Omphalos, associazione LGBTI di Perugia, si prepara alla Gaia Invasione del 30 giugno. “Fin quando non avremo gli stessi diritti degli eterosessuali porteremo in piazza il nostro Pride. Non potete pensare di costringerci a starcene nelle nostre case”

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Nell’epoca delle “Sentinelle in Piedi”, della paura infondata e inesistente verso il “gender”, dell’inno alla famiglia “naturale”, di un ministro della Repubblica che nega l’esistenza delle coppie omosessuali, ma anche del Pride 2018 che è ormai alle porte, sono andata a conoscere alcune/i attiviste/i dell’associazione Omphalos di Perugia.

“Io non posso rinunciare a essere come sono”

Omphalos LGBTI è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro con sede a Perugia che esiste dal 1992. Inizialmente si chiamava “Solidarietà Totale” e aveva sede a Ponte San Giovanni, dal 1996 al 2008 si sposta in via Fratti, fino ad arrivare all’attuale indirizzo di via della Pallotta, poco distante dal centro della città. Oggi i volontari e le volontarie attiv* sono circa 60, oltre ai membri del consiglio direttivo che sono 10. Pochi giorni fa ho incontrato Roberto Mauri e Lorenzo Benedetti che, grazie alla preziosa mediazione di un’altra attivista e parte del direttivo, Elisabetta Marzi, mi hanno accolta e si sono resi disponibili a farmi conoscere l’associazione. Appena entro mi guardo rapidamente attorno. L’ambiente è suddiviso in due piani: si accede da quello inferiore e, attraverso una scala contornata da cartelloni che pubblicizzano i lavori svolti da Omphalos sul territorio (campagne di prevenzione per le infezioni sessualmente trasmissibili, incontri per combattere le discriminazioni e molti altri), si arriva al centro nevralgico, dove si trovano gli uffici, dove si riuniscono i volontari e il direttivo e dove c’è anche una sala bar. Ad aspettarmi c’è Roberto che nella vita fa l’infermiere e per Omphalos è sia membro del direttivo che responsabile del gruppo cultura. Inizio col chiedere di descrivere Omphalos e lui risponde che “è un’organizzazione LGBTI (Lesbiche Gay Bisessuali Trans Intersex) attiva in Umbria da 25 anni e che ha due anime distinte e complementari: una di tipo ludico-creativo e una di impatto politico e sociale, i due aspetti sono importanti allo stesso modo”. Spesso – continua Mauri – i cosiddetti etero disinteressati ci definiscono un ghetto e si chiedono cosa ce ne facciamo, ad esempio, di un’associazione o di una discoteca LGBTI. Bene, l’associazione, come la discoteca, sono utili esattamente quanto lo è la cena sociale per i membri dell’Arcicaccia. La differenza è che il cacciatore può rinunciare ad andare a caccia, invece noi non possiamo rinunciare ad essere gay, lesbiche, transessuali, bisessuali e così via”.

“Perché abbiamo deciso di uscire”

Lo statuto costitutivo, all’articolo 4, elenca i fini dell’associazione, tra questi vi è la necessità di creare le condizioni per l’affermazione, la realizzazione e la visibilità della persona gay, lesbica, bisessuale, trans e intersex. A questo si aggiunge la lotta al pregiudizio e alla discriminazione in tutte le sue forme attraverso attività sul territorio per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Ma le attività al di fuori dell’associazione non sono sempre state presenti, come infatti spiega Mauri “fin quando la sede era in Via Fratti, le nostre attività erano interne, ad esempio il bar era aperto a* sol* soc* e c’erano degli eventi solo per loro. Non per questo, però, eravamo invisibili agli occhi di qualcuno o di qualcuna. Molte volte, infatti, ci siamo ritrovati a fare i conti con atti di vandalismo, ad esempio trovavamo la colla sulla serratura del cancello che dava sul vicolo, altre volte manifesti strappati, urina sui muri e cose simili. Da qualche tempo, invece, vista anche la situazione politica e sociale, ci siamo detti che era necessario portare le nostre attività anche al di fuori della sede, lo facevamo anche prima, ma erano situazioni piuttosto limitate a livello di visibilità. Oggi – prosegue Mauri – noi gestiamo l’evento Be Queer a Ponte San Giovanni che è una serata LGBTQI e non solo alla quale accedi senza tessera, con la tessera hai uno sconto, ma puoi partecipare anche senza. Oltre a questo, abbiamo anche il Gruppo Salute che si occupa delle problematiche legate alla sensibilizzazione e alla prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Lo sportello per il test HIV è qui da noi, in sede ed è aperto a tutti anche a chi non è associato”.

