"Concerto dai balconi" è la storia di un'iniziativa la cui preparazione e il cui successo sono la dimostrazione che si può pensare alle città in modo diverso: utilizzandole come luoghi d'incontro e incubatori di creatività piuttosto che come contenitori di cemento e negozi

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Ce n’est qu’un debut (Non è che l’inizio, ndr): così scandiva il celebre slogan dei “cuccioli del maggio” francese sessantottino, nell’auspicio che quello fosse solo l’inizio di un processo che avrebbe dovuto rivoluzionare il cuore della società a partire dallo stare in piazza, tutti insieme. E per molti aspetti siamo ancora tutti lì: ai blocchi di partenza, nella cara e vecchia piazza. Un luogo insieme fisico e simbolico, reale e virtuale, sociale ma geolocalizzato, immaginario eppure estremamente concreto.

Probabilmente nessun altro elemento della geografia urbana è stato investito da cambiamenti così significativi come l’antica agorà, e forse è proprio questo a rendere questo spazio cittadino così rappresentativo della società in ogni tempo, lo specchio in cui guardare i riflessi delle trasformazioni sociali più profonde. Un crocevia in cui le storie di ieri si mescolano con quelle di oggi.

Piazza del Mercato, a Terni, è sicuramente tutto questo, ma prima dello scorso 21 ottobre non se ne era accorto quasi nessuno. Il termine “quasi” è d’obbligo poiché costituiscono una felice eccezione le due realtà associative che hanno dato vita al “Concerto dai Balconi” dello scorso 21 ottobre: l’associazione Demetra e “Arciragazzi gli Anni in Tasca”. E non da oggi. Nella pressoché generale indifferenza, o comunque senza il risalto che avrebbe meritato, un anno fa proprio gli stessi soggetti avevano infatti già realizzato un concerto nello stesso luogo, sebbene di proporzioni molto minori. Ed è stata quella la scintilla che ha acceso la miccia.

«Il progetto – racconta Caterina Moroni, dell’associazione Demetra – è nato un anno fa in occasione delle residenze artistiche legate al bando regionale Nutrimenti, che abbiamo replicato anche quest’anno. Ovvero l’idea di far vivere alcuni artisti in una parte della città e realizzare, a partire da questa permanenza temporanea, interventi partecipativi in grado di sovvertire l’ordine del quotidiano».

Il pezzo di Terni dove lo scorso anno gli artisti hanno alloggiato per una settimana, praticato le loro incursioni, chiesto in prestito i balconi degli abitanti e dato vita a un piccolo concerto dagli unici due balconi concessi, fu anche allora piazza del Mercato, con Arciragazzi che in quell’occasione ha lavorato alla realizzazione di alcuni video legati all’evento.

La collaborazione tra le due realtà, seguendo la massima “squadra che vince non si cambia”, è proseguita anche nel 2017, con la comune partecipazione a un bando della Siae rivolto in modo specifico alle periferie urbane. «Una rara occasione in cui la Siae invece di prendere soldi concede finanziamenti – commenta ironico Marco Coppoli, dell’associazione “Arciragazzi gli Anni in Tasca” – che abbiamo deciso di cogliere con l’idea di fare proprio un concerto dai balconi, per rendere più strutturale l’esperienza un po’ estemporanea dell’anno precedente».

Piazza del Mercato è pieno centro,
ma ha vissuto un processo di desertificazione
tipico delle periferie urbane

La scelta di piazza del Mercato come luogo di elezione per un progetto legato alle periferie urbane può apparire singolare se si considera che si tratta di un luogo centralissimo e dunque, almeno in apparenza, distante dal concetto di periferia. Le apparenze però, si sa, spesso ingannano, e se è vero che le piazze costituiscono una lente urbanistica particolarmente indicata per apprezzare le trasformazioni della società, ciò vale senza dubbio anche per la desertificazione sociale che ha investito e sta investendo – dati alla mano – con particolare accanimento l’Umbria e soprattutto Terni.

