La navigazione online avviene in un mare eternamente in burrasca, ma, in realtà, piatto e placido: info, tweet, foto, saturano gli spazi per onde e venti, che, alla fine, non ci sono più o non hanno più forza o sono solo illusori. Servono bussole contro la stupidità digitale?

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Ugo Carlone

Una delle intuizioni più originali di Georg Simmel è il tema dell’individuo blasé: colui che, secondo le definizioni dei vocabolari, non trova interesse e passione per niente. In La metropoli e la vita dello spirito, il sociologo e filosofo berlinese scrive: “la base psicologica su cui si erge il tipo delle individualità metropolitane è l’intensificazione della vita nervosa, che è prodotta dal rapido e ininterrotto avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori”. E poi: “forse non esiste alcun fenomeno psichico così irriducibilmente riservato alla metropoli come l’essere blasé”: “questo carattere è conseguenza di quella rapida successione e di quella fitta concentrazione di stimoli nervosi contraddittori”. Infatti, “la smoderatezza nei piaceri rende blasé perché sollecita costantemente i nervi a reazioni così forti che questi alla fine smettono di reagire”. E proprio “questa incapacità di reagire a nuovi stimoli con l’energia che competerebbe loro è il tratto essenziale del blasé“. Ancora: “l’essenza dell’essere blasé consiste nell’attutimento della sensibilità rispetto alle differenze fra le cose, non nel senso che queste non siano percepite – come sarebbe il caso per un idiota – ma nel senso che il significato e il valore delle differenze, e con ciò il significato e il valore delle cose stesse, sono avvertiti come irrilevanti. Al blasé tutto appare di un colore uniforme, grigio, opaco, incapace di suscitare preferenze”.

Proviamo a sostituire, nel discorso simmeliano, Internet alla metropoli e a ragionare di conseguenza. Le similitudini di contesto tra i due ambiti sono parecchie. Il “rapido e ininterrotto avvicendarsi di impressioni” è tipico della rete, che, senza centro, rende l’avventurarsi nei siti, nei blog, nei social network un’esperienza continua, ma non stabile e serena (la “intensificazione della vita nervosa”). Gli stimoli, “contraddittori”, che Internet ci regala, gratis e apparentemente senza costi aggiuntivi, sono talmente tanti e spesso potenti (basti pensare a notizie a prima vista eclatanti, a filmati la cui fruizione spesso è sconsigliata – ma per questo più desiderata –, a tweet decisivi delle sorti di un governo, della reputazione di una persona, della ricostruzione di fatti, etc.) da sollecitare “costantemente i nervi a reazioni così forti che questi alla fine smettono di reagire”. Il rischio è il profilarsi di un nuovo (?) web-individuo, la cui sensibilità è attutita e mitridatizzata e a cui tutto appare “uniforme, grigio, opaco”. L’uomo con il mouse in mano che naviga (da casa, dall’ufficio) o, senza mouse, dal tablet o dal mobile (e – da ultimo – dagli occhiali o dall’orologio) e ingurgita notizie, “informazioni”, foto, post, commenti, overdose di citazioni colte, tweet, like, filmati. In un’orizzontalità che tutto appiattisce e niente approfondisce. E rende blasé, cioè incapaci di reagire e sostanzialmente indifferenti. La navigazione online avviene in un mare eternamente in burrasca, ma, in realtà, piatto e placido: info, tweet, foto, saturano gli spazi per onde e venti, che, alla fine, non ci sono più o non hanno più forza o sono solo illusori.

Quale conoscenza, quale sapere può crearsi, depositarsi, sedimentarsi, rafforzarsi in un mare magnum con tali caratteristiche?Servono, come agli antichi marinai, delle care e vecchie (o nuove?) bussole per orientarsi. Per evitare di usare google, per pigrizia mentale, come una protesi cerebrale, in grado di dare risposte istantanee ma assai volatili (quando è morto Kennedy? come si chiama l’attore che fa Dr. House? come si traduce in inglese temporale? ma di che anno è la Loren?). Bussole: indicazioni di un Nord da cui derivare gli altri punti cardinali e navigare secondo direzioni quantomeno riflessive. Perché la rete offre tanto (non tutto): e va sfruttata, come ogni altro strumento di tecnica. Per evitare di ritrovarci intrappolati nella gabbia d’acciaio weberiana, in una tecnicizzazione che atrofizza il senso dell’agire, anche su internet. Bussole: per favorire la conoscenza anche attraverso la rete e per limitare la stupidità digitale.

Per non morire blasé: in definitiva, si tratta “solo” di pensare.

  [Testo contenuto in M. Capanna (a cura di), Conoscenza e “sapere” digitale. Contributi per un dibattito, Busto Arsizio (Va), Nomos Edizioni, 2014]

Foto: Delia Bertola

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Ugo Carlone
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