassi di interesse stratosferici e che poi ti fanno fallire?