Da quando il vecchio mercato coperto ha chiuso i battenti per trasferirsi altrove, lasciando al centro della piazza solo i propri imponenti resti fisici in un edificio di acciaio, cemento e vetro, questo frammento di città è infatti una specie di non-luogo, da attraversare velocemente e con noncuranza. Come un brutto ricordo da rimuovere.

Del resto il vecchio edificio vuoto è al centro di un annoso contenzioso tra il Comune di Terni e la società Superconti, storico marchio locale della grande distribuzione ora passato in mano a Coop Centro Italia. Una diatriba ancora insoluta che condanna la struttura all’inattività, dove nessuno ci fa una bella figura.

Il gruppo Superconti non ha infatti ancora provveduto al pagamento di una tranche dell’edificio acquistato dal Comune, di cui l’ente pubblico mantiene comunque la facoltà d’uso. Il Tar dell’Umbria ha intimato di effettuare il pagamento a Superconti, che ha però presentato contro il provvedimento un ricorso di cui ancora si attende l’esito. Nel mentre, con il vecchio mercato chiuso da oltre un decennio e l’edificio che lo ospitava abbandonato a se stesso, questo spazio centralissimo a pochi passi dal salotto buono della città si è trasformato in uno degli emblemi del degrado periferico, con negozi che chiudono, una pressoché totale assenza di servizi e un senso di comunità che è andato via via scomparendo. Venuto meno il mercato che dà il nome a questo angolo di città è come se fosse svanita la ragion d’essere di questo luogo, esaurita la sua funzione sociale, sparita la sua anima. Una piazza rimasta tale solo nell’aspetto fisico, ma che ognuno ha vissuto per anni individualmente, da solo. Almeno fino al concerto dello scorso 21 ottobre: un punto di approdo e al contempo di partenza.

Tutti in piazza

«Abbiamo cominciato a ragionare di come sviluppare il progetto intorno ad aprile – raccontano ancora Marco e Caterina – inizialmente senza punti di riferimento. Così frequentavamo stabilmente la piazza per parlare con le persone, gli abitanti, i negozi. Le relazioni umane sono state la cosa fondamentale. Abbiamo anche scritto una lettera a mano depositandola nelle cassette della posta di tutti gli abitanti». Un gesto inusuale e dirompente come una irruzione situazionista volta a disperdere la coltre di stanca assuefazione al degrado.

Durante la fase organizzativa del concerto una delle prime cose fatte è stata l’attivazione di percorsi formativi nell’ambito della comunicazione, come l’ufficio stampa, ma nell’ottica di creare un collettivo partecipante in cui fossero gli abitanti a fare qualcosa in prima persona, non meramente di offrire un servizio.

È venuto poi spontaneo per entrambe le associazioni unire al “Concerto dai Balconi” le attività che ciascuna aveva nei propri programmi, come il nuovo bando per le residenze d’artista di Demetra e il murales di Arciragazzi. Progettualità autonome che si sono legate all’evento organizzato insieme come piccoli rivoli che affluiscono nel corso del fiume principale, potenziandolo e arricchendolo.

Demetra, in occasione del suo progetto dedicato alle residenze artistiche, ha portato a Terni una performer, un artista visivo e una danzatrice che hanno lavorato in piazza del Mercato per circa tre settimane; realizzato interventi creativi; organizzato la pulizia del vicino largo delle More – con giubilo degli abitanti della piazza che si sono uniti agli artisti –; effettuato partite di golf tra le buche della piazza asfaltata e allestito un museo domestico convincendo i residenti a mostrare un’opera d’arte che tenevano in casa, parlarne e spiegare perché la ritenessero importante. Un’operazione, quest’ultima, che ha creato un forte legame tra gli artisti e la piazza. «Mostrare un’opera d’arte che si ha tra le mura domestiche – fa notare Caterina, tra le ideatrici della cosa – significa infatti prima di tutto aprire le porte di casa propria: un gesto di fiducia, di cui c’è molto bisogno. Inoltre vuol dire esporre qualcosa di intimo e personale, raccontare storie che ne portano inevitabilmente altre costruendo senso e comunità».

