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In questo inizio di millennio, spesso, soprattutto nelle discussioni sui social, ci viene chiesto quale sia la nostra soluzione concreta per affrontare problemi epocali che interessano vari strati della popolazione e che possono essere problemi sistemici. Elemento preesistente nelle discussioni politiche da quando ho memoria, ma che si manifesta con tratti di novità. Dico “possono essere sistemici” perché se provi a proporre un cambio di sistema, perdi concretezza e dunque esci dal campo della discussione. Soluzioni concrete a problemi epocali; o scrivi la storia o non hai peso nella discussione.

Nel mix di teoria e pratica che ha caratterizzato il mio mezzo secolo di vita ho maturato alcune certezze per cui ho una soluzione per costruire parti di una casa in modo più funzionale e salutare per chi ci abiterà e per chi la costruisce, e riesco a progettare un percorso di educazione ambientale secondo il manuale del provetto costruttivista. A domande specifiche che implichino problematiche su questi temi sono convinto di poter proporre soluzioni realizzabili ed efficaci. Se mi chiedono come penso di risolvere il problema della mafia, delle migrazioni, dello sfruttamento, del riscaldamento globale, della sovrappopolazione ho delle idee e delle indicazioni dovute ad un sistema politico-valoriale che deve orientare scelte individuali e collettive; questo ti fa perdere concretezza ed uscire dal campo di gioco? Forse, hai l’obbligo di declinazione che può far perdere la visione complessiva ed orientarti verso una concretezza che coincide con errore, ma la memoria è corta.

La soluzione giusta è dire ciò che gli altri si aspettano in questo periodo. Cioè, alla domanda “che fareste per risolvere i problemi dell’immigrazione?” la risposta giusta è “chiudo i porti”. Come in una specie di gioco in scatola con le carte in cui dopo qualche partita ricordi le risposte giuste. Se provi a far notare che la domanda calzante per quella risposta era “cosa faresti per non far arrivare i migranti?” inizia un percorso tortuoso in cui il pensiero in pillole dei grandi rivoluzionari è utile ad una sorta di riduzionismo lessicale che è riduzionismo di pensiero. Si torna allora alla domanda complessa che indica un problema strutturale e si torna a pretendere la soluzione concreta, si riparte dal via, per restare nella metafora giocosa.

Alla fine, per noi che non abbiamo così tante certezze se non quella che questo sistema produce diseguaglianze, si palesa una possibile soluzione concreta che ci consente di uscire dal labirinto delle nostre imprecisioni, “perché non li prendi a casa tua?” o “perché non vai a salvarli a casa loro” (tema immigrazione, ma vale per ogni altro possibile ragionamento). Non vale la scienza, non valgono i dati, non valgono le teorie di altri portate a rinforzo della propria idea; o soluzioni concrete scritte nel retro delle carte del gioco o fine della discussione e inizio dello “gnegnegnegnegne tu sei più stupido di me”. Coloro che ti chiedono certezza hanno certezza, “assumiti tu per te stesso questi compiti gravosi e non coinvolgerci”, tra il serio e l’ironico di maniera sanno dove si annida il marcio e propongono la concretezza.

A quelli che si identificano con la mia carenza di soluzioni auguro di rimanere abbastanza presuntuosi, almeno quanto me. Presuntuosi a tal punto da poter sostenere che la discussione libera, lo studio e l’approfondimento, il confronto, il lavoro collettivo sono i meccanismi attraverso cui cercare le soluzioni. Chi condivide una idea di mondo approfondisce temi differenti per inclinazione o sperimentazione diretta per cui su certi argomenti si delega lo studio e la proposta ad altri che la vedono come te, da lì si parte per una visione complessiva che consente di affrontare concretamente i problemi accostando approssimazione e fatica. Le carte con le risposte brevi scritte dietro le lasciamo alle nuove e vecchie maggioranze proprio perché abbiamo l’ambizione di poter diventare maggioranza senza diventare simili a loro.

 

Foto di copertina tratta da www.pixabay.com.
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Sanni Mezzasoma
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