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Presi dal fare, a volte può capitare di dare per scontate le cose. Allora: da circa un mese andiamo in onda tutti i giovedì dalle 17 alle 18 su radio Galileo, emittente ascoltabile in modo “tradizionale” in Umbria e nell’alto Lazio, fino a Roma (le frequenze le potete trovare qui); in streaming, da qualunque posto in cui si disponga di una connessione internet e di un computer o uno smartphone. Il giorno successivo alla messa in onda carichiamo poi il podcast della trasmissione, che è ascoltabile e scaricabile dal nostro sito. Il programma l’abbiamo chiamato “Radio ribalta”. Ma il punto qui è: perché l’abbiamo fatto?

Il motivo risiede principalmente nel fatto che ribalta non intende utilizzare il web come succedaneo della carta. Se cerchiamo di divulgare l’innovazione affinché questa scacci via modelli datati, buoni solo per pochi e dannosi per la maggior parte delle persone, l’innovazione dobbiamo cercarla prima di tutto in noi, nel nostro fare, nel nostro tentare di essere all’altezza del compito che ci siamo dati. Da anni si assiste a un proliferare di siti che, complice la crisi della stampa tradizionale, non sono che la riproposizione in rete di cliché divenuti obsoleti cercando di fare leva sulla maggiore economicità del web rispetto alla carta. Tutto questo non porta a nulla di buono: non crea posti di lavoro e amplifica il rumore di fondo di una informazione che insegue i clic e si auto condanna alla fretta di seguire i fatti privandosi della possibilità di interpretarli, di inserirli in dinamiche più ampie.

Non occorre essere addetti ai lavori per comprendere che tutto questo, insieme a molti altri fattori che sarebbe troppo lungo affrontare qui, contribuisce alla crisi della stampa, di tutta la stampa; alla caduta di credibilità del giornalismo nel suo complesso. Perché la superficialità a cui sono condannate schiere di giornalisti spessissimo mal pagati e male indirizzati dai propri “capi”, la forsennata ricerca dei clic a scapito della qualità, la richiesta di quantità e di velocità, come se l’informazione si vendesse un tanto al chilo, fanno male a tutti i giornalisti. Anche a chi fa bene il proprio lavoro, o almeno ci prova.

Il web, se non viene considerato il sostituto economico della carta, può consentire una via d’uscita a tutto questo. Certo, senza il web che abbatte i costi, ribalta, questo strano animale, come l’abbiamo definito, non sarebbe mai nata. Ma ribalta non è nata solo per abbattere costi. Intendiamo servirci del web e delle potenzialità che ci offre per offrire a nostra volta un altro modo di raccontare le cose, o raccontarne di diverse. Il web, insomma, non è per noi la versione elettronica e immateriale della carta: è molto di più. È innanzitutto contenitore di modalità di racconto differenti: lo scritto, il video, l’audio. Tutte queste potenzialità noi intendiamo utilizzarle per fornire una informazione che nel nostro piccolo speriamo sia di qualità e che abbia un senso perché chi ci segue non la trova da altre parti.

La radio ci consente, come dimostrano le quattro puntate andate in onda fino ad oggi, di dare spazio a temi e persone di cui non sempre è facile scrivere per questioni di tempo e agibilità. Coniugata con il web, ci dà l’opportunità di fare un’intervista facendo ascoltare la viva voce dell’intervistato, non semplicemente trascrivendola, e soprattutto lasciandola lì, sempre disponibile online: sottraendola alla volatilità della diretta. In questo senso intendiamo usare il web mescolando le diverse possibilità che offre. “Radio ribalta”, insomma, non è la versione in etere della parola scritta veicolata attraverso il web. È altro. Così come gli articoli di ribalta non duplicano i contenuti della radio, non sono le loro trascrizioni, sono altro. Parola scritta, parlata e, in un futuro prossimo, immagini (per il momento potete vedere nella colonna di destra del sito quelle degli incontri di presentazione di libri che abbiamo fatto nei mesi scorsi) si intrecceranno sempre più andando a definire meglio la fisionomia di questo “strano animale” che è ribalta. È per questo motivo che carichiamo i podcast delle trasmissioni radiofoniche e vi invitiamo ad ascoltarli, oltre che per la qualità degli ospiti: perché sono parte integrante di ribalta, che tenta così di sperimentare un modo suo di stare al mondo; di superare pratiche datate e stanche di un certo modo di fare informazione con l’innovazione meditata; di non replicare il già visto, sia nei contenuti che nelle modalità di proporli. Tutto questo fa parte del nostro modo di ribaltare le cose che a noi paiono al contrario, come abbiamo detto appena nati. Ci proviamo, anche esplorando, cosa che di per sé espone al rischio di fallimento. Ma chi tenta di aprire strade nuove può sperare di arrivare in posti diversi; chi frequenta quelle già percorse, va sempre nella stessa direzione. E siamo in tempi in cui la direzione occorre cambiarla.

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In copertina, foto tratta dal profilo Flickr di Curtis Kennington e rilasciata sotto licenza Creative Commons
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