“Noi non insegniamo a essere gay”

Tra le attività che Omphalos svolge sul territorio c’è quella portata avanti dal Gruppo Scuola guidato da Giuliano e Pietro. In Umbria fino a pochi anni fa si era scatenato un vero e proprio movimento di opposizione alla cosiddetta “ideologia gender”. Quest’ultima, oltre ad essere inesistente, non va in nessun caso assimilata o confusa con gli studi di genere che, invece, come scrive lo psicologo Alessandro Taurino nel suo “Due papà, due mamme” (2016) si configurano come un campo interdisciplinare che indaga e analizza le matrici socio-culturali delle differenze sessuali, individuando e denunciando quei dispositivi discorsivi, culturali e socio-politici preposti alla legittimazione e riproduzione di processi di disparità tra uomini e donne, ma anche tra eterosessuali e omosessuali. Su queste basi è evidente anche che ogni società organizza la differenza tra uomo e donna (dal punto di vista dell’identità di genere) così come tra eterosessuale e omosessuale (dal punto di vista dell’orientamento sessuale) sulla base del riconoscimento di una differenza/distinzione che non riflette dati biologici o naturali, ma che si connota in realtà come il risultato di specifici processi di costruzione sociale, implicando il rimando a logiche di potere. “Il Gruppo Scuola – spiega Roberto – si sposta nei vari istituti umbri per realizzare progetti che educhino alla non discriminazione e non possono prescindere dalla collaborazione di insegnanti e genitori. Nonostante questo, da quando è scoppiata la balla del gender, è più complicato entrare nelle scuole, infatti, nella maggior parte dei casi riusciamo ad organizzare degli incontri durante le assemblee di istituto e solo alle Superiori. Ci sono state delle scuole – continua Mauri – che ci hanno permesso di entrare, ma non è facile perché se non si spiega bene su cosa verterà l’incontro o il progetto, il dirigente scolastico rischia di ritrovarsi ostacolato dalle famiglie di alcuni studenti o di alcune studentesse”. In proposito chiedo di illustrare l’approccio utilizzato dal Gruppo Scuola per ovviare a questo malinteso. “Ovvio – risponde Mauri – che se tu vai lì a fare reclutamento, a convincere e costringere ragazzi e ragazze che gay è più bello di etero, inevitabilmente fallisci. Diversamente, se tu vai a parlare di discriminazione, del fatto che la persona omosessuale, trans o intersex subisce proprio nella sua natura una discriminazione che è legata al pregiudizio, questo è diverso ed è quello che con Omphalos cerchiamo di fare. Sull’intervento a scuola c’è molto lavoro di equilibrio alla base”.

Le esigenze e i gruppi

Attraverso le parole di Roberto e consultando il sito dell’associazione ho avuto modo di conoscere le numerosissime attività sul territorio di cui avevo sentito parlare molto poco. C’è il Gruppo Giovani, il cui intento è quello di diffondere e promuovere l’informazione sulla situazione omosessuale dei giovani in Italia, nonché di offrire un valido confronto e un supporto stabile a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze che vivono quotidianamente il proprio essere omosessual*. Il Gruppo T, invece, è un punto di riferimento e di incontro per tutte/i coloro che si identificano come transgender. Mi preme inserire qui la notizia pubblicata recentemente dall’Organizzazione mondiale della sanità che elimina (aggiungerei un sonoro finalmente) dall’elenco delle patologie mentali (International Classification of Diseases – ICD) la transessualità (The post Internazionale, 19 giugno 2018).

