La retorica lavorista

Se riuscissimo a mettere in discussione la retorica lavorista faremmo un bel passo avanti. Ma a farlo si rischia la sanzione sociale, tanto che di una tendenza del genere non c’è rappresentanza in Parlamento, nonostante il bisogno che c’è.


L’epica della singletudine

Una generazione che aveva proclamato di voler superare la coppia monogamica tradizionale ora fa l’apologia della vita da single, passata a consumare prodotti culturali (libri, serie tv, ecc.) e a godersi la libertà di… essere ognuno murato nel proprio appartamento (per chi può permetterselo). Siamo giunti a fare l’epica della singletudine, e non stupisce: assemblare una sfilza di soluzioni peggiori dei problemi che erano chiamate a risolvere, il tutto in meno di 20 anni, è un disastro culturale che avrebbe ammazzato dei reduci di guerra


Roma cerca casa

La situazione abitativa a Roma è drammatica: decine di migliaia di aventi diritto all’alloggio popolare, un centinaio di occupazioni e una cifra indefinibile di senzacasa. Ma qualcosa si può fare: riconvertire a uso abitativo le cubature pubbliche inutilizzate, acquistare edilizia privata invenduta (acquisendola al patrimonio immobiliare pubblico), sostenere l’auto-recupero di spazi abbandonati e, in ultima istanza, ricorrere alla requisizione di edifici privati lasciati intenzionalmente vuoti. Occorrerebbero, ovviamente, volontà politica e investimenti.


La società delle dipendenze

Quando si parla di dipendenze si fa riferimento alle sostanze classiche, invece la nostra è una società che ne crea diverse di dipendenze perché chiede molto, troppo, a chi la abita. Per questo il fenomeno delle droghe è una questione complessa




I danni culturali del maggioritario. Le otto vittime

La cultura del maggioritario, in due decenni e mezzo, ha fatto molte vittime: l’idea che la politica sia competizione sulla libertà e sforzo continuo in cui non ci sono riforme “definitive”; la disfatta dei corpi intermedi; il conflitto sociale come presa di consapevolezza; il pensare che fuori dal governo non ci sia nulla per cui valga la pena organizzarsi; il disprezzo delle minoranze e l’idea che perdere le elezioni significhi essere dalla parte sbagliata; il perdono e il senso del limite; e poi, tutti noi, quando ci sentiamo afoni e senza più pensieri né parole per dirli


La solitudine che pesa. Chi è messo peggio?

Di solitudine non si muore, ma si sta male. George Monbiot ne parla come di una “epidemia”: non c’è più il senso di collettività, non ci consideriamo individui che, insieme, cercano di risolvere problemi comuni e pensiamo di essere in lotta con gli altri per superare problemi personali. Abbiamo provato a mettere insieme qualche numero per analizzarla, la solitudine, con una parziale sorpresa.


Beni comuni, diritti al futuro

In Italia si stanno raccogliendo le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sui beni comuni. Si tratta di una categoria di beni da difendere per le attuali e le future generazioni perché funzionali al diritto delle persone di vivere degnamente, il cui riconoscimento potrebbe contribuire a cambiare il modo di pensare a quello che ci sta intorno


Cosa significa essere sgomberati

“Immaginate che gli sgomberati siate voi. Pensate alle parole che utilizzereste per spiegare a vostro figlio quanto sta accadendo. Di dovergli spiegare, con le parole degli adulti, che le stanze sistemate e quel cesso accroccato, che nella sua immaginazione di bambino sono comunque una casa, il giorno dopo non ci saranno più. Immaginate anche che il giorno dopo, di dove dormi te, la tua famiglia, i tuoi amici, tuo figlio non frega più niente a nessuno”.


Più ce n’è, più si fa: i numeri del gioco d’azzardo

Il denaro giocato dagli italiani (e dagli umbri) è in aumento ed è concentrato (buttato) soprattutto nei cosiddetti “apparecchi” (New Slot e VLT). Sono tantissimi anche coloro che giocano alle Lotterie e ai Gratta e Vinci, spendendo però nel complesso di meno. Il problema è noto: troppi pensano che sia possibile diventare ricchi giocando, se si hanno buone abilità. E poi, il gioco costituisce una risorsa per sperare in un mondo migliore: ecco perché nella sua diffusione non influisce il livello di reddito, ma l’offerta sul territorio.


Quando il “decoro” viene messo a reddito

“Perché sdraiarsi su una panchina sarebbe indecoroso e incivile? Perché una persona civilizzata non lo farebbe. Perché una persona civilizzata non lo farebbe? Perché è indecoroso e incivile. Tutte le apparenti spiegazioni si alimentano (e quindi si annullano) a vicenda, e il residuo che lasciano è solo la sagoma del noi che si arroga il diritto di scacciare loro, gli altri”. È quello che scrive Wolf Bukowski in “La buona educazione degli oppressi. Piccola storia del decoro”, di cui pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore Alegre, la parte finale, quella relativa alla “messa a reddito del decoro”.




L’epidemia del gioco d’azzardo. Abbiamo un vaccino?

Il gioco d’azzardo patologico non genera lo stesso allarme delle dipendenze tradizionali. Eppure, ci sono tante persone comuni che, cercando di distaccarsi da preoccupazioni e frustrazioni, si giocano l’intero stipendio su macchinette infernali, veloci, basate solo sul caso, cui si può accedere in ogni momento (ovviamene anche online). Disgregando se stessi e il contesto sociale a cui appartengono.



Il “controllo di vicinato” non ci libera dall’insicurezza. Anzi.

Pensare di risolvere il problema dell’insicurezza puntando sulla collaborazione tra cittadini organizzati e istituzioni non ne rimuove le cause e crea nuovi ambiti di ingovernabilità. Bisogna invece intervenire con politiche pubbliche integrate sul versante del contrasto alle diseguaglianze e dei modelli di sviluppo urbano.


Le reti sociali aiutano. Ma sono disuguali (e di meno)

Perché le reti sociali contano così tanto per il benessere? Che tipo di aiuti ci si può aspettare da chi fa parte delle nostre cerchie? Domande a cui cerca di rispondere il Rapporto annuale 2018 dell’Istat, da cui emergono disuguaglianze anche su questo versante; e il fatto che (a sorpresa?) in Italia le reti di sostegno sono meno presenti rispetto alla media europea.