Più o meno in contemporanea, Arciragazzi ha organizzato un workshop gratuito per la realizzazione di uno splendido murales insieme al collettivo Murales Lian di Bilbao. Un gruppo di artisti che ha realizzato un’opera di street art ripulendo, abbellendo e riqualificando con la partecipazione degli abitanti un pezzo della piazza ridotto a pubblico orinatoio, trasformando così un muro sporco e malandato in un attivatore di umanità. «Durante la realizzazione dell’opera murale – racconta Marco – la gente si fermava, faceva domande, I residenti scendevano a portare da mangiare all’artista che disegnava dicendo “bravi ragazzi, fate qualcosa”. La piazza si è così gradualmente trasformata nell’evento stesso, la cui preparazione è risultata una costante attivazione di partecipazione diffusa, anche meglio delle aspettative». Le due assemblee organizzate in preparazione del concerto per raccogliere le adesioni degli abitanti che avrebbero concesso il balcone per il concerto, svolte una di pomeriggio e l’altra di sera per assecondare le diverse esigenze di residenti e commercianti, non sono infatti state molto partecipate. Eppure alla fine sono stati addirittura rifiutati una decina di balconi, perché erano troppi e non bastavano più i musicisti.

In molti ci hanno dato la disponibilità
del loro balcone per far suonare le band
E ora ci chiedono di non andare via

«I processi partecipativi attivati – sottolineano Marco e Caterina – sono andati molto oltre le assemblee. Le persone magari non rispondevano agli appelli, poi ci incontravano e chiedevano “vi serve ancora il balcone? Del palazzo mio chi ve lo ha dato?”, lasciandoci un po’ sgomenti nello scoprire che molti tra loro nemmeno si conoscevano. Questa – proseguono – è una zona della città in cui nessun attore pubblico ha fatto più niente da anni, per cui siamo stati subito i catalizzatori di tutto: idee, proposte su come valorizzare la piazza e vecchi rancori mai sopiti. In tanti ci hanno chiesto “Perché non fate questo o quello?” E poi, ovviamente, “Perché non fate un partito?”».

Un messaggio importante, cifra distintiva di un’epoca in cui è sempre più evidente l’inadeguatezza della vecchia forma assembleare come mezzo per attivare la cittadinanza, mentre altre strade si aprono all’orizzonte.

A ulteriore riprova del tutto, mentre parliamo, un’anziana residente della piazza riconosce Marco e Caterina e si avvicina immediatamente per chiedere lumi sui lavori che stanno interessando un vecchio negozio. «Questo rumore viene da lì? Aprono? Chi ci viene?» chiede curiosa.

La presa del mercato

La questione cruciale, per tutta la piazza, ruotava (e ruota) tuttavia intorno al grande edificio in cui un tempo aveva sede il mercato coperto cittadino. «Lo vedevamo dall’alto, affacciandoci dai balconi, da sotto, tutt’intorno – racconta divertita Caterina riferendosi all’edificio. L’idea fissa, una volta cominciato il nostro percorso partecipativo in piazza, era di aprire quel grande scatolone grigio».

Durante l’estate, in Comune ha avuto luogo la prima riunione indetta per capire come fare a “prendere il mercato”, a cui hanno preso parte Demetra, Arciragazzi e tutti i soggetti interessati, dall’assessorato competente alla polizia municipale. La richiesta alle associazioni è stata quella di presentare un progetto che è poi stato approvato in Giunta all’inizio di settembre. Il 21 dello stesso mese, il Comune ha consegnato le chiavi della struttura alle due associazioni con la formula della co-organizzazione: qualunque cosa sarebbe successa in occasione dell’evento, sarebbe stata responsabilità degli organizzatori. Ottenute le chiavi, il momento che tutti stavano aspettando era finalmente arrivato: tutti dentro al mercato!