Un’altra attività di cui Omphalos si occupa è la diffusione della cultura del rispetto, della tolleranza e delle diversità attraverso lo sport. Quest’ultimo può essere una scuola di civiltà, di libertà e di integrazione, ma purtroppo ancora oggi è alto il livello di omofobia e transfobia all’interno di molte discipline. Per queste ragioni nasce il Gruppo Sport, affinché questa attività sia accessibile, libera e priva di qualsivoglia barriera. Nello specifico, Omphalos organizza corsi di pallavolo e di nuoto aperti a tutt*. Da cinque anni l’associazione organizza l’Omphalos Tournament, il più grande evento sportivo LGBTI della regione Umbria.

Un altro gruppo è quello che si occupa di persone non udenti LGBTI che è attivo dal 2012. Sul sito si legge che tra le prime attività vi è stata l’organizzazione di un corso di Lingua italiana dei segni (Lis) per facilitare la comunicazione con persone non udenti per favorirne l’integrazione all’interno dell’associazione. Omphalos, inoltre, attraverso la collaborazione di giovani neo laureati e neo laureate in materie giuridiche, dà supporto a chi subisce delle discriminazioni mediante lo sportello legale. Questo servizio fornisce una prima consulenza su materie che riguardano i diritti LGBTI. Roberto ci tiene a sottolineare quanto il lavoro di quest* giovani, nonostante non abbiano molta esperienza professionale, sia animato da una preparazione e da una motivazione talmente grandi che fungono da risorsa preziosa per tutt*.

C’è inoltre lo sportello migranti gestito in collaborazione con l’Arci di Perugia che si occupa dei migranti Lgbti che chiedono supporto legale e/o psicologico per le discriminazioni subite. Sul sito viene segnalata la presenza di un gruppo di richiedenti asilo Lgbti che si incontra periodicamente per passare del tempo in un sereno safe place ed agire secondo dinamiche di auto-mutuo-aiuto su temi come il coming out e altri aspetti inerenti l’orientamento sessuale e l’identità di genere.Presso Omphalos non operano solo consulenti legali, ma anche una psicologa-sessuologa. Questa figura è a disposizione non solo di chi fa parte dell’associazione, ma di chiunque necessiti di un supporto nel percorso di coming out, accettazione, autostima e nel miglioramento della capacità di relazione nel mondo professionale e degli affetti. Il servizio è aperto anche a coloro che sentono il bisogno di confrontarsi sulle tematiche Lgbti, siano essi familiari, parenti o amici/amiche di omosessuali, che vivono una situazione di disagio. All’interno dell’associazione c’è anche LezGo!, il primo gruppo che si occupa di questioni legate alla cultura lesbica. Questo gruppo ha anche partecipato alla nascita della nuova associazione lesbica femminista italiana (Alfi) di cui Omphalos è fondatrice insieme a Napoli, Udine-Treviso e Bergamo. Su iniziativa di LezGo!, inoltre, nel 2016 nasce lo sportello antiviolenza Women4Women che collabora con l’associazione Libra..mente donna di Perugia. Il gruppo LezGo! ha svolto un importante lavoro di formazione delle operatrici e di formazione interna su tutto ciò che concerne la violenza domestica subita da donne lesbiche e bisessuali.

