Se ci vuoi sostenere, contattaci, grazie!

In questi giorni, e non solo, c’è chi parla di “invasioni barbariche” e del fatto che “noi” stiamo aprendo i confini a orde di persone che poi alla fine non faranno altro che “conquistarci”. Il santone a cui ci si appella, di solito, è Oriana Fallaci. Ma le nostre, di invasioni barbariche, ce le dimentichiamo? Le colonie, dove abbiamo sterminato, torturato, mozzato mani ai bambini per punizione e teste ai nemici, organizzato zoo con famiglie “negre” in esposizione, rivoltato come calzini e distrutto culture ancestrali, per andarcene tagliando con forchetta e coltello confini che hanno creato solo una marea di problemi. E parliamo di sei-sette decenni fa, che per la Storia è come dire un minuto. E le guerre democratiche di Bush e co. (Obama compreso); la continua e attualissima razzìa delle risorse del “Terzo Mondo”; la vendita spietata di armi a regimi che distruggono ospedali; il come trattiamo e come vengono considerati i migranti e le seconde e terze generazioni. Il campionario è vastissimo, e sì, molto barbaro. E tante di queste cose non sono peggiori, meno codarde, meno infami di un auto a tutta velocità in una via ipertrafficata e perfino di una testa tagliata dai barbuti (l’abbiamo fatto anche noi, diverse volte, “italiani brava gente“, nelle nostra fantastica esperienza coloniale in Africa).

Che cosa pretendiamo? Inchini e saluti, genuflessioni e ringraziamenti? Chi semina vento raccoglie tempesta. Quanti morti ammazzati “innocenti” ci sono stati, in Iraq o in Afghanistan o in altri paesi, sbrindellati dalle nostre bombe? Sono diversi da quelli delle Ramblas? Forse “loro” non sono tanto più barbari di “noi”. Fa una tristezza immensa pensarlo, ma probabilmente è una semplice (mica tanto) considerazione di fatto.

“Noi” per primi (non tutti, per fortuna) consideriamo (chi sotto-sotto, chi sopra-sopra) non solo diversi (che è normale, mica siamo tutti uguali), ma proprio inferiori, peggiori, sub-sviluppati, brutti-sporchi-e-cattivi “loro”: qui, oggi, a quest’ora, nelle nostre città, nei nostri condomini, nelle nostre strade dove li incrociamo, nelle trasmissioni televisive che guardiamo, nei negozi di kebab che ci fanno turare il naso, nei sandalacci che portano e che immaginiamo immagazzinino una quantità insondabile di puzza di piedi, ben più forte della nostra. Di nuovo: che pretendiamo? E, più nello specifico, la violenza, gli assasinii, le sofferenze inflitte, l’uso delle armi, gli attentati, le bombe, il sangue che scorre, le “crociate” (che cos’è una guerra fatta per “esportare democrazia” se non una crociata del XXI secolo?) non sono una “loro” esclusiva, tutt’altro.

Non ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Certo, le vittime e i carnefici sì. Ma vittima è sia chi è andato sotto il furgone nelle Ramblas, sia chi è morto per una bomba sganciata “male” in Iraq; e carnefice è sia chi guidava il furgone, sia chi l’ha buttata, quella bomba. Il “loro” odio non nasce (non solo e non tanto) per fanatismo religioso: semmai, la religione, come tante altre volte è accaduto, fornisce a quell’odio un’ottima divisa da indossare e un formidabile apparato ideologico. Il “loro” odio non nasce per caso o per follia o per sub-sviluppo umano e culturale. È reciproco. Perché i piedi puzzano anche a noi. E lo sporco tra le dita ce l’abbiamo anche noi, e fa schifo lo stesso.

Nella foto di copertina, Vincent Cassel nel film "L'odio". Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=3620124

 

Ugo Carlone
Scrivi un commentoCommenti (1)
  1. Fiorella Soldà 23 agosto 2017 at 12:26

    Condivido tutto. Mi sarebbe piaciuto un piccolo approfondimento su Oriana Fallaci, dal momento che è stata citata (libro cui ci si dovrebbe riferire, effetto “sferzante” su molti lettori o critici, novità della sua presa di posizione, il significato da dare al monito – che a mio parere è determinante per capire quel che scrive-) . Per il resto, parte quasi totale: benissimo. Mi piace assai.

    ReplyCancel

Lascia un commento