«L’ingresso – ricorda Marco – è stato incredibile. La cosa che subito ci ha colpiti è stata una sorgente all’interno della struttura, attorno alla quale si era addirittura creato un piccolo ecosistema acquatico. Una specie di fontana, sicuramente dovuta a una qualche perdita, dalla quale sgorgavano ininterrottamente 2-3litri d’acqua al minuto da quando il mercato è stato chiuso, più di dieci anni fa». «Quando siamo entrati – aggiunge Caterina – dopo due ore lo sapevano tutti in piazza. C’era moltissima curiosità ed era tutto un susseguirsi di “che avete trovato? Che cosa c’è dentro?”».

L’idea iniziale delle due associazioni era quella di utilizzare per l’evento solo il corridoio interno dell’edificio, strutturando la serata in tre diverse postazioni: i balconi dei palazzi per il concerto, la piazza (chiusa al traffico) per ospitare un piccolo mercatino di autoproduzioni locali e l’interno dell’edificio per alcune proiezioni e piccole performance. All’ultimo però i programmi sono stati stravolti improvvisamente, e non per volontà degli organizzatori.

Il Comune di Terni, nemmeno due giorni prima del concerto, ha infatti chiesto alle due associazioni di prendersi la responsabilità di dichiarare e firmare l’agibilità della parte della struttura mercatale che sarebbe stata utilizzata per l’accesso durante l’evento. Una richiesta a cui Demetra e Arciragazzi hanno deciso di non far fronte, dovendo così rinunciare a utilizzare l’interno dell’edificio e ripensare, nello spazio di una notte, l’organizzazione della serata. Talmente in fretta da non avere neanche il tempo di provare le luci (che, per la cronaca, hanno comunque funzionato benissimo).

Sulla serata e la sua straordinaria riuscita, ineguagliabile per qualsiasi grande evento organizzato dall’esperto di turno, è stato tanto detto e scritto, ma non è ancora tutto. Uscirà infatti un video dell’evento realizzato da Demetra e Arciragazzi e di piazza del mercato si parlerà ancora.

Nel percorso partecipativo che ha portato alla realizzazione del concerto sono state infatti raccolte tante idee e suggerimenti, e anche le associazioni che hanno organizzato l’evento hanno una loro proposta sull’utilizzo del vecchio mercato. Ne parleranno – ci assicurano – a tempo debito, forse proprio durante la presentazione del video.

Quello che è chiaro fin da subito è che la loro priorità sarà in ogni caso quella di valorizzare l’elemento partecipativo che si è andato strutturando attorno al mercato e alla sua piazza, non di ottenere uno spazio. Come recita il vecchio adagio zapatista: Para todos todo, nada para nosotros.

Il Concerto verrà replicato, ma non si sa dove. Forse saranno ancora i balconi di piazza del Mercato a ospitare musica e partecipazione, forse qualche altra periferia di Terni.

Le signore anziane della piazza chiedono di non essere abbandonate di nuovo – cosa che ci auguriamo non accada – ma è anche necessario che il piccolo grande percorso partecipativo che questo Concerto dai Balconi ha saputo innescare possa continuare a camminare da solo, stimolare e coinvolgere gli abitanti, costruire senso e comunità.

Si tratterà, in buona sostanza, di capire come i soggetti associativi protagonisti del percorso appena raccontato possano restare in questa piazza e proseguire il cammino iniziato, pur andando via da qui.

Insomma: non è che l’inizio.

In copertina, foto di Massimo Lesina. Le immagini della galleria sono tratte dalla pagina facebook "Concerto dai balconi".
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Marco Vulcano
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