Pride

Una manifestazione dell’Omphalos a Perugia

Il successo del Pride

Prima di salutare Roberto gli chiedo di parlarmi dell’evento che è ormai alle porte, ovvero il Perugia Pride 2018. “Il Pride – risponde Mauri – arriva in questa città grazie al Gruppo Giovani di Omphalos. Circa sei anni fa con insistenza hanno spinto affinché si organizzasse un Pride. All’inizio la formula della parata non era convincente perché non c’era una storia di Pride a Perugia, quindi fino allo scorso anno utilizzavamo la formula del Pride Village. Di anno in anno l’evento ha avuto un successo sempre maggiore: circa 2000 persone solo nell’edizione 2017. Pensa che nel periodo del Pride, a Borgo XX giugno viene organizzata la Notte Rainbow per iniziativa spontanea dell’associazione Borgo Bello”. A questo punto dell’intervista chiedo a Roberto perché secondo lui c’è ancora chi si interroga sull’utilità del Pride, perché, nell’immaginario collettivo di molti e molte, esiste l’idea del Pride come momento per mettersi in mostra e ostentare qualcosa che sarebbe meglio che restasse tra le mura di casa propria. Chiedo di provare a rispondere a quelle che definisco provocazioni spesso provenienti da chi crede di sapere molto, se non tutto, sull’universo Lgbti, quando invece conosce ben poco. Roberto sorride e dice: “Non credo sia una provocazione, secondo me è una questione ragionevole, ma fino a quando mi chiederanno perché, allora c’è ragione di farlo. Questa è la ragione del perché non esiste un etero Pride, non ce n’è alcun bisogno, perché mentre a me che sono omosessuale tocca farti notare che dovremmo essere uguali nell’esercizio delle opportunità della società, gli/le eterosessuali non hanno bisogno di giustificarsi. A me tocca fartelo notare – prosegue – a te no perché quelle opportunità le hai già raggiunte e nessuno le mette in discussione, anzi. Ti dirò di più – aggiunge Mauri – mentre la rispettabilità di un omosessuale deve essere meritata, cioè fra le mura di casa tua fai ciò che vuoi, ma non venirmelo a dire che lo stai ostentando, l’eterosessualità viene ostentata costantemente perché è data per sottintesa. Se tu in metropolitana baci il tuo ragazzo nessuno ti viene a chiedere conto di cosa stai facendo, io invece corro questo rischio, poi può anche non succedere, ma sicuramente è più facile che succeda a me una cosa simile. Per questo, fin quando qualcuno chiederà che motivo abbiamo per scendere in piazza, tirare fuori le bandiere e sfilare, fino a quel giorno lì, io tiro fuori la bandiera e sfilo!“. Roberto con franchezza prosegue affermando che per tutte le ragioni di cui sopra “il bisogno di giustificare un atto di affetto, di amore e quello di andare al Pride è indotto; io non ho bisogno di andare al Pride, quel bisogno lì è di chi ha deciso che io non sono ragionevole se mi metto un tacco alto oppure bacio il mio ragazzo. Siccome tu hai questo bisogno, io sono costretto a farti vedere che esisto. Parliamoci chiaro, in un mondo ideale a te non dovrebbe interessare con chi vivo le mie relazioni, non dovremmo neanche essere qui a parlane. Il fatto che siamo qui a discuterne indica che c’è della malizia rispetto alle mie inclinazioni sessuali, cioè qualcuno uno sguardo tra le mie lenzuola glielo darebbe prima o poi, è stato deciso che un dato atteggiamento non è abbastanza ragionevole, per cui va giustificato”.

I bambini e le famiglie etero

Altra espressione che anima le conversazioni sul tema di giovani e meno giovani, che suona tanto di chiacchiera da bar ma che, invece, è tristemente ricorrente in qualsiasi ambito sociale, è quella che con un misto di rassegnazione e preoccupazione insieme recita: “Che facciano pure il Pride, ma almeno non portino i bambini!”. Roberto provocatoriamente ribatte “Fantastico! Ci sarebbe da chiedersi cosa sta dietro a questo pensiero. Ha ragione chi dice questa cosa, secondo me dovrebbero esserci due condizioni per un Pride proprio impeccabile: non dovrebbero esserci i bambini e tutti e tutte dovrebbero sfilare con la giacca e la cravatta, così i borghesi medi sarebbero felici. Peccato che invece la vita non è come piace a te o a me, la vita è come è”.

