Percorsi

Altrocioccolato

L'abbraccio al mondo
Dai no degli inizi ai sì di oggi. A Città di Castello per tre giorni si incontra chi non è contento del mondo attuale e prova a cambiarlo. Con uno sguardo particolare dedicato al cibo, a chi lo produce e a chi lo consuma

Fabrizio Marcucci

Altrocioccolato è un abbraccio. Anzi, è tanti abbracci. All’Umbria, che è la terra che ospita la manifestazione da quindici anni. Al mondo, cinto proprio nel suo punto più ampio, l’equatore, per contenerlo proprio tutto. Alle persone in generale, e ai migranti in particolare. “Vogliamo dire a chi arriva qui scappando dalla fame e sfidando la morte: siete benvenuti, c’è un pezzo importante d’Italia che non pensa affatto che voi dobbiate essere cacciati”, scandisce Agostino Cefalo, uno degli organizzatori della manifestazione, che si dedica a me in abiti da lavoro, sottraendosi per mezzora allo scaricamento di bancali di legno da un furgone in vista dell’inaugurazione dell’edizione 2016 che durerà fino a domenica.

L’abbraccio all’Umbria è iniziato all’alba del ventunesimo secolo nel capoluogo della regione, Perugia, ed è poi proseguito con edizioni che si sono svolte a Gubbio, a Castiglione del Lago e, da qualche anno, qui a Città di Castello. La storia di questa manifestazione che vuol essere testimonianza attiva di un altro modo di concepire le relazioni e punta a ribaltare i rapporti di forza tra multinazionali e territori e popoli è una parabola a suo modo pedagogica. Si partì dal rifiuto della megafiera di Eurochocolate, che ogni anno, sostenuta dalle multinazionali del cioccolato, catapulta su Perugia valanghe di visitatori che vanno a stiparsi e a comprare tra i fittissimi stand che di fatto ridisegnano il centro della città trasformandolo in un consumificio. Si partì dal chiostro di quella che tuttora è la casa dell’associazionismo di Perugia. Sostanzialmente per dire no. No alle multinazionali del cacao che impongono monocolture snaturando territori; no a condizioni di lavoro imposte in quei territori e ai limiti del tollerabile; no al consumo smodato, irresponsabile e ignorante di cibo. Ignorante nel senso che quando si mette in bocca una cosa, quasi mai si sa chi l’ha prodotta, in quali condizioni e dove. Poi, via via, di edizione in edizione, la platea si è allargata, così come lo sguardo degli organizzatori. E la rabbia degli inizi è stata contaminata col progetto. Oggi ad Altrocioccolato si dice sì: a un consumo intelligente, a stili di vita sostenibili, all’accoglienza. E si dice sì mettendo in mostra prodotti e pratiche che sono la testimonianza concreta di un nuovo modo di stare insieme. Così la manifestazione si è aperta anche alla terra che la ospita. Diventando itinerante e abbracciando l’Umbria, appunto. “Pensiamo che sia opportuno continuare a girare in questa regione per far arrivare al più alto numero di persone il nostro messaggio”, dice Cefalo.

Già. Ma partiamo dal no, che è all’origine di tutto. Perché il cioccolato è così importante per voi? E perché si dovrebbe dire no alle tavolette prodotte dalle multinazionali? “Il cioccolato – spiega Cefalo – è una merce altamente simbolica: la materia prima, il cacao, viene raccolta solo intorno all’equatore, il prodotto finito è consumato solo nelle zone ricche del pianeta. Il cioccolato che viene commercializzato attraverso il circuito del commercio equo e solidale è garantito da un punto di vista sociale e ambientale: i produttori, spesso organizzati in piccole comunità, vengono adeguatamente retribuiti e spesso con loro si intraprendono progetti per lo sviluppo delle comunità stesse; viene rispettata la stagionalità e la diversità di colture dei territori senza imporre la monocoltura che risponde solo alle esigenze di chi il cioccolato lo vende, per aumentare la quantità prodotta, e distrugge ecosistemi. Infine, la qualità: se guardi la lista degli ingredienti del cioccolato convenzionale, è infinita; il cioccolato equo e solidale è composto da cacao e zucchero, stop. Insomma: chi mette in bocca i nostri prodotti sa quello che sta facendo: ne conosce la composizione, la storia. Degli altri siamo sicuri che si può dire la stessa cosa?”.

Quest’anno ampio spazio sarà dedicato
alle economie solidali che vedono protagonisti
i migranti, a i quali diciamo: benvenuti

Il no e il cioccolato sono insomma all’origine di questa manifestazione che, dopo gli inizi resistenti, oggi è organizzata da Umbria equosolidale, una realtà che aggrega le botteghe del commercio equo e solidale di Perugia, Terni, Orvieto, Città di Castello e Umbertide. Oggi però, Altrocioccolato, si sta ancora trasformando, potremmo dire ricorrendo a un gioco di parole, in “Oltre” cioccolato. Intanto perché di prodotti concepiti senza sfruttare persone e territori le botteghe del commercio equo e solidale sono piene e gli stand di queste piazze colorate di Città di Castello ne sono la testimonianza. E poi perché c’è tutto un mondo intorno. Quello delle economie solidali, dell’agricoltura sostenibile, quello dei migranti che per sfuggire allo sfruttamento e alla fame cui vanno incontro nelle loro terre, fanno migliaia di chilometri per tentare un riscatto. C’è insomma un mondo nuovo da costruire, se si vuol fare in modo che i principi del commercio equo contaminino il modo di produrre convenzionale. E perciò occorre fare un lavoro anche culturale. Ecco perché Città di Castello sarà abbracciata da stand in cui si proporranno prodotti “buoni” tanto per chi li produce quanto per chi li consuma e da incontri per dimostrare che altri percorsi sono praticabili. E c’è già chi li pratica. Verrà data una vetrina a una serie di realtà che vedono come protagonisti migranti che sono riusciti a sottrarsi allo sfruttamento e a costruire economie solidali (sabato alle 15); si parlerà di soluzioni locali coerenti con la costruzione di una globalità nuova (domenica alle 17). E poi ci saranno tutti i giorni musica, laboratori per bambini e un angolo speciale dedicato al cibo con “Soul food”, progetto che si riallaccia al tentativo di rendere i consumatori consapevoli di quello che mangiano. Perché il cambiamento si fa anche a tavola.

È un abbraccio che cammina, insomma, Altrocioccolato. Cresciuta dal no degli inizi (ormai Eurochocolate e i suoi ingorghi sono solo un ricordo) per aprirsi ai tanti sì di un mondo nuovo possibile. Ed è un abbraccio che vuole ancora allargarsi, anche se è già largo come l’equatore. “Chiunque sia interessato alla qualità della vita, del vivere, ad accrescere la propria consapevolezza, a ribaltare rapporti di forza insopportabili; chiunque abbia qualcosa da insegnarci e al quale noi possiamo comunicare qualcosa che ancora non sa, è benvenuto – conclude Cefalo prima di tornare al lavoro – solo aprendoci senza snaturarci possiamo tentare di cambiare le cose. Siamo nati ed esistiamo per questo”.

In copertina, Alessio Burini, uno degli artisti che si esibirà ad Altrocioccolato (foto tratta dalla pagina facebook della manifestazione)

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