Movimento, reddito di cittadinanza e decrescita sono tre esempi di come significati ed elaborazioni, anche raffinate, rischiano di venire travolti dalla marea che si appropria delle parole del cambiamento per svuotarle della loro sostanza originaria e riverniciarle in maniera che diventino innocue, inconsistenti o, peggio, dannose

Se ci vuoi sostenere, contattaci, grazie!

[Tratto dal profilo facebook dell’autore, che ha autorizzato la pubblicazione]*

Sapete perché bisogna sempre tenere a portata di mano un dizionario etimologico? Per aggrapparsi a qualcosa, alle radici delle parole, ed evitare che la tromba d’aria della perdita di senso vi trascini via. Le parole slittano, il loro involucro resta ma la polpa viene scavata via.

Prendete la parola “movimento”, che dovrebbe alludere a un cambio culturale e politico in un pezzo di società, e questo ha significato per un paio di secoli. Dunque, perché i cinque stelle chiamano se stessi “movimento”? Il loro logo, o brand, appartiene a una società privata, e la disciplina interna, piuttosto isterica, è esattamente l’opposto di quella di un movimento, per definizione mobile e plurale: chi dissente viene buttato fuori. Per di più, nel simbolo stesso, che si scrive “moVimento”, è inglobato il logo di un film, “V per vendetta”, che ha dato luogo alla figura e alla maschera di Anonymous, protagonista di movimenti, questi sì autentici, come Occupy Wall Street.

E che dire del “reddito di cittadinanza”? Era la proposta, fin da una trentina d’anni, di prendere atto che il capitalismo globalizzato (e digitalizzato) non solo distrugge lavoro, ma sfrutta per creare profitto il tempo libero, le menti stesse e le relazioni di chiunque, e anche qui, su Facebook, facendo una cosa o l’altra diamo suggerimenti all’onnipotente marketing ecc. E dunque la redistribuzione della ricchezza, antica bandiera di sinistra, dovrebbe passare non solo attraverso i salari, ma l’esistenza stessa delle persone. Che cosa c’entra il sussidio di non occupazione, per altro molto modesto, che i cinque stelle vogliono avviare, accompagnandolo con l’ammonizione a “non restare sul divano altrimenti te lo togliamo”? Non c’entra niente, è evidente. Come è fasullo l’uso della parola “decrescita”, per molti anni ignorata e ora utilizzata per fare propaganda alla Tav in Val di Susa e altre cosiddette grandi opere. Chi si oppone è per la decrescita, intesa come l’esatto rovescio della crescita, cioè dell’aumento del lavoro e dei redditi, del prodotto interno lordo e insomma del benessere. Perché una persona sana di mente dovrebbe opporsi a questo ben di dio non si sa, forse si tratta di pazzi che, appunto, vogliono la decrescita, il medioevo e le candele per fare luce in casa ecc. Le parole diventano palline d’acciaio compatte e insensate, che vengono usate come proiettili. Lo aveva spiegato, a suo tempo, Naomi Klein, nel suo “No logo”. Infatti “no logo” è diventato nel frattempo il logo, il “brand”, di un produttore di occhiali.

*Pierluigi Sullo è stato a lungo giornalista del manifesto, dove ha ricoperto la carica di vicedirettore quando direttore era Luigi Pintor, è stato successivamente direttore del settimanale Carta. Ha pubblicato di recente La rivoluzione dei piccoli pianeti. Un romanzo nel ’68 (Lastarìa edizioni).

In copertina, la maschera di Anonymus, foto di PhiRequiem tratta da wikimedia commons.
print
Pierluigi Sullo
Scrivi un commento

Lascia un commento