Mauri aggiunge ancora “la famiglia omosessuale ha dei margini antichissimi, però è diventata visibile l’altro ieri. I/le bambin* vengono abbandonat*, maltrattat*, abusat*, assistono alle violenze familiari, tutto il quadro della violenza infantile fino a qua è stato esercizio esclusivo della coppia eterosessuale. In più, si dice che gli omosessuali abbiano una sensibilità smisurata, e anche questo è falso, però quella sensibilità smisurata non è sufficiente quando si tratta di crescere un figlio o una figlia. Faccio notare, che ci sono ben quattro studi scientifici a livello europeo ed uno svolto in Italia dall’associazione degli psichiatri e degli psicologi, non collegati tra loro, che affermano che il rischio di avere un disturbo nella crescita di un bambino o di una bambina che cresce in una famiglia omogenitoriale è identico a quello di uno/a che cresce in una famiglia eterosessuale. La differenza sta nelle ragioni che conducono al disturbo: nel primo caso possono scaturire dall’ambiente omofobico circostante che favorisce atti di bullismo in questo senso, ma che non è necessario che ci sia”.

Salutato Roberto, che dopo un caffè al volo, scappa a riposare prima del turno di notte al lavoro, è il momento di scambiare due parole con Lorenzo Benedetti, altro membro del direttivo, responsabile della comunicazione e direttore artistico del Be Queer (è opera sua la meravigliosa locandina del Pride 2018).

“In Omphalos sei libero”

Lorenzo mi parla di Omphalos attraverso la vision dell’associazione, descrivendola come “un gruppo di persone che lavorano per cercare di garantire a tutt*, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dalle discriminazioni, le stesse modalità di accesso alla felicità. Questo si concretizza nella pratica con tutte le attività di cui hai parlato con Roberto”. Inoltre aggiunge “l’aspetto che mi ha spinto ad entrare a far parte di questo gruppo è il fatto che ad Omphalos sei libero di dare quello che puoi in termini di impegno, c’è un ampio spettro nelle modalità di partecipazione, c’è libertà. In più, questo movimento fa della rottura degli schemi precostituiti imposti dalla società il suo punto di forza”. Benedetti, che è estremamente attento all’uso delle parole, cerca sempre di utilizzare un linguaggio neutro nei suoi discorsi, ci tiene a puntualizzare che da Congresso Omphalos è un’associazione LGBTQIA+ sigla che rappresenta nell’ordine:

Lesbiche, Gay, Bisex, Trans*, Queer, Intersex, Asessuali, infine il simbolo + indica l’inclusione di qualsiasi altra sfumatura esistente non assimilabile a nessuna delle categorie citate.

