Opinioni

Breve psicologia del complottista

Il complottista per sua natura tende a creare gruppi, a fare propaganda, ad occuparsi ossessivamente del potere: è la versione paranoide dell'animale politico, è il perfetto cittadino illuminista sotto metanfetamine.

C’è un minimo comun denominatore che lega le decine di posizioni che vengono raccolte sotto il termine “complottismo”. Questo comun denominatore è l’idea che un potere pervasivo, onnipresente, estremamente razionale nei mezzi ma opaco nei fini voglia manipolare l’individuo. Dalle teorie di ibridazione razziale forzata del piano Kalergi all’antivaccinismo, dal terrore per i chip sottocutanei a quello per la tracciabilità di ogni transazione economica, il complottista ritiene che il Potere voglia insinuarsi con l’inganno dentro di lui per studiarlo, modificarlo sia biologicamente che psicologicamente perché diventi un perfetto esecutore di una volontà a lui estranea ed ostile.

L’interessante di questa posizione non è che il potere tenti di piegare gli individui perché lo assecondino (è nella natura del potere farlo), ma il modo in cui viene concepita tale dinamica fra potere e individuo. Secondo il complottista il Potere ha un interesse ossessivo, personale, quasi morboso verso lui in quanto persona, un interesse dovuto alla paura che il complottista si ribelli e lo distrugga. Per questo il complottista cerca disperatamente un volto da dare al Potere: che sia Soros o Liliana Segre, Burioni o Mario Draghi, lo scontro viene immaginato sempre come personale, fra un individuo debole (il complottista) e uno forte (il potente), in cui il debole ha dalla sua l’essere parte di una moltitudine di potenziali ribelli, mentre il potente ha la ricchezza e i mezzi tecnologici, ma è profondamente solo, poiché se venisse smascherato tutti lo abbandonerebbero.

La debolezza del complottista è quindi relativa, dovuta alla temporanea ignoranza e/o alla cecità di chi non conosce i piani manipolativi dei potenti, non ad uno stato ontologico. Per questo il complottista per sua natura tende a creare gruppi, a fare propaganda, ad occuparsi ossessivamente del potere: è la versione paranoide dell’animale politico, è il perfetto cittadino illuminista sotto metanfetamine.

Poiché la battaglia è nel contempo universale e personale, il complottista non riconosce il diritto alla neutralità, all’indifferenza, tanto meno concepisce il caso, il paradosso, la possibile schizofrenia del potere (e dei potenti): tutto è perfettamente razionale, gli schieramenti sono ben delineati e compatti, quella che il Potere combatte è una guerra di mobilitazione totale in cui ognuno deve scegliere fra il popolo oppresso e i potenti manipolatori.

Questa natura politica ed universale del complottismo, fa sì che si insinui in ogni schieramento politico ed ogni schieramento politico prenda pezzi di questo pensiero: dall’estrema sinistra all’estrema destra, passando per tutte le sfumature del centro. Se nessuno è al riparo dai potenti, nessuno schieramento è al riparo dai complottisti.

Foto di copertina di OpenClipart-Vectors da Pixabay.

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