Prendetevi cura delle persone e del mondo

Mi trovo nella situazione migliore per leggere (e sperimentare) questo bellissimo libro edito da Alegre: il “Manifesto della cura” scritto a più mani da The Care Collective. La mia sposa è ospedalizzata da quasi due settimane (non per il covid) e io mi prendo cura di mia figlia. Lo facevo anche prima, in un contesto […]



Flavio Insinna e la redistribuzione

Per caso questa sera mi sono imbattuto in un programma di approfondimento politico sulla RAI. Presenti giornalisti, il classico virologo (a cui si chiede di non fare polemica, ma lo si invita in trasmissione, ma vabbé…) e qualche storico volto della TV italiana, tra cui Flavio Insinna. Nel corso della trasmissione viene dato spazio alle […]



Il virus non è democratico

Il mito del “virus democratico” è, appunto, un mito, e non corrisponde alla realtà. È vero che stiamo navigando tutti nello stesso mare, quello del Covid-19, ma le barche con cui lo attraversiamo non sono per niente uguali. L’ultima indagine Eurobarometro ci aiuta a capire come sia stata diversa, tra gli individui, la gestione del primo lockdown e quante differenze ci siano nella preoccupazione per il proprio futuro economico.


Maledetti soldi!

Si dà per scontato che chi è costretto a chiudere un’attività a causa del lockdown abbia diritto a un rimborso, ma se si parla di erogare soldi a chi non ne dispone strutturalmente perché disoccupato, il discorso vira immancabilmente verso l’irrazionale: chi non lavora non ne ha voglia; se non hai soldi è per tua incapacità. Misuriamo tutto in base ai soldi e li neghiamo a chi ne ha davvero bisogno. Curioso, no?


L’incertezza diseguale in lockdown

Un’indagine del Parlamento europeo ha messo in luce che tipo di sensazioni sono prevalse durante il primo lockdown. L’incertezza su tutte, ma anche la frustrazione e l’impotenza, con le donne più penalizzate. I giovani sono i meno speranzosi e i più frustrati. Sei persone su dieci hanno avuto difficoltà finanziarie. Tutto ciò è avvenuto in maniera più pesante nel nostro paese e ovviamente in maniera diseguale tra la popolazione. Che aspettiamo a riprendere in mano (e concretizzare) termini come giustizia sociale, welfare state, redistribuzione?




Riusciamo ancora a “stare insieme”?

“Chi fa da sé, fa per tre”, recita l’adagio. Oggi però scontiamo le conseguenze di tutto ciò che si è fatto allargando e stirando fino all’esagerazione quell’adagio. C’entrano i cambiamenti sociali, certo, ma c’entra anche il tipo di modello economico in cui viviamo e i “valori” che veicola. Eppure, in teoria, non siamo così individualisti ed egoisti come troppo spesso sembriamo.



Carlo Rosselli: “Gli italiani sono moralmente pigri”

Carlo Rosselli fu un uomo politico nato a Roma nel 1899 e morto in Francia nel 1937. Antifascista, dopo il delitto Matteotti fondò il foglio clandestino “Non mollare”. Scrisse “Socialismo liberale” (di cui riportiamo un estratto di seguito) al confino di Lipari. Riparò in Francia, dove costituì il movimento “Giustizia e Libertà”, che ebbe un ruolo di primo piano nella resistenza italiana. Combatté nella guerra civile spagnola per i repubblicani. Tornato in Francia a seguito delle ferite riportate, fu assassinato insieme al fratello Nello da un’organizzazione francese di ispirazione fascista, probabilmente su mandato dei servizi segreti italiani dell’epoca.


Oltre il pubblico e il privato: il bene comune

La categoria di bene comune va al di là della distinzione pubblico-privato per riaffermare la gestione partecipativa dei beni che servono al soddisfacimento di diritti fondamentali. Non è solo una questione di proprietà, ma di gestione. Spesso infatti le cose pubbliche subiscono un processo di aziendalizzazione che le snaturano. Un processo che i beni comuni invece prevengono



Perugia, il gazebo che si mangia la storia

A Perugia è stato posizionato un gazebo nel luogo che, tra le altre cose, ispirò Giosuè Carducci. Così è stato occupato un posto che è una sorta di luogo dell’anima per residenti e turisti, e che ha perso la sua natura in onore del commercio. È una metafora che va al di là del luogo e della città coinvolti, che ci dice come gli spazi pubblici si vanno assottigliando sempre più per obbedire a logiche e interessi sempre meno pubblici e comuni