Con Lorenzo mi soffermo in modo particolare sul Pride, parliamo del programma, dell’idea alla base della manifestazione di quest’anno anche perché è uno degli attivisti che ha contribuito a stilare il documento politico dell’evento (il testo integrale è reperibile sul sito dell’associazione). In proposito afferma “l’esigenza del Pride di quest’anno è quella di dimostrare la necessità di una battaglia trasversale, sia delle identità che compongono la nostra comunità, ma anche di altre. È necessario portare avanti più istanze allo stesso tempo. Il Pride ha un valore culturale all’interno di tutta la società, intende portare alla luce tutte le problematiche nascoste, non solo quelle che si riferiscono all’universo LGBTI. Ad esempio il problema dell’accessibilità, delle barriere architettoniche, dell’educazione sessuale ai disabili che è ancora spesso ignorato, ma resta un bisogno delle persone e come tale non può essere non essere considerato. Tema centrale di quest’anno è quello dei/delle migranti LGBTI che scappano dal loro paese non solo per il conflitto, ma anche per le discriminazioni o addirittura per sfuggire alla morte perché non liber* di amare e mostrarsi come credono. Raccontano storie di estrema sofferenza e lo sportello migranti ha un grande accesso con bisogni sempre emergenti ed eterogenei. Con il documento politico stilato per il Pride 2018 – continua Lorenzo – vogliamo rendere note le finalità della manifestazione. Il termine invasione è utilizzato spesso dalla destra xenofoba contro gli immigrati, i diversi, è una parola che alimenta odio, discriminazione e omofobia. Noi la utilizziamo per il Pride, da qui la Gaia Invasione, per affollare Perugia e riempirla di colori e allegria, per mostrare le diversità con la speranza di poter vivere un giorno in una società libera e accogliente, che sappia riconoscere il razzismo e la deumanizzazione e che li combatta”. Con gli occhi che brillano di passione e impegno Lorenzo continua sostenendo che “il Pride è una celebrazione di tutte le nostre favolose differenze, è una manifestazione alla quale chiunque è invitato a partecipare ed è di molte più persone rispetto a quello che si possa credere. È delle donne, delle persone trans, di chi non ha un lavoro, delle persone immigrate, di chi è disabile, di chi viene giudicato ed escluso perché non conforme ai canoni estetici che la società impone, di chi non si riconosce in nessun genere, di chi è sieropositiv* e di chiunque altr* voglia prendere parte ad una giornata di festa e libertà”.

Il programma del Perugia Pride

Il Pride di quest’anno prevede una parata per il centro storico di Perugia che partirà il 30 giugno alle ore 15 da Piazza Grimana e si concluderà ai Giardini Carducci, dove ci sarà un dibattito pubblico sui temi oggetto dell’evento. La settimana è ricca di eventi che sono un preludio alla Parata: giovedì 28 alle ore 18 si terrà presso Umbrò un dibattito sulle famiglie omogenitoriali con l’associazione Famiglie Arcobaleno, venerdì 29 verrà organizzata la Mezzanotte Arcobaleno a Borgo Bello. Il 30, dopo la Parata, la giornata proseguirà con la proiezione del film Priscilla – Regina del deserto (alle 21 ai Giardini del Frontone) e con il Be Queer a Ponte San Giovanni. Giornata conclusiva per il Pride 2018 sarà il 1 luglio, quando alle 21 ci sarà l’elezione di Miss Drag Queen Umbria 2018 ai Giardini del Frontone (per altre informazioni più dettagliate si può consultare il sito www.perugiapride.it).

Concludo chiedendo a Lorenzo, così come ho fatto con Roberto, di rispondere a chi sostiene che un Pride non è necessario e soprattutto non è necessario che vi prendano parte i bambini. Lui afferma che “l’essere privilegiato in una società porta a chiedersi il perché del Pride, la maggioranza decide e la minoranza deve sottostare alle sue regole. La parata e l’ostentazione sono necessarie perché provocare significa rompere uno schema precostituito e dimostrare che esiste anche altro. Questo evento diventa uno strumento forte per dire io ci sono e sono così. Poi c’è la questione della provocazione del Pride, che in realtà non è poi così veritiera. Il mito del Pride pieno di gente nuda è falso, in quanto la situazione è trasversale. C’è gente che ama ostentare un certo di tipo di abbigliamento, magari più appariscente, e chi no, o chi ama la nudità e chi no. La cosa che importa a noi è che ognuna di queste persone si senta libera di esprimersi come meglio crede”.

Sulla partecipazione dei bambini e delle bambine risponde “i/le bambin* stanno al Pride perché esistono persone che non sono eterosessuali, non esistono colori esclusivamente adatti per un bambino e altri per una bambina, così come i giochi. I/le bambin* dal Pride possono apprendere la libertà di essere se stessi senza imposizioni e non necessariamente uno o una di loro che viene al Pride diventerà omosessuale…anche se, qualora fosse, non vedo dove sia il problema”.

In copertina, la locandina del Perugia Pride 2018
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Cristina Burini
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