L'idea è semplice: finanziare con i proventi di un libro la pubblicazione di quello successivo. Le Libere Edizioni delle Polveri sono un progetto editoriale nato “dal basso” che cerca di dare voce a chi nei circuiti classici non ce l'ha. In nome dei diritti sociali, primi fra tutti quelli alla salute e alla verità.

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Maria Cristina Garofalo*

È necessario lasciare “segni” e tramandare storie. La potenza dell’azione che produce cambiamento è direttamente proporzionale alla conoscenza e alla consapevolezza, alla possibilità di diffusione dei suoi contenuti. Il fatto è che la narrazione degli eventi è, perlopiù, scritta e interpretata da chi comanda, amministra, gestisce l’informazione. La regola circolare ed autoalimentata dei sistemi consumistici complessi volti a generare consenso, suona così: “ipnotizzo con la parola > seleziono le informazioni > modello la storia > fidelizzo”. Il consumatore viene consumato dalla sua stessa (indotta) voglia di omologazione. È un eterno ritorno, un cerchio perfetto a cui risulta difficile sottrarsi e da cui è arduo uscire con ancora integra la capacità di valutazione e orientamento. Un koan da risolvere. Per diffondere informazione e rendere consapevoli occorre avere risorse, strumenti e veicoli adeguati e pervasivi (“pervasivo”, spesso fa rima con “persuasivo”, per via della ridondanza nella somministrazione dell’informazione strategica per la sua penetrazione e stabilizzazione), ma questi strumenti, sono esclusivamente nelle mani del potere. Sembra non vi sia scampo per chi produce, elabora diversa/mente.

Eccoci al punto: chi come noi milita in comitati, associazioni, attiva azioni dal basso, sa perfettamente che la difficoltà prima che si incontra è come raggiungere le ampie fasce di popolazione non ancora partecipi e consapevoli. La stampa solitamente non ci ama, le rare eccezioni in cui diventiamo visibili sono quelle in cui, ad arte e strumentalmente, si genera casino. Diventiamo visibili ai media solo se ci scappano situazioni sopra le righe, se non addirittura, il morto (che guarda caso sta sempre dalla stessa parte della barricata). Nella quotidianità pacifica e generosa del nostro operato, della cultura che produciamo, dei saperi di cui siamo portatori, nessuno parla o si interessa. Restiamo invisibili, preclusi e reclusi nei nostri circuiti. Con noi una larghissima fetta di verità storica mai narrata e occultata dentro fascicoli polverosi tenuti sotto chiave in archivi spesso privati. Certo è che la rete, la sua capillarità, la sua gestione diretta, oggi aiuta a diffondere informazioni, condividere contatti, creare eventi, ma quanti pezzi di verità ci siamo persi prima di arrivare a questo? Quanti uomini e donne che hanno vissuto queste nostre terre, aspettano ancora di avere voce, di raccontare la loro storia? Quanto del nostro presente possono spiegarci queste voci del passato?

Nasce così, dalla suggestione di un nome, di un capitolo di bilancio di una delle fabbriche che più hanno scritto il nostro destino e ammorbato il nostro territorio, quello ternano e della Valnerina, e di Papigno in particolare, la voglia di (ri)scrivere la nostra storia di “Impolverati”. Così ci chiamavano i padroni della Calciocianamide che ci rendevano tali, e che in pochi anni (i primi dieci del Novecento), rubarono e distrussero la nostra terra, rapinarono la nostra acqua, ammorbarono la nostra aria, distrussero la nostra identità culturale, paesaggistica, naturale, lasciando dietro di sé solo scorie, veleni, contaminazioni perenni. Tutto con il silenzio-assenso, se non il beneplacito complice della politica locale. Allora come oggi: Impolverati!

Nel settembre del 2015, dopo una “Passeggiata devastante” organizzata dai comitati della Conca ternana, lungo il sentiero che costeggia la rupe di Papigno e delimita la discarica dell’ex fabbrica di calciocianamide (che è un Sin, Sito di interesse nazionale), decisi che era ora di occuparsi “storicamente” e sistematizzare tutto quello che le persone che lì vivevano e lavoravano avevano passato. Dopo mesi di frequentazione dell’archivio storico di Terni e, poi, di quello privato della ThyssenKrupp (per cause di forza maggiore, visto che il fondo era stato richiesto dalla multinazionale tedesca, sua ‘legittima’ proprietaria), a maggio del 2016 esce il primo titolo di quella che diventerà la nostra Collana: “Gli Impolverati”.

Il volume è da me autofinanziato, e parlando con gli amici che mi hanno coadiuvato nelle ricerche e sostenuta nel progetto, decidiamo che i proventi della vendita vadano in un fondo comune che serva per finanziare il successivo, e così via, in un circuito virtuoso in cui nessuno guadagna nulla, ma ogni studio finanzia il successivo. Il nostro obiettivo è quello che descrivevamo all’inizio: portare alla luce, far affiorare e mettere a disposizione di tutti, conoscenze, competenze, saperi, informazioni che riguardino lo stato di salute e le condizioni/trasformazioni ambientali della Conca Ternana. Siamo già al secondo titolo: dopo i ‘miei’ “Impolverati”, pubblichiamo il dossier “Inceneritore Anonimo”, del Comitato No Inceneritori di Terni. Con Andrea De Santis e Fabio Neri (e Federica Fioretti alla grafica), decidiamo allora di dare vita alla Collana delle Libere Edizioni delle Polveri, un’esperienza ed un percorso collettivo nati, cresciuti, alimentati dalla nostra militanza, dall’impegno attivo e costante in difesa dell’ambiente naturale, dei diritti sociali, primi fra tutti quelli alla salute, e alla verità.

Non è un caso che tutto nasca con “Gli Impolverati”. Il microcosmo descritto e riportato in vita è una metafora di quanto su larga scala avvenne agli inizi del ‘900 in tutta Europa, con l’industrializzazione, e che oggi continua a perpetrarsi a livello mondiale con il land grabbing. Dalla ricerca d’archivio abbiamo estrapolato e ricucito insieme in un puzzle allucinante come vennero trattate le popolazioni, i singoli individui, gli abitanti e gli operai, e anche – perché no? – gli stessi viaggiatori che da secoli percorrevano la nostra valle delle meraviglie. Abbiamo verificato il negazionismo che allora come ora le classi dirigenti (industriali e politiche) perpetravano impunemente e facilmente stante lo stato di semi analfabetismo in cui versava la gran parte della gente. Una sola voce si levò, ma come sempre fu derisa e sbeffeggiata dal potere, una voce autorevole e scientifica: il professor Trottarelli, chimico, responsabile dell’ufficio d’igiene comunale, che rischiò persino la chiusura. A fronte dei suoi dati inconfutabili sulle ceneri e i gas che si levavano dalla fabbrica e si depositavano nei polmoni delle persone e sui prodotti della terra, da prezzolati medici e periti di parte venne opposto il fatto che fossero le auto che transitavano in Valnerina (nel 1903!) ad alzar polvere, e che i grammi misurati sulle foglie dei peschi e sui frutti erano senza dubbio sbagliati nella posizione delle virgole. Difficile anche commentare e credere che sia vera una simile ingiuria all’intelligenza e alla decenza. Finì tutto in 10 anni scarsi e con una convalidata tesi secondo cui gli operai si ammalavano perché privi di igiene e alcolizzati, e la terra non produceva più perché i contadini non avevano più voglia di curarla. Detto ciò, chi si ammalava veniva licenziato con liquidazioni ridicole, e ai coltivatori venivano riconosciute somme che non coprivano nemmeno il costo dei raccolti andati a monte. A leggere le lettere di richieste di risarcimento per le polveri, per esempio quelle che cominciavano a cadere anche a seguito dell’insediamento delle Acciaierie, sembra di sentire le descrizioni di oggi degli abitanti di Prisciano (quartiere alla periferia di Terni, ai margini dell’acciaieria, alle prese da anni con il problema delle polveri, ndr). Nel corso degli anni, fino ad oggi, nulla è cambiato, solo peggiorato e aggravato da cumuli di scarti industriali che hanno fatto crescere montagne laddove era la nostra fertile e meravigliosa pianura.

Fabio Neri e il Comitato No Inc, con la seconda pubblicazione “Inceneritore Anonimo”, hanno idealmente raccolto il testimone e portato a compimento un pezzo della storia: lo smaltimento dei rifiuti, il business, gli interessi di pochi a discapito di quelli della popolazione, della stessa salute. Ecco, potremmo dire che gli inceneritori e la stolta politica amministrativa negazionista e complice che governa la città di Terni, mettono proprio una pietra tombale sul diritto di vivere in un ambiente sano, e sul recupero e riqualificazione del territorio.

*Redazione Libere Edizioni delle Polveri

In copertina, lo stabilimento di Papigno agli inizi del novecento
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Maria Cristina